Banchiere di provinciaPiù leggi non significa più giustizia

Sarà anche vero che piccolo è bello; di certo è molto faticoso. Chiedere alle PMI, che lamentano il peso delle tante norme e della burocrazia, ma anche alle piccole banche, come la mia, che in soli...

Sarà anche vero che piccolo è bello; di certo è molto faticoso. Chiedere alle PMI, che lamentano il peso delle tante norme e della burocrazia, ma anche alle piccole banche, come la mia, che in soli cinque anni si sono viste piombare addosso qualcosa come 400 leggi, norme e provvedimenti nuove di zecca. Non è difficile crederlo, del resto. La proliferazione di regolatori e legislatori in materia creditizia e finanziaria, infatti, è a livelli ormai patologici. Voilà la formazione sul campo di gioco: Comitato europeo per il rischio sistemico, Comitato unico di risoluzione delle crisi, Comitato di Basilea, Eba, Vigilanza unica BCE, Financial Stability Board, Organismo contabile IAS, Commisione UE, Parlamento Strasburgo, Esma, oltre, naturalmente, al legislatore italiano e all’Autorità di vigilanza italiana. Tutti questi organismi sono impegnati a produrre norme, codici e leggi che diventano circolari da leggere, studiare e, va da sé, rispettare. Un carico di lavoro immane che investe, indistintamente, tutte le banche, ma che, come intuibile, finisce per gravare di più sui soggetti piccoli, con strutture di gran lunga più limitate rispetto alle grandi dimensioni. E tralascio poi le difficoltà interpretative, che generano non poche incertezze. Ma una banca non è, per definizione, un covo di legulei che notte e giorno compulsano norme; è un’azienda. E un’azienda, sempre per definizione, deve essere focalizzata sulla produzione del reddito. Domanda: come fa, una piccola banca come una piccola impresa, se deve dedicare tante professionalità ed energie alla giurisprudenza e alla burocrazia? Vecchia domanda mai passata di moda: le leggi devono essere d’aiuto alle attività imprenditoriali; perché, concretamente, si rivelano degli ostacoli? A chi giova una situazione di questo tipo? È la produzione di reddito dell’economia reale (ossia l’attività delle imprese) che si traduce in benessere diffuso e in stabilità sociale per le comunità la sola possibilità di garantire un futuro sostenibile. Mi hanno insegnato che le leggi sono un mezzo e non un fine e che moltissime leggi sono la misura di uno Stato pessimo. Dal mio osservatorio posso dire che più leggi non equivale a maggior giustizia. Tutt’altro.

Ps. Mentre scrivo, m’imbatto nella grottesca vicenda Fincantieri, una multinazionale da 1,8 miliardi di Euro di ordini, che si ferma per un cumulo di ferraglia che non è chiaro come smaltire…come volevasi dimostrare

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