Banchiere di provinciaEcco chi non vuole la banca made in Italy

Giorni caldi sul fronte bancario. L’elenco è nutrito. Si va dalle perdite dei titoli del credito sui listini all’ipotesi di bad bank, dagli occhi della BCE sulle sofferenze degli istituti italiani ...

Giorni caldi sul fronte bancario. L’elenco è nutrito. Si va dalle perdite dei titoli del credito sui listini all’ipotesi di bad bank, dagli occhi della BCE sulle sofferenze degli istituti italiani all’imminente decreto del Governo sulla riforma del Credito Cooperativo. Eppure, in quella che è stata definita una tempesta perfetta, io vedo un faro. Parlo di quello che mi interessa direttamente e che mi rende intimamente orgoglioso; l’assetto futuro del sistema delle BCC che vedrà la creazione di un unico gruppo bancario.

Perché se è vero come è vero che si è raggiunto un accordo tra i componenti del Credito Cooperativo a livello nazionale salvaguardando i punti dell’autoriforma proposta dalle BCC al Governo, stiamo assistendo alla nascita di qualcosa di estremamente positivo.

Non svelo un arcano se dico che tra le paure più diffuse fra i cooperatori di credito italiano in questi mesi vi fosse quella di veder partorire una proposta che, di fatto, uniformasse il Credito cooperativo agli altri istituti di credito nazionali. Un timore fondato, perché le logiche che strutturano l’azione delle Bcc sono completamente diverse da quelle dei big del Credito. Adesso esiste la possibilità concreta di assistere alla nascita di quella che sarebbe l’unica banca totalmente italiana, che opererà soltanto nel nostro Paese e che si potrà contrapporre nei fatti al modello di turbo finanza anglosassone.

Adesso esiste la possibilità concreta di assistere alla nascita di quella che sarebbe l’unica banca totalmente italiana, che opererà soltanto nel nostro Paese e che si potrà contrapporre nei fatti al modello di turbo finanza anglosassone.

Abbiamo assistito tutti ai sobbalzi spaventosi dei titoli bancari in questi giorni. Ebbene, secondo voi chi ha venduto, se non i grandi fondi stranieri che sono anche, tra l’altro, soci di peso delle stesse banche grandi italiane? Se così fosse – Andreotti docet- sarebbe la prova provata del loro interesse per il sistema del credito italiano: un’ulteriore dimostrazione insomma del fatto che considerano le banche italiane una semplice pedina nei loro schemi di gioco globali.

Propria alla luce di misfatti come questi si può presentare una grande opportunità al mondo del Credito Cooperativo. Un opportunità che si potrà cogliere se per le BCC non andrà in porto il modello Credit Agricole. Mi sento di poter dire che questo modello, paventato da Renzi, non dispiaccia affatto alle big del credito italiane. Il motivo è semplice: se le BCC diventassero una banca unica (invece di continuare a conservare gradi di autonomia differenziata sotto il controllo di una capogruppo) si snaturerebbero, perderebbero il loro quid, la loro ragion d’essere. Perderebbero quella presa diretta sui territori dove sono nate, cresciute, dove hanno costruito relazioni e sostenuto lo sviluppo delle imprese e i progetti di vita delle famiglie.

…se le BCC diventassero una banca unica (invece di continuare a conservare gradi di autonomia differenziata sotto il controllo di una capogruppo) si snaturerebbero, perderebbero il loro quid, la loro ragion d’essere. Perderebbero quella presa diretta sui territori dove sono nate, cresciute, dove hanno costruito relazioni e sostenuto lo sviluppo delle imprese e i progetti di vita delle famiglie.

Le banche, tutte, in questi anni hanno preferito dedicarsi, e con molto profitto, alla finanza rispetto ai rischi dei più tradizionali impieghi. Ma alla luce della curva dei tassi attuale conviene tornare a far credito; e allora cosa c’è di meglio che togliere di mezzo le concorrenti più pericolose, quelle BCC che nel frattempo non hanno mai smesso di fare, in silenzio, il lavoro di vere banche al servizio dell’economia reale? Tutt’altra musica se passerà la proposta di autoriforma di Federcasse: a una maggiore disponibilità di risorse del gruppo si aggiungerà quel patrimonio di conoscenza del territorio che soltanto le BCC possono vantare. Sarebbe una banca made in Italy, ma, soprattutto, for Italy. E i fondi stranieri, quelli impazienti, possono pure aspettare fuori.

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