Ego politicol’Italicum è stato condannato (con la condizionale)

la megasentenza sull'Italicum è arrivata: la legge elettorale promossa da Renzi e Boschi è stata rigettata dalla Corte Costituzionale nelle parti del ballottaggio e delle candidature plurime. Se il...

la megasentenza sull’Italicum è arrivata: la legge elettorale promossa da Renzi e Boschi è stata rigettata dalla Corte Costituzionale nelle parti del ballottaggio e delle candidature plurime. Se il primo era una novità (e ora sappiamo che non si può fare un ballottaggio di lista nazionale) le seconde sono una riproposizione di quel che c’era nel porcellum (che come il porco, evidentemente non si butta via). Quelli che dicevano che l’Italicum sarebbe stato “segato” avevano quindi ragione.

In coerenza con la sentenza sulla legge elettorale porcellum firmata all’epoca dal leghista Calderoli, la Corte Costituzionale ha salvato il premio di maggioranza al primo turno per la lista che dovesse superare il 40 per cento. Ora abbiamo due leggi diverse per Camera e Senato ma parzialmente compatibili: sta ora al Parlamento decidere di armonizzarle oppure farne una nuova.

Il rischio, come qualcuni aveva paventato, è ora che si possa decidere di dare un premio di maggioranza del 10-15 per cento alla prima lista, oppure regalare più seggi alle forze politiche con più voti. L’unico Stato che prevedeva un premio di maggioranza oltre all’Italia, stiamo parlando della Grecia, lo ha eliminato per volontà della maggioranza guidata da Alexis Tsipras ma entrerà in vigore tra due elezioni.

Peggio di un proporzionale che non dà una maggioranza dopo il voto (che poi è come accade normalmente in Europa) sarebbe un premio di maggioranza che distorce completamente il panorama politica. E’ stata una delle piaghe in Grecia, che ha lasciato per decenni conservatori e socialisti al potere godendo di rendita, poiché solo una forza politica poteva tentare di battere l’altra e godere del premio di maggioranza per governare da sola, un po’ come voleva fare Renzi con l’Italicum.

Abbiamo perso l’occasione di far ritornare il Mattarellum, che prende il nome dall’attuale presidente della Repubblica, Bersani non ha voluto fare un accordo con Berlusconi per avere un sistema a doppio turno di collegio in cambio di un sistema semipresidenziale (ammesso che il leader di Forza Italia fosse stato in grado di accettare una seria riforma istituzionale), ora non resta che incrociare le dita e pregare che non venga commessa l’ennesima sciocchezza da parte delle forze politiche.

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