Alta Fedeltà“Non è possibile raccontar bene una storia senza descrivere i personaggi”, Collins e la sua donna in bianco

"Erano due uomini che nessuno può superare nello scrivere storie di fantasmi", scrisse il giornalista Gilbert Keith Chesterton a proposito di Charles Dickens e Wilkie Collins. Considerato uno dei p...

“Erano due uomini che nessuno può superare nello scrivere storie di fantasmi”, scrisse il giornalista Gilbert Keith Chesterton a proposito di Charles Dickens e Wilkie Collins. Considerato uno dei padri del poliziesco – Mario Praz ricondusse proprio allo scrittore l’origine della “sensation novel”- , Collins nasce a Londra l’8 gennaio 1824. Il suo primo lavoro, di alcuni anni prima, è un’opera dedicata al padre, morto nel 1847: Memoirs of the Life of William Collins, edito l’anno successivo. Nell’aprile del 1852 incontra Dickens e scrive per la sua rivista, il settimanale Household Words: è l’inizio di un lungo rapporto di lavoro e d’amicizia lungo dieci anni. Opere come La pietra di Luna, appassionante romanzo a più voci in cui si narra di un prezioso gioiello andato perso e dell’onore di una ragazza che rischia di essere macchiato, e diverse altre ne hanno fatto un maestro della narrativa del mistero. Non è difficile riscontrare l’influenza di Collins in molti romanzi successivi, perfino dello stesso Dickens, ed in moltissimi film di oggi.

In una delle tante collaborazioni con lo scrittore ed amico, nello specifico all’interno della rivista All the Year Round, Collins pubblicò quello che si rivelò da subito essere uno dei suoi più grandi successi: La donna in bianco (Fazi Editore). Non solo vi fu un indubbio aumento di tiratura della rivista stessa ma nella cittadina londinese si scatenò una vera e propria mania, creando quello che oggi chiameremmo un “fenomeno commerciale”. Le vicende narrate nell’opera divennero argomento di discussione per le strade e nei salotti; si arrivò persino a dedicare profumi alla misteriosa “dama” e vi furono addirittura abiti, balli e serate a tema dedicate a lei.

Il romanzo comincia con il protagonista Walter Hartright, un insegnante d’arte, che passeggia di sera nella strada fra Hampstead e Londra. Durante il tragitto fa il suo incontro per la prima volta con la donna in bianco: una figura di donna in stato di angoscia, vestita di bianco, diretta a Londra. Un po’ di tempo dopo, Hartright si reca presso una famiglia a nord di Limmeridge, dove ha trovato lavoro come maestro di disegno per i residenti della casa. Qui fa la conoscenza di Laurie, una ragazza bella e dai modi raffinati che somiglia incredibilmente alla donna in bianco. Walter e Laurie stringono subito un’amicizia che col passare del tempo si tramuta in un sentimento d’amore. La ragazza tuttavia è già promessa in sposa ad un altro uomo, Percival Glyde.

Hartright, incuriosito dalla somiglianza di Laurie con la donna in bianco, cerca di andare più a fondo nella vicenda: scopre così che il nome della donna è Anne Chaterick e che la ragazza era stata presa in affidamento dal padre e la madre di Laurie, per poi essere però spedita in manicomio sotto pressione proprio di Percival Glyde. I due intanto si sposano, ma Glyde ha un secondo fine: un suo conoscente, il malvagio conte Fosco, a conoscenza delle difficoltà finanziare di Glyde, lo invita a far firmare a Laurie un documento che gli consentirebbe di appropriarsi della dote della facoltosa Laurie.

Anne Chaterick, dal manicomio, sembra saperne di più e vorrebbe mettere in guardia Laurie sulla pericolosità di Glyde e Fosco, ma muore a causa di un brutto male prima di riuscire a contattarla. Fosco e Glyde così escogitano un piano ancor più malevolo: drogano Laurie e la collocano in manicomio come Anne, mentre la donna realmente defunta viene spacciata per Laurie. La sorella di Laurie, Marion, viene a scoprire l’inganno e lo comunica a Walter, il quale è ora più che mai intenzionato a salvare Laurie e a sposarla. Emerge che Anne Chaterick era figlia del padre di Laurie, questo il motivo della somiglianza, e che Glyde era un figlio illegittimo, che non avendo diritto all’eredità di immobili e titolo era intenzionato a liberarsi delle due sorelle per assicurarsi la loro dote. L’epilogo della vicenda è sorprendente e da leggere fino alla fine.

La donna in bianco viene spesso definito e considerato un “romanzo epistolare”: l’opera è divisa in differenti parti, nelle quali le voci narranti sono sempre diverse. Ognuna di queste parti è definita come una “testimonianza” sulla vicenda narrata, testimonianza funzionale al disvelamento della verità. Solo Laura, la vittima, e Sir Percival, l’artefice dell’inganno, non rilasciano alcuna dichiarazione.

Collins scrisse che “è possibile che in un romanzo si riesca a descrive bene dei personaggi senza raccontare una storia; ma non è possibile raccontar bene una storia senza descrivere dei personaggi” ed è questo il merito più grande dell’autore: raccontare una storia complessa ed appassionante, attraverso la ramificazione delle caratteristiche e dei rapporti di personaggi tridimensionali, mai statici. Collins infatti, tra le altre cose, fu anche un autore di romanzi documentaristici, a dimostrazione dell’obiettivo primario di raccontare la vita contemporanea con verosimiglianza, ricchezza di particolari ed un’analisi del costume dalla notevole intuizione psicologica della sensibilità o della crudeltà umana.

Sorprendente la costante trama del “doppio” – che tanto ha influenzato il cinema del Novecento, da Ingmar Bergman a David Lynch – nella coesistenza tra doppi del sé, personaggi buoni e cattivi, bianco, nero e tonalità di grigio, laddove spesso si nasconde la verità. Il doppio quindi, è sia tema centrale dell’opera ma anche espediente narrativo, tra distruzione e riassemblamento dell’identità, all’interno di una feroce Inghilterra vittoriana sempre propensa alle apparenze, alla condanna del diverso ed alla sottomissione della donna, mai libera di poter esercitare il libero arbitrio nelle scelte più banali o complesse della propria vita o nell’amministrazione economica. La donna, a partire dalla sua nascita sotto la tutela paterna (e poi del marito), è sempre “proprietà” di qualcuno.

Come William Thackeray in conclusione, ne siamo certi, rimarrete in piedi tutta la notte per leggere quella che probabilmente è da considerarsi come l’opera migliore di Collins.

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