Step by StepUn “rompete le righe” tedesco che inquieta

BERLINO. Quando la CdU il partito di Angela Merkel perde alle elezioni di ieri oltre l’8 per cento dei voti, passando dal 41,5 per cento al 32,7 per cento e quando l’altro partito al governo l’Spd ...

BERLINO. Quando la CdU il partito di Angela Merkel perde alle elezioni di ieri oltre l’8 per cento dei voti, passando dal 41,5 per cento al 32,7 per cento e quando l’altro partito al governo l’Spd scende al 20 per cento, il peggiore della sua storia, vuol dire che qualcosa non funziona. Assieme hanno perso il 13 per cento, un’enormità. L’Afd ha saputo intercettare un malumore che l’ha portato a Berlino. Infatti, giovedì 21 alla vigilia delle elezioni ho scritto che, la rabbia dei tedeschi sarebbe entrata ufficialmente avvolta nelle bandiere dell’AfD (Alternative für Deutschland) nel Bundestag.

Non era necessario essere un veggente per divinarlo. Certamente è un risultato che fa clamore perché la Germania è in Europa un fulgido esempio di quella”governance” – molto di moda nell’ultimo decennio – che obbliga i governi ad attuare scelte tecniche in linea con le esigenze del mercato e della finanza. La “governance” è infatti il trionfo degli interessi dei pochi privilegiati che governano i destini del mondo, ogni qualvolta riesce a plasmare la società sul modello del mercato.

Il quale non va affatto d’accordo con la democrazia, ma tende a subordinarla alle sue regole esigendo, di volta in volta la soppressione delle frontiere, la liberalizzazione dell’economia, degli stili di vita, della precarizzazione dei rapporti umani e affettivi, dello sradicamento identitario e via dicendo. Insomma, i mercati asservendo i governi ai propri interessi gestiscono di fatto il potere con una tale determinazione, come mai era accaduto da sessant’anni a questa parte.

L’Afd ha saputo intercettare un malumore che l’ha portato a Berlino. Infatti, giovedì 21 ho scritto che, la rabbia dei tedeschi sarebbe entrata ufficialmente avvolta nelle bandiere dell’AfD (Alternative für Deutschland) nel Bundestag

Il merito della Cancelliera è di aver saputo gestire questa realtà senza arrecare traumi eccessivi, perché nel suo team ci sono personaggi come il ministro delle finanze, Schaeuble, che continua a spremere i paesi più poveri dell’Europa meridionale; o come il ministro della difesa, Ursula von der Leyen, che sollecita altri miliardi per la difesa e manda i soldati nel deserto del Mali, sulle montagne dell’Afghanistan. E infine come il ministro dei trasporti Alexander Dobrindt che sorvola di molto sugli inquinamenti prodotti dell’industria automobilistica tedesca.

Evidentemente non è bastato. Nei Länder dell’Est (in Sassonia è il primo partito) l’AfD ha raccolto molto tra coloro che oggi hanno più di cinquant’anni e ricordano la Ddr con nostalgia, non certo per il sistema oligarchico che vi governava, ma perché vi era l’illusione che le aspirazioni del popolo fossero in cima alle priorità. Beninteso, questa nostalgia diffusa è storia recente che rischia di diventare contagiosa da quando la parola “gente” – qui come altrove in Europa – ha preso il posto della parola popolo.

L’ AfD che mette in discussione i dogmi su cui si è costruita l’identità politica della Germania nel secondo dopoguerra, avrà indubbiamente delle conseguenze storiche. Conoscendo come sono fatti i tedeschi.

Lo scambio è avvenuto sull’onda della crisi economica che ha mostrato i limiti della politica di fronte allo strapotere dell’economia. Infatti, dapprima la sensazione è che la società che consuma appaia più “libera” e venga percepita come la più “democratica” e la più “prospera”. Poi, quando se ne diventa parte, ci si accorge che benché sia il trionfo dell’individualismo moderno di matrice liberale e progressista, essa finisca con l’ opprimere i popoli, ovvero i loro intrinseci bisogni di socialità, solidarietà, stabilità, comunità e dunque di autentica libertà.

In Germania questi “bisogni” sono avvertiti nell’ex Ddr più che in Baviera, e l’avanzata di oggi dell’AfD è un chiaro segnale che la voglia di cambiamento non soltanto esiste, ma è destinata ad estendersi. E’ una sorta di “rompete le righe”. Infatti, non c’è dubbio, che l’ingresso di 94 parlamentari di una forza politica che pesca voti a destra, a sinistra, al centro e che mette in discussione i dogmi su cui si è costruita l’identità politica della Germania nel secondo dopoguerra, possa avere conseguenze storiche. Conoscendo come sono fatti i tedeschi.

Articolo pubblicato il 21 settembre, completamente aggiornato e ripubblicato qui il 25 settembre 2017

vincenzomaddaloni.it fb vincenzo Maddaloni @maddaloniit

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