Spagna chiama ItaliaL’annus horribilis del regno spagnolo tra coronavirus e scandali legali

Come tutto il mondo, anche la Spagna è alle prese con l’emergenza del coronavirus. Ed è impossibile pensare che, in un Paese che vive di turismo, gli effetti non saranno rilevanti. La reale entità,...

Come tutto il mondo, anche la Spagna è alle prese con l’emergenza del coronavirus. Ed è impossibile pensare che, in un Paese che vive di turismo, gli effetti non saranno rilevanti. La reale entità, ovviamente, dipenderà anche dalla durata della crisi. Pochi giorni fa il premier Pedro Sanchez ha varato una manovra con contenuti economici e giuridici finalizzati a lenire proprio questi primi effetti: sono stati mobilizzati 200 miliardi di euro, una cifra ritenuta in realtà non molto alta vista la situazione.

C’è tuttavia un aspetto positivo: queste misure, varate in un parlamento semideserto a causa della pandemia (erano presenti solo i capigruppo), sono state approvate da tutte le forze politiche del Parlamento. L’appoggio più onesto ed elegante, tra l’altro, è arrivato proprio dall’opposizione del Partito Popolare. Direi quindi che la buona notizia è che i principali partiti sono allineati e si appoggiano vicendevolmente per affrontare la crisi, il che rappresenta un dato favorevole a livello istituzionale e politico e un segnale di serietà da parte della classe dirigente.

La risposta di Sanchez verte principalmente sulla flessibilità della cassa integrazione con durata limitata per le imprese. Lo stato aiuterà economicamente sia le aziende che i lavoratori cassintegrati. Sono state rese disponibili una serie di linee di credito, offerte tramite gli istituti statali alle piccole e medie imprese e ai lavoratori autonomi in difficoltà. Per questi soggetti vengono anche posticipati i termini per il versamento di tasse e contributi. Non è stato previsto, a differenza dell’Italia, nessun blocco ai licenziamenti, ma la maggiore flessibilità degli ammortizzatori sociali aiuterà molte aziende ad affrontare questo momento così difficile. Lo Stato inoltre anticiperà delle somme abbastanza importanti alle comunità autonome e alle regioni spagnole, denaro che avrebbe dovuto comunque versare tra qualche mese come previsto dalla legge finanziaria spagnola.

C’è invece qui in Spagna grande apprensione da un punto di vista strettamente medico: si teme infatti che la curva dei contagi cresca con maggiore rapidità e con un’incidenza maggiore rispetto all’Italia, come già sta accadendo in queste ore tremendamente difficili per il Paese. Per il momento il sistema sanitario sta reggendo, ma la preoccupazione che presto possa non farcela più è notevole. Sanchez ha sicuramente ritardato nel prendere misure drastiche che contemplassero financo l’isolamento, ma quando queste sono state emanate hanno fin da subito proibito tutti i comportamenti sociali: per fare un esempio, mentre in Italia è ancora permesso uscire per una corsetta, in Spagna è severamente vietato. È difficile infatti vedere qualcuno per le strade, intento a passeggiare o trasgredire le regole. È così anche nei grossi centri abitati, dove si muove solo la gente che va ancora al lavoro, affollando – ahimè – i mezzi di trasporto pubblico.

È ancora presto per poter dare un giudizio su quelli che saranno gli impatti dell’emergenza sull’economia spagnola e sul tessuto produttivo. È ragionevole pensare che i contagi subiranno una brusca impennata, ma al momento non è possibile prevederne l’entità. Certo lascia un po’ di amaro in bocca la constatazione che dopo un buon 2019 con la crescita attestata intorno al 2% le prospettive economiche per quest’anno in Spagna erano promettenti.

Il decreto di Sanchez include anche una serie di norme che rendono più flessibili gli obblighi per le società relativi alla stesura e alla presentazione dei bilanci, di cui vengono prorogati i termini. Vengono anche congelate le scadenze per presentare, per esempio, eventuali istanze di liquidazione delle imprese, e allo stesso modo sono sospesi i termini per le istanze obbligatorie di fallimento volontario. Pare che ci saranno presto nuove misure, che il governo dovrebbe adottare anche qui con l’appoggio unanime dell’opposizione.

Mercoledì scorso il re Felipe ha tenuto un discorso molto dolente alla nazione nel quale ha cercato di empatizzare con il popolo spagnolo. L’obiettivo è stato raggiunto, dal momento che il sovrano è una figura molto amata, che parla con il cuore in mano. Ciò che invece non è riuscito a comunicare è ottimismo: da una parte infatti non è semplice essere positivi in questo momento, dall’altra il Capo di Stato è stretto tra vicende personali molto complicate, che stanno marcando il periodo più buio del suo regno. Suo padre Juan Carlos, che è stato il suo predecessore, protagonista di alcuni pesanti scandali giudiziari, è stato sollevato da qualsiasi incarico pubblico, rendendo finora – tra beghe legali ed emergenza coronavirus – il 2020 di Felipe un annus horribilis.