Una crisi petrolifera che potrebbe portare tutto il mondo a dover affrontare un problema economico molto più diffuso.
Il prezzo del petrolio, infatti, da pochi giorni si trova davvero ai minimi storici, almeno se confrontato con i decenni appena trascorsi. Le sue quotazioni erano scese così in basso solamente nel 2002, e questo potrebbe essere un segnale preoccupante.
Certo, il prezzo della benzina e del gasolio non si è ridotto molto, ma le cause, e le conseguenze, della crisi petrolifera potrebbero essere davvero rilevanti, in un periodo che non si prospetta roseo per l’economia a livello generale.
Crisi petrolifera e prezzi dei carburanti
Il valore del petrolio ha subito una flessione davvero rilevante, arrivando al valore di 20.24 e anche se alcuni potrebbero pensare che ciò sia un bene, non lo è affatto, soprattutto per l’Italia.
Questo perché, innanzitutto, i carburanti rimangono cari, in modo particolare per l’effetto legato alla tassazione che viene applicata su benzina e diesel.
Allo stesso modo, un prezzo che si riduca così tanto potrebbe mettere in crisi tutta la così detta filiera petrolifera.
Che cosa significa questo? Le bassissime quotazioni del petrolio potrebbero tradursi in una riduzione nell’estrazione nella produzione che, alla fine di questo periodo di blocco, potrebbe determinare grosse difficoltà nel far ripartire l’intera economia basata sui carburanti.
Allo stesso tempo, si potrebbe avere una serie di difficoltà nel reperire le scorte, e anche questo aspetto è davvero preoccupante, perché riducendosi notevolmente l’offerta, e mantenendo la domanda alta, il prezzo di benzina e diesel arriverebbe ad aumentare notevolmente.
Crisi petrolifera, quali sono le cause?
Dopo aver compreso che la crisi petrolifera è già iniziata, e che il peggio potrebbe ancora essere dietro l’angolo, ci si dovrebbe chiedere da che cosa sia stata provocata tale problematica,e l’analisi migliore è quella fornita dal sole24ore.
La causa principale è costituita dalla “differenza di intenti” nella strategia di estrazione e distribuzione tra Russia e Arabia Saudita, quelli che sono, in definitiva, i due più grandi produttori di greggio in tutto il mondo.
Le due potenze, infatti, non si sono accordate in merito ai tagli alla produzione, che si sono resi necessari allo scopo di rendere il prezzo accessibile e, al tempo stesso, in grado di garantire la remunerabilità dell’industria delle estrazioni.
Quindi, il fatto di non ridurre la quantità di greggio estratto ha determinato un aumento drastico della disponibilità del prodotto: con un offerta più alta della domanda, le quotazioni del greggio sono calate a picco.
Ovviamente, alla situazione già difficile si è unita la pandemia, che ha portato a fermare diversi settori e non solo. Proprio allo scopo di ridurre i contagi, i trasporti (che sono quelli che utilizzano maggiormente i carburanti) sono stati ridotti drasticamente.
Crisi petrolifera ed energetica
Con la crisi della quotazione del petrolio una delle principali reazioni dei paesi è quella di fermare la raffinazione e di evitare di continuare a produrre petrolio che andrebbe inutilmente stoccato è porterebbe rapidamente ad un crollo ulteriore del prezzo, paesi come gli Stati Uniti, il Sud Africa e la stessa Italia si sono occupati di stoppare la raffinazione e le commesse per l’estrazione del petrolio, che viene stoccato ormai anche sulle petroliere.
Questo potrebbe portare alla crisi energetica, e ad un prezzo negativo per il greggio.
Uno spiraglio per le energie alternative?
Forse un lato positivo legato a questa situazione potrebbe esistere, e si tratta dell’ascesa delle energie alternative.
Non potendo, infatti, più contare sul petrolio, gli Stati potrebbero iniziare ad investire in altri settori, come quello legato all’energia solare, eolica e anche a quella prodotta da altri tipi di carburante, come il biodiesel.
Se, quindi, la crisi energetica potrebbe avere conseguenze molto negative sull’economia, potrebbe, invece, aiutare l’ambiente e far emergere nuove realtà, magari con un’evoluzione in positivo.