PromemoriaVolti e occhi consumati dal Covid-19

Il Covid.-9 consuma non solo le parole ma scava - con poche eccezioni - anche i volti ed occhi dei leader attuali.

Il  Covid-19 ha modificato lo sguardo sul mondo e sull’esistenza? Credo che non sia solamente un modo trascendente  di dire ma c’è dell’immanente in questa espressione, c’è un che di fisico rintracciabile ed osservabile.

Se si guarda con attenzione chi è chiamato a responsabilità di governo e  inquadriamo i primi piani dei piani alti del potere vediamo che certi occhi tradiscono stati d’animo e sentimenti in un arco di intensità che va dal menefreghismo distillato  fino alla dolente vicinanza passando per il gelido empatico ma a debita distanza con mascherina.  La pandemia sta logorando la società  senza esclusione di ruoli e arrovella i pensieri di economisti, imprenditori, lavoratori e famiglie. Il Covid mi pare stia anche scavando poi fino alla consunzione il viso di capi di stato e di governo, con l’eccezione di chi consiglia prolungate sedute di raggi ultravioletti oppure  punture e  trangugiate di disinfettanti per combattere la malattia. Vette altissime di medicina homemade first  che credo abbia distrutto e stravolto in cocci le facce di medici e cittadini.

Trasfigurato invece è il volto di Boris Johnson che per colpa del Coronavirus ha vissuto notti insonne col fiato corto e lunghi pensieri. Il suo è uno sguardo scavato dall’esperienza definita da William Shakespeare un gioiello comprato ad un prezzo infinito. Da quei giorni è scomparsa anche la strafottenza di un tempo ed è emersa la gravità e la prudenza utili alla collettività. Nel tornare alla guida del governo, Johnson ha messo il regno unito  in guardia dal «perdere il controllo del virus» e rischiare così un secondo picco, che costringerebbe a adottare misure ancora più stringenti, quelle sì catastrofiche. Una conversione, insomma, sulla via ospedaliera.

E poi ci sono  gli occhi del premier italiano Giuseppe Conte, segnati dalla botta. Se li guardiamo bene, gli vanno riconosciute  le  attenuanti anzitutto sul piano umano e dovremmo domandarci “chi di noi avrebbe fatto di meglio con l’impossibile (sappiatelo) cubo di Rubik della tecnocrazia italiana?

Nel mio mondo ideale (utopico per definizione) probabilmente il governo avrebbe dovuto aprire di più all’opposizione per coinvolgere leader nazionali e locali (governatori di centrodestra) nella responsabilità delle decisioni. Va anche detto che non è facile seguire i movimenti di pensiero sinusoidali di Zaia e Fontana (chiudere si, non aprire, socchiudere, test a tutti ma anche no o forse a campione etc..) per cui tutto è migliorabile. Ma è certo che gli occhi di Conte hanno scritta la gigantesca difficoltà del momento. Diamoci tutti uno sguardo e una mano no?

Per lui è per tutti i governanti di questa pagina della storia non ci possono essere – parafrasando Blaise Pascal – le ragioni e le pulsioni del cuore, quelle vie passionali che bypassano la razionalità.  Un cammino per queste facili strade offre il rischio alto  di guardare e non vedere, ascoltare e non comprendere come accade agli stolti.

Lo sguardo vissuto e consumato – invece –  dal peso del decidere va accompagnato da un senso di unione collettiva unito ad una preventiva simpatia. Un (con)senso che non vuol dire seguire acriticamente tutto ci mancherebbe altro. Abbiamo finora  il vantaggio che nessuno dei nostri leader (maggioranza e non) non si è  lanciato in consigli del tipo lampade solari e clisteri di amuchina contro l’epidemia. Vi sembra poco?

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