InversamenteIl virus che sta educando i nostri figli

La pandemia di Coronavirus sta insegnando molto alle nuove generazioni: dal valore della libertà alla responsabilità per la salvaguardia dell'ambiente, ma soprattutto la certezza che nessuno si salva da solo.

Coronavirus educa giovani

Fin dagli albori della storia l’uomo, in quanto protagonista della storia stessa, ha sempre cercato un senso agli accadimenti, anche semplicemente sottoforma di soluzione a un problema. Persino le fazioni di pensiero a sostegno della mancanza ontologica di significato si arrabattano, da sempre, per avere in mano, alla fine del loro ciclo vitale, qualche timido strumento con cui sondare la verità del proprio essere al mondo.

Se dunque tutto quello che accade ha un senso – più o meno esplicito – la pandemia di Covid-19 qualcosa ci starà dicendo.

Soprattutto ai nostri figli che stanno crescendo e maturando in uno dei momenti storici più cruciali

E mentre noi adulti resistiamo o tentiamo di resistere alle intemperie della storia, magari anche di ripartire, i futuri suoi protagonisti, ossia i nostri figli, ci stanno dando una bella lezione. Non solo di mera sopravvivenza, bensì di resilienza.

Stiamo parlando della generazione che, al momento, è l’unica a non meritarsi l’estinzione, non essendosi ancora macchiata delle inadempienze che hanno costellato l’evoluzione di paradossi.

Anzitutto, nel lunghi giorni del lockdown i più giovani hanno dovuto conquistare la noia, strumento insostituibile per lo sviluppo della creatività personale.

La quarantena, inoltre, ha posto prepotentemente al centro della quotidianità la tecnologia in tutte le sue varianti semantiche: dal ludico all’utile. I nativi digitali hanno dunque l’opportunità, se sapientemente accompagnati, di educarsi all’utilizzo dei vari strumenti e canali in modo intelligente e creativo.

Soprattutto oggi che i confini tra realtà analogica e realtà digitale sono sempre più labili. Per i nostri figli addirittura inesistenti.

I nostri figli hanno poi capito che lavarsi le mani, indossare le mascherine, mantenere le distanze di sicurezza, per esempio a cominciare dai nonni, è segno di rispetto e di responsabilità.

Quindi il virus, se giustamente interpretato, è fonte di educazione al bene comune.

Il lockdown ha imposto anche la comprensione del sacrificio come elemento ineliminabile della vita. Stare a casa da scuola può essere una vacanaza, ma poi ci sono le lezioni online che non sono semplici da seguire e persino spesso più noiose di quelle in presenza; tu hai il tuo tablet a disposizione, ma il tuo compagno invece no, quindi capisci che l’integrazione è necessaria a tutti i livelli. Non puoi stare con i tuoi nonni che ti viziano come prima, però rispetti le regole per il loro bene… Ognuno ha i suoi esempi da aggiungere.

Per quanto i confini digitali sembrino infiniti, quelli della propria casa (magari senza giardino e con un balcone piccolissimo) sono assai limitati.

Ecco allora che i nostri figli fanno esperienza del valore della libertà.

Un’esperienza che può essere arricchita con l’immersione nell’arte, veicolo per la libertà dell’immaginazione. Dalla musica a letture significatiche come per esempio, a seconda dell’età Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda oppure un bel Solzenicyn per i ragazzi delle superiori.

Le immagini dal sapore distopico dei rinoceronti in centro città e dei canali di Venezia verde smeraldo hanno alimentato, speriamo con maggiore consapevolezza, il sentimento di responsabilità per la salvaguardia del creato che va di pari passo con la comprensione del proprio posto nel mondo e con il desiderio di garantirne il futuro.

I nostri figli hanno incontrato la morte, in qualche modo si sono dovuti interrogare in merito e farci i conti, anche semplicemente incrociando di sfuggita le cifre snocciolate quotidinamente dalla Protezione Civile.

I più giovani che naturalmente si sentono invincibili, perché hanno tutta la vita davanti, hanno infine capito, molto meglio di noi adulti, che da soli non ci si salva. Sono, infatti, i meno arrabbiati di tutti, i meno impegnati a trovare un capro espiatorio, un colpevole, un nemico necessario a esorcizzare la paura.

I nostri figli sono davvero la porta della speranza, anche oggi che le porte delle scuole sono ancora chiuse e non si sa ancora come riapriranno; sono loro a farci riscoprire i valori necessari a non tradire la nostra identità di essere umani.

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