PromemoriaChi davvero ci ruba il Natale

Polemiche sterili sul natale che ci viene rubato solo quando ne perdiamo il senso profondo. Questa volta Conte non ha colpe

Sono ripartiti i mal di pancia, le recriminazioni dei cosiddetti “governatori” (con qualche sfilettata dentro la maggioranza ahimè) dopo neanche qualche ora dalla firma dell’ultimo Dpcm del premier Conte riguardante le misure anti Covid-19. Ma si è alzata l’asticella dello scontro e adesso è tutta una lotta tra il ladro di natale (governo) e le guardie (l’opposizione).

Capite il livello del dibattito?

Una fibrillazione strabica poiché sa un lato sorvola sulle criticità dell’azione di governo degne di nota , dall’altro però manda in confusione gli italiani e li aizza su temi di distrazione di massa. Un continua isteria che ha costretto a più riprese il Quirinale a moniti irreprensibili e inequivocabili (il virus tende a dividerci) richiamando la politica tutta al senso di responsabilità e a ricompattare l’unità nazionale. Parole di saggezza che sembrano però cadute nel vuoto.

In queste ore si strumentalizzano – in nome del consenso spicciolo e miserabile – il cenone delle feste mancato, la baita in montagna che non posso riaprire, i padri separati, i figli tristi, e per non farsi mancare il cinismo più spinto, si cavalcano temi come i nonni senza i nipoti o i figli e nipoti lavoratori o universitari (spesso al nord) in lacrime nel non poter riabbracciare i parenti disperati del sud.

Ci stanno rubando il Natale, si dice dalle parti dell’opposizione.  Ma si può affermare questa scemenza assoluta? Chi può credere a questa sciocchezza sesquipedale?

Se stiamo ai dati del  2019 quasi  otto milioni di italiani si sono messi in viaggio per le feste di fine anno ma – contrariamente all’ipocrisia di queste ore – non per andare a dai parenti più cari, tutt’altro.  Dopo un bacetto a nonni e zii nemmeno troppo intenso (vigilia del 24 e pranzo del 25 dicembre senza andare oltre),  quasi un milione e mezzo di cittadini l’anno scorso si è scaraventato in aeroporto decollando verso capitali europee (Parigi, Berlino, Amsterdam, Budapest o Madrid) o verso zone più esotiche (Maldive, Dubai, San Paolo del Brasile o Cuba) con una spesa pro capite media di 886 euro fino ad un totale di 3000 euro a persona per tutto il soggiorno con standard mai sotto le quattro stelle. Numeri importanti ma tutto questo ardore passionale per la famiglia? Se avete voglia di verificare, vi basta scorrere la timeline social indietro di un anno e troverete baci e selfie around the world mentre le tate tengono i figli pestiferi e le badanti cullano anziani che aspettano.

Fin qui  – penserete – il bieco materiale ma ce n’è anche per lo spirito. Premesso che finché c’è vita c’è misericordia, la percentuale di “praticanti” cattolici scende di anno in anno per arrivare al 18% del totale di chi si “professa” credente. Quindi anche su questo, fiumi di conversione ma poca convinzione almeno osservando dati veri e non confessioni di fede via social. Concordo con quanto scritto da Marina Corradi su Avvenire “Che amarezza, certo, rinunciare a uno dei pochi momenti in cui ci si ritrova tutti insieme: si può capire l’insofferenza che questo dovere genererà. È forse però l’aspro prezzo da pagare, perché le curve dell’incidenza dei malati e dei morti non tornino a impennarsi, fuori controllo.

Quindi a rubare il natale – qualunque cosa significhi questa puttanata – ci hanno già pensato la libera determinazione delle persone, non certo il governo e i suoi Dpcm,  che avrà altri torti ma non specula sulla salvezza delle anime.

La questione semmai è la grossolanità con la quale una politica mediocre tratta le questioni di “senso” quelle che toccano le profondità dell’animo (credente e non). Convinti di poter fare proselitismo becero e trascurando l’intelligenza delle persone, una certa classe dirigente pensa di poter predicare valori alti senza compromettersi con quanto dichiarato e con il più basso tasso di “testimonianza esperienziale”. In altre parole, nessuno può dare patenti di cristianesimo e poi magari avere certe doppiezze morali come raccontano certi scandali della recente cronaca politica ungherese); non si possono scagliare anatemi  pseudo-religiosi ben che meno se si hanno responsabilità politiche, se puoi non si è in grado di mette al centro la persona umana e il bene comune uniti ad una capacità di discernimento a vantaggio della collettività.

Credo quindi che, alla luce della futilità e vacuità di certi personaggi , la transitorietà tragica e triste di questo fine 2020 dovrebbe suggerire alla classe dirigente di trovare argomenti robusti. In definitiva, va bene un natale prudente poiché Il virus non attende altro che infiltrarsi nelle nostre tavole per ri-espandersi e fare altre vittime.

Stupisce che si sia in pochi a capirlo e che si strumentalizzi la festa del Dio-con-noi quando non siamo in grado di essere noi-per-gli-altri , a protezione di chi è più debole.

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