PromemoriaTranquilli siam sempre noi, i paninari al potere

I paninari al potere sono i quarantenni oggi ai vertici , figli dell'eterno disimpegno anche nei momenti in cui dare una mano al paese

Noi  rampanti e disillusi quarantenni, mezzi calvi oggi per la tantissima lacca sui capelli negli anni ‘80, lettori affamati del settimanale “cuore”  e di Tv sorrisi e canzoni senza pentimenti,  ricordiamo la battuta di Enzo Braschi e del suo personaggio all’interno di Drive In del fighetto paninaro. Un’icona della città “bene” vogliosa di edonismo il cui codice fondamentale era il disimpegno e la voglia di esibire opulenza mista a snobismo con quel “troppo giusto” del centro storico borghese contrapposto al “troppo cesso” delle periferie operaie e popolari.  Un universo distaccato dal peso della storia precedente, da quella forte polarizzazione del decennio precedente quando la tensione era diventata scontro tra visioni della vita, piombo per le strade, contestazione esasperata ed esacerbata, rivoluzioni mancate e tante vittime  del fondamentalismo politico multicolore.  Il paninaro (quello della Milano con i primi fast food in stile americano) era la voglia di costruire l’idealtipo dell’italiano medio nel quale il binomio carriera-immagine avrebbe formato (o avvelenato ) classe dirigente degli anni successivi.

Facendo quattro conti con l’anagrafe oggi quei quarantenni sono  diventati classe dirigente sia politica che imprenditoriale; e a mio parere essi recano i segni di un’adolescenza mai maturata, caratterizzata dalla facile voglia di rompere e poi darsela a gambe quando si tratta di costruire, di fare proposte, di negoziare la mediazione.  Se ci si fa caso sia Salvini che Renzi (adolescenti paninari sia a Milano che a Firenze)   sono esempi archetipici.  Sono abili infatti a rompere gli schemi, squadernare e rottamare le compagini,  far nascere governi e distruggerli con una facilità inversamente proporzionale alla effettiva vogliadi trovare la soluzione alle crisi politiche. Se fossero una forma di pasta, pensando ai mal tagliati, sono i mal riusciti della politica, eterni  peter pan che finché si vola di notte sui cieli dei grandi ideali (molti di questi condivisibili) vanno alla grande e infiammano gli animi. Ma non appena si fa giorno e ci misura all’operatività del diurno l’affabulazione lascia il campo all’assenza di punti di caduta. E con loro tutto il nuovo visto in questi anni (di tutti gli schieramenti) si è rotto l’osso del collo di fronte alla complessità del governare un paese rassegnato e irriformabile come il nostro, fiaccato dal peso delle sue contraddizioni, nutrito a pane e retorica ideologica, meritevole di crescere e guardare al futuro, Al contrario e più in generale, generazione non è stata tale  (genera-azione)  ma ha fallito per eccesso di sopravvalutazione di sé. 

Non stupisce quindi che  in questi giorni di crisi di governo osserviamo  il ritorno dei les revenants ovvero quei “fantasmi” che riescono con abilità indiscussa e furberia marpiona a tessere i giochi del Palazzo. Tra giochi linguistici sofisticati (i costruttori responsabili) e opportunismo inevitabile i senior della prima repubblica cambiano le geometrie parlamentari lasciando al palo la nazionale-dilettanti incapace di camminare sulle proprie gambe. E questi tessitori delle nuove alchimie politiche molto probabilmente riusciranno a traghettare la legislatura verso un periodo di sana quiete stabile.  Fatto sta che assistiamo alla nemesi per i fenomeni del nuovo che si è sciolto nel burro della complessità. 

E con loro (spero) finisce quel finto, stucchevole e  tarocco  messianismo politico  che ci ha fracassato  le scatole con slogan privi di senso. La pandemia ci ha ulteriormente avvisato che non aspettiamo profeti rivoluzionari, salvatori della patria con dirette social  ma governi che eseguano bene il loro lavoro, ministri che leggono le carte e diano direttive ai loro quadri dirigenziali. Una politica che funziona, un decreto attuativo, un cantiere sbloccato, le scuole aperte e in sicurezza così come anche gli  ospedali e uffici pubblici funzionanti,  un ristoro accreditato celermente e soprattutto il controllo e  la sanzione agli incivili e ai furbetti sono quanto di più nobile si possa fare.  E – vi assicuro  – non hanno nulla di subalterno e deplorevole rispetto al cielo stellato delle grandi idee ma la conseguenza naturale di quel che si declama.

tranquilli – dicono – ma mica tanto direi!

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