E(li's)booksIl Genio di Lucrezia Bano

“I miei film sono fatti di vita e realtà, e sia la vita che la realtà prevedono la morte.”

Il libro

Il Genio di Lucrezia Bano . Brando Marcusi è un regista di fama internazionale, poco amato come essere umano ma soggiogante tra colleghi e cinefili. È intento a girare il suo nuovo film in una località isolata e mette in scena un imperscrutabile personaggio principale che, tragicamente, vive la crisi dei suoi valori. Come interprete del ruolo, scrittura Jacopo, un adolescente, la cui vita già spaesata dai cambiamenti viene stravolta dal contatto con tale mostro sacro del cinema. Ginevra è un’attrice della sua stessa età: facile, per lei, innamorarsi della maschera di Jacopo, più che del giovane e della sua vita reale. Il film di Brando, che fa dell’attore una star famosa, gli impone di affrontare lo stesso processo di autolesionismo e dissacrazione di sé del personaggio sullo schermo. Insieme, vorticanti e confusi, saranno immaginazione e verità, veglia e incubo, social network e vita vissuta: lo statuto della realtà sembra compromesso dalla mano alta della Regia. O forse, dalla macchina ancora più caotica della realtà.

La mia lettura

Il protagonista vero di questa storia, per come l’ho letta io intendo, è il cinema, la messa in scena congenita al cinema di finzione che cercando di rappresentare la realtà prova a superare alcuni limiti invalicabili per gli attori e per il regista e ancora di più per gli spettatori.

Mi spiego: i due protagonisti principali di questa storia: Jacopo e Ginevra, (Brando per me è discorso a parte) sono arrivati ad allontanarsi completamente da se stessi, si sono identificati in un rapporto dialettico che li vede fondersi con i personaggi rappresentati.

“Ginevra ridacchiò. Jacopo lo interpretò come un segno di malizia e le prese il mento tra le dita, giocosamente. «Che cazzo ridi?» domandò teneramente. Ginevra fu sulle prime perplessa, poi ricordò: stava interpretando il personaggio, che era caratterizzato, come diceva Brando, da momenti di affetto ad altri di improvvisa ostilità verso Francesca, il personaggio di lei. La sua espressione era comunque crollata. Il suo mento tra quelle dita. Jacopo. Adrien.”

Jacopo è alle prime armi, è un attore mediocre che non governa lo strumento della recitazione, Ginevra è anche lei troppo giovane per riuscire a evitare lo straniamento, per schivare la “manomissione” delle emozioni ad opera dello scaltro Brando.

“I miei film sono fatti di vita e realtà, e sia la vita che la realtà prevedono la morte.”

Mi viene in mente Herzog quando diceva:

Sono sempre stato interessato alla differenza tra fatto e verità. […] esiste qualcosa come una verità più profonda. Esiste nel cinema (in tutto il cinema n.d.r.) e la chiamerei Verità Estatica [….] (La verità estatica) è misteriosa ed elusiva, e può essere colta solo per mezzo di invenzione e immaginazione e stilizzazione”.

Lucrezia Bano  racconta una storia dove pubblico, attori, registi, sono gli ingranaggi che mettono in moto un unico e complicato meccanismo, Brando, il regista di questo film, sta realizzando un’opera di fiction le cui marche specifiche vanno cercate nel terreno del rapporto che intrattiene con la realtà ma qualcosa non va come deve o forse invece va esattamente come voleva che andasse. Si ripropone il vecchio dilemma del discorso sull’arte, su quale sia il limite tra arte e illusione e fino a che punto ci si può spingere “abbracciando” consapevolmente la “bugia” raccontata.

Angelo Viola era una di quelle anime poetiche e autolesioniste che vivono la vita tra un burrone e l’altro, e lui sì che aveva sentito davvero il film che aveva girato. Si era lasciato truccare da quel dolore come una vera diva. Alla fine delle riprese, lo aveva abbracciato come si fa con un sacerdote, uno che di mestiere attizza le braci di verità sacre.”

La sensibilità umana appare del tutto atrofizzata a beneficio dell’impulso artistico, la finzione cinematografica è amplificata dal mondo virtuale dei social network, il romanzo si intitola Il Genio, io ho pensato alla figura del genio in senso psicologico, come persona che in virtù delle sue capacità rare e intuitive si esprime in maniera originale, versatile, svalica nella dimensione della follia che subisce un processo di sublimazione, l’opera creativa trova supporto nella sofferenza e nel disagio.

La lettura di Il Genio è scorrevole, potete interpretare la storia senza impelagarvi nei meandri della “cinematocrazia” per citare il titolo di un saggio di filosofia che sto leggendo e che analizza proprio il concetto di verità nel cinema, io ho il vizio di andare oltre, ho capito che l’autrice voleva arrivare a noi lettrici e lettori con una riflessione sulla vita proponendo un approccio laterale.

Il Genio di Lucrezia Bano

Editore: Le trame di Circe

Rilegato € 11,40

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