Anelli di fumoSe la tv italiana dimentica cosa è il giornalismo

Un post di Enrico Mentana pare denunciare il modus operandi di molti suoi colleghi su come presentano il racconto della guerra russo-ucraina. Nella nostra tv si è perso il senso di cosa è il giornalismo.

Sta facendo discutere un post assai gradito e condiviso da migliaia di utenti del direttore del Tg La7, Enrico Mentana, che pare prendere le distanze da un certo modus operandi dei suoi colleghi giornalisti, anche della sua stessa rete tv, che gestiscono vari programmi di teorico approfondimento giornalistico. I nomi Mentana non li fa, ma non occorre molto per capire che si riferisca ai principali talk, da Cartabianca su Rai Tre, a Otto e mezzo, condotto da Lilli Gruber, a Piazza Pulita, di Corrado Formigli, su La7. Su quest’ultimo, avevamo già scritto giorni fa, sottolineando i rischi di quando il cosiddetto “pensiero laterale” diventa centrale e sovrarappresentato.

Giornaliste freelance ucraine indignate dall’equidistanza della “tv italiana”

Stamattina, su Twitter, alcune giornaliste freelance ucraine come Iryna Matviyishyn e Olga Tokariuk cominciano a dichiarare di non voler più prendere parte ai talk della “televisione italiana” (erano su La7) perché accusano le trasmissioni di quella rete (e per estensione, di tutta la tv italiana) di dare il medesimo spazio e credibilità alla propaganda putiniana. Per gente che sta avendo la famiglia e gli amici ammazzati dai bombardamenti sui civili del dittatore russo, capisco che sia insostenibile sentirsi dire che la colpa della guerra sia della NATO e del suo “espansionismo a Est”, o che la responsabilità della guerra sia di Zelensky che non si è subito arreso senza condizioni, così come sostengono esponenti di partiti comunisti che prendono lo 0,03% alle elezioni o vari “intellettuali” italici che furono stalinisti quando c’era Stalin, e oggi sono banalmente nostalgici dell’URSS, tanto quanto lo è Putin.
Dovrebbe intervenire l’Ordine dei giornalisti. Dovrebbe chiarire, come prova a fare appunto Enrico Mentana, che su argomenti come la pandemia o una guerra, non ha alcun senso mettere due versioni opposte sullo stesso piano.

La differenza fra “straight” e “interpretative reporting”

 

Il problema che Mentana denuncia ha una radice profonda in Italia ed è dovuto al fatto che molti giornalisti, anche di grido, non ricordano più cosa è il giornalismo. Né quello che chiamiamo da sempre “straight reporting” (la narrazione dell’evento sic et simpliciter), men che meno lo “interpretative reporting” fondato negli anni Trenta e poi ancora di più affinato sotto il Maccartismo. Un giornalismo che si proponeva di spiegare il significato di ciò che accadeva, pur senza rinunciare all’obiettività.
Occorre dunque citare un grande maestro, Alberto Papuzzi, che nel suo celeberrimo manuale Professione giornalista. Tecniche e regole di un mestiere (Donzelli, 1998) ricorda che “Il giornalista è uno storico del presente” (31) e che se anche le due professioni di storico e di giornalista hanno funzioni differenti, “il trattamento delle fonti implica problemi che sono comuni alle due professioni” (30) e che “Il problema fondamentale […] è la certezza della fonte” (30).

L’importanza delle fonti

 

E cosa sono le fonti? Chiunque dica la qualunque? No. “Le fonti giornalistiche sono le persone e i documenti che forniscono informazioni sugli avvenimenti oggetto di notizia, quando il giornalista non è testimone diretto” (29). Eccoci al dato seminale: quando il giornalista non può essere testimone diretto, deve incrociare quelle fonti di primo grado che gli consentano di rendere un resoconto il più vicino possibile a una verità. Una verità che non sarà “la verità” ma sarà “fare il punto su ciò che ho potuto vedere,” da descrivere “con quali occhi l’ho veduto” (31).

L’importanza dell’autorevolezza di chi è intervistato

 

E dunque distinguiamo fra fonti di primo livello, “quelle che garantiscono credibilità all’informazione o perché possiedono un’autorevolezza istituzionale , o perché viene loro riconosciuta una competenza specifica” (33) e qui già verrebbe da domandarsi quale sia l’autorevolezza di moltissimi improbabili habitué degli studi giornalistici de La7 o di Cartabianca (dallo scamiciato montanaro amico di Bianca Berlinguer, al cantante Povia ospitato spesso da Giletti, intervistati a dire la loro tanto sulla pandemia quanto sulle relazioni internazionali russo-ucraine, quando probabilmente non sono in grado di indicare su un mappamondo nemmeno dove sia la Russia, non dico l’Ucraina). E, come ricorda Francesco Cundari, la competenza dottorale da sola non basta, se si tende a rappresentare sempre e solo una voce.

Le fonti da riportare e quelle da verificare e controllare

 

Ancora Papuzzi: “La fonte di primo livello è un atto manifesto e registrabile, a prescindere dalla veridicità dell’informazione che fornisce. Un verbale di polizia, un avviso di garanzia, un discorso politico […] hanno questo inequivocabile carattere: non soltanto trasmettono un’immagine della realtà, bensì sono una parte della realtà.” (33) Una parte della realtà che spetta al giornalista riportare, magari intrecciandola con fonti di secondo livello che però sono sempre “da controllare e verificare” (34).

Il ruolo del giornalista non è riportare tutte le opinioni in conflitto

 

Questo significa che il giornalismo non è MAI portare due persone che dicono “piove” o “c’è il sole” a dibattere, privilegiando sempre la “conflittualità” come ricorda Papuzzi, ma è verificare, preferibilmente di persona, se fuori piove o c’è il sole. Questa idea da liberali alle vongole che tutto il giornalismo sia solo “opinione in conflitto” e che ogni versione sia ugualmente valida e meriti lo stesso spazio dinanzi a milioni di spettatori è folle, non solo quando si parla di una guerra, o di una pandemia, ma su qualunque cosa abbia delle conseguenze sociali.
Se intervisto tredici volte una qualunque Jasmine Cristallo che mi riporta – priva di qualunque competenza in merito – che sull’autostrada A1 si aprono da stamattina all’improvviso voragini che inghiottono gli autoveicoli, senza che io vada a verificare quel racconto, non sto facendo giornalismo, ma terrorismo infodemico. Le competenze della Cristallo sulla situazione russo-ucraina, a giudicare dal suo CV, sono le medesime che questa “attivista politica dal basso” ha sulle condizioni dell’autostrada A1. E’ ora che qualcuno lo faccia presente ai “giornalisti” che la invitano a ripetere la propaganda di Putin solo perché “fa figo” dirsi “neneisti” o anti-occidentali.

Quel che Radio Londra o l’ABC non fecero mai

 

Radio Londra o le radio statunitensi prima dell’entrata in guerra dell’Inghilterra o degli USA non hanno mai trasmesso la propaganda di Hitler, e nemmeno quella di Stalin, quando pure UK, USA e URSS erano alleati contro Hitler. E durante la Spagnola nessun giornale o radio americana o europea ha mai dato lo stesso spazio a coloro che sostenevano che il virus non esistesse.

La differenza fra pensiero critico e pensiero laterale che diventa unico e centrale

 

Il pensiero critico è una cosa, quello laterale che diventa unico e centrale è un’altra cosa, ed è un crimine. Soprattutto qualora qualche Procura dovesse mai scoprire che chi trasforma in tv il racconto della guerra russo-ucraina nella diffusione della propaganda di una sola parte, lo faccia non tanto per proprie convinzioni ideologiche anti-occidentali, anti-americane, anti-europeiste – siamo pur sempre il Paese che ebbe il più potente Partito comunista dell’Occidente, dove i putiniani sono ben presenti nel Partito populista, nella Lega di Salvini, in Forza Italia e in quella mezza dozzina di partiti che si autodefiniscono “comunisti”, come se poi Putin non fosse un nazionalista russo con nostalgie imperiali, più che un comunista sovietico – che possono essere liberamente espresse all’interno di una democrazia pluralista, ma perché ne ricava un tornaconto personale.

Come avrei preparato il terreno mediatico se fossi stato Putin

 

Se io fossi stato in Putin, una cosa che avrei certamente tentato di realizzare prima di invadere militarmente l’Ucraina sarebbe stato di destabilizzare il fronte europeo e occidentale infiltrando i mezzi d’informazione e i partiti politici di qualche Paese occidentale con pedine a me fedeli. Alla luce di ciò che vediamo ogni giorno in tv, possiamo essere certi che nulla di tutto ciò è accaduto, in Italia?