C’è ancora troppa gente per strada?

Apologia di Socrate

Gli sceriffi da balcone e i forcaioli da social non hanno dubbi: c’è ancora troppa gente per strada. Che si tratti di corridori solitari che non si avvicinano mai a meno di 30 metri da qualunque al...

MARTIN BUREAU / AFP

Gli sceriffi da balcone e i forcaioli da social non hanno dubbi: c’è ancora troppa gente per strada. Che si tratti di corridori solitari che non si avvicinano mai a meno di 30 metri da qualunque altro essere umano, oppure di compratori compulsivi che vanno a fare la spesa una volta di troppo, il mantra è uno solo, vi muovete ancora troppo.

Premesso che limitare le interazioni nei confronti degli altri esseri umani è fondamentale, serve a rallentare la diffusione del virus e a non saturare le strutture sanitarie, val la pena fare una riflessione su quanto l’orgia di repressione autoritaria (in che altro modo chiamare le limitazioni imposte a chi corre da solo in orari improbabili) abbia un qualche fondamento razionale.

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Partiamo da zero: quel che conta sono i contatti tra le persone.

Dunque, se per assurdo scendessero in strada migliaia di persone, tutte con addosso tutte da astronauta ermeticamente sigillate non ci sarebbe un problema di diffusione del contagio. Viceversa, anche con le strade completamente vuote, ma con mezzi pubblici affollati per via delle corse ridotte, uffici e stabilimenti industriali pieni di gente il contagio può ancora diffondersi.

Che conclusioni trarre allora? Prima di introdurre qualunque inasprimento delle restrizioni esistenti, bisognerebbe analizzare quali provvedimenti stanno funzionando e quali no. E’ anche abbastanza evidente che non tutte le aree del paese possono essere regolate allo stesso modo: in un quartiere cittadino densamente popolato anche scendere a fare la spesa può causare pericolosi assembramenti di persone, mentre in un paese con 4 anime e tre negozi in croce forse si può lasciare che qualche esercizio commerciale anche non essenziale stia aperto se vengono rispettate distanze e misure di sicurezza.

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La differenza tra una caccia alle streghe insensata e la scelta responsabile di misure gravose sta nelle analisi preliminari e le valutazioni tra costi e benefici fatte prima di introdurre i provvedimenti. Altrimenti si finisce per inseguire l’ansia del consenso di fare cose a qualunque costo per dar l’impressione di essere sul pezzo e a forza di far cose si finisce per far danno.

A che serve vietare la vendita di beni non essenziali negli esercizi commerciali che rimangono comunque aperti? Quale contributo dà alla diffusione del contagio comprare dei pennarelli insieme alla carta igienica? Qual è il presupposto razionale di limitare la circolazione di persone che non interagiscono con nessuno?

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Intendiamoci, è una pia illusione basarsi sulla responsabilità individuale e sulle raccomandazioni, non è realistico che funzionino e finora non hanno funzionato. Per questo motivo oltre alle misure cosiddette di mitigazione (quarantene volontarie, distanze di sicurezza nei locali, divieto di eventi e assembramenti pubblici etc) , una volta che il contagio è fuori controllo occorrono misure di soppressione (chiusura di scuole, università e ove possibile, uffici e stabilimenti industriali). Oltre questa fase, la cui utilità e ragionevolezza è nota a chiunque si sia anche minimamente documentato qualunque ulteriore inasprimento deve essere basato su analisi oggettive e valutazioni preliminari. Altrimenti si rischia di vessare il runner che non contagia nessuno mentre si lascia che le metro siano affollate e si allungano le code ai supermercati.

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Ultimo elemento di fondamentale importanza riguarda la strategia che seguirà il blocco: anche ammettendo di riuscire a fermare la circolazione del virus, non è possibile tenere congelata l’economia per sempre o anche solo per i 10-12 mesi entro i quali si spera di avere la disponibilità di un vaccino. Come si affronta la prospettiva del contagio che riparte? Occorre una strategia chiara e sostenibile nel tempo basata su analisi obiettive dei dati disponibili e su valutazioni dei costi e dei benefici condivise con il pubblico in modo trasparente.

In alternativa rimane la “sensazione” che chi si trova al comando stia navigando a vista, e che i numerosi e frequenti provvedimenti siano più il risultato della volontà di farsi vedere sul pezzo che non misure ragionate che fanno parte di un disegno organico.

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