26 Settembre Set 2018 0558 26 settembre 2018

Evasione fiscale: così l'Italia ha sempre aiutato chi non vuole pagare le tasse

Tra condoni fiscali, rientro dei capitali dall'estero, depenalizzazioni e innalzamento delle soglie punibili l'Italia è sempre stata un paradiso per gli evasori. Che ora aspettano sereni la pace fiscale

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ALBERTO PIZZOLI / AFP

Si possono usare anglicismi, formule altisonanti o rassicuranti , ma il voluntary disclosure, il ravvedimento operoso o la pace fiscale rimangono sempre dei condoni, misura alla quale si è spesso ricorsi in Italia, con buona pace di chi le imposte le ha sempre pagate e alla lotta all’evasione (o tax gap, come la chiamano al Mef, per l’appunto). Nulla di nuovo dunque, certo è che per chiamarla “pace” fiscale bisogna avere notevole faccia tosta, dato che una guerra non c’è mai stata. Anzi, gli evasori se la sono sempre passata bene nel nostro Paese, mentre la pressione fiscale per chi le tasse le paga è aumentata sempre di più.

In un Rapporto del Ministero dell'Economia datato 2015 si legge che «non vi è periodo, dal 1970 al 2008, che non sia stato interessato da qualche forma di condono o sanatoria». D’altronde si sa, in Italia ci teniamo alle tradizioni

Dalle sanatorie continue dal 1970 a oggi, alla depenalizzazione del c.d. falso in bilancio voluta da Berlusconi, dalla prescrizione assicurata all’aumento delle soglie volute da Renzi, dai limiti nelle attività di verifica della guardia di Finanza alle pene troppo basse fino alla certezza che tanto un nuovo condono arriverà, ecco perché l’Italia ha un buco tra i 124 e 132 miliardi di euro mai versati.

Gli sconti agli evasori

In un Rapporto del ministero dell'Economia datato 2015 si legge che «non vi è periodo, dal 1970 al 2008, che non sia stato interessato da qualche forma di condono o sanatoria». D’altronde si sa, in Italia ci teniamo alle tradizioni. Tutto iniziò nel 1973 durante il quarto governo Rumor con alla guida del Ministero delle Finanze Emilio Colombo. In piena crisi petrolifera e in vista della nascita delle imposte dirette (Irpef e sostituto d’imposta) si decise per un condono a cui aderirono 2 milioni e 700 mila tra singoli cittadini e imprese assicurando alle casse dello Stato 3 mila miliardi di lire a fronte di un gettito complessivo in quell'anno di circa 20mila miliardi.

Nel 1976 altri 2 mila miliardi arrivano all’erario grazie a un condono valutario. Di ben altra portata il famoso “tombale” varato pochi giorni dopo la vittoria dei Mondiali del 1982 dal ministro socialista Formica durante il governo Spadolini, giustificato dalla necessità di sfoltire il carico delle numerosissime cause tributarie pendenti. Quello varato da Formica – che ha prodotto un introito di 11 mila miliardi – è ancora considerato “il padre di tutti i condoni”.

Tra il 1985 e il 1989 piovono una raffica di sanatorie (quattro nel solo ’89) e nel 1991, durante il governo Andreotti VI, il ministro Formica ci riprova, ma non riesce a replicare il successo dell’82 incassando “solo” 6 mila e 500 miliardi. Nel 1995 tocca al governo Dini con il ministro Fantozzi, che con un concordato fiscale porta in cassa poco meno di 5 mila miliardi di lire.

L’evasione fiscale e Silvio Berlusconi

Un capitolo a parte se si parla di evasione fiscale è pienamente meritato da Silvio Berlusconi. Oltre al condono fiscale del 2003 di Tremonti, per 19,3 miliardi di euro, il primo scudo fiscale per il rientro dei capitali all'estero da 2 miliardi, nel 2009 il governo Berlusconi IV con un altro scudo dà la possibilità agli evasori con i soldi all’estero di mettersi in regola, con la garanzia dell’anonimato, a fronte del pagamento di una somma del 5%, a titolo di imposte, interessi e sanzioni.

Ma il vero capolavoro del Cavaliere resta la depenalizzazione del reato di c.d. falso in bilancio datata 2002. La depenalizzazione riguardava la parte procedibile d’ufficio, mentre rimaneva in vigore quella procedibile a querela di parte: tradotto, lo Stato non poteva più intervenire di sua iniziativa nell’ambito di una verifica qualora il bilancio risultasse falsato, ma solo se il socio o il creditore sporgeva querela. Il che, come disse nel 2002 il giudice Davigo: «equivale a prevedere che il furto è perseguibile solo su querela del ladro». Una modifica del diritto societario che permise a Berlusconi di venire prosciolto nel processo All Iberian 2 per falso in bilancio aggravato con formula “perché il fatto non costituisce più reato”, appunto.

Il premier Conte è tornato invece a parlare di inasprimento delle pene detentive per chi commette reato, che sarebbe cosa buona e giusta, se prima però si abbassassero le soglie alzate da Renzi per finire sotto processo, si consentissero la custodia cautelare e le intercettazioni, se i reati non venissero prescritti e se gli evasori andassero davvero in cella

Il Governo Renzi

Anche Matteo Renzi non si è risparmiato e ha coccolato per bene gli evasori. Nonostante nel 2015 l’ex premier, accanto al ministro della Giustizia Andrea Orlando, annunciasse di aver ripristinato il reato cancellato dal governo Berlusconi, la riforma non eliminava le scappatoie e puniva solo le forme più grezze di falso in bilancio.

Tra gli altri regali agli evasori ricordiamo, in ordine sparso: l’innalzamento da 1.000 a 3.000 euro della soglia per i pagamenti i contanti, l’innalzamento della soglia di rilevanza penale da 50 a 150 mila euro per la dichiarazione infedele e da 50 a 250 mila euro per il mancato versamento dell’Iva, nessuna sanzione prevista per chi non si doti del Pos e nessun obbligo di fatturazione telematica in tempo reale per gli scontrini e le ricevute fiscali che i commercianti al dettaglio dovrebbero fornire ai clienti né per i contribuenti con partita Iva. Nel frattempo anche un altro condono fiscale, chiamato Voluntary disclosure (emersione volontaria dei capitali all’estero) nel 2015.

La pace fiscale dei Salvimaio

Non sono ancora chiari i termini dell’annunciata pace fiscale del governo pentaleghista date le opinioni discordanti tra Di Maio e Salvini sugli eventuali beneficiari. Se Di Maio infatti continua a parlare di “persone in difficoltà, dai piccoli imprenditori alle famiglie”, che prima della crisi avevano sempre pagato quanto dovuto, la Lega si è spinta a proporre l'ampliamento dello sconto a chi ha evaso fino a un milione di euro.

Il vero cambiamento per l’Italia sarebbe non penalizzare e smettere di prendere in giro i contribuenti onesti sempre più esasperati e fare la guerra ai ladri

Dato che anche - e soprattutto - per colpa di chi non paga le tasse l’Italia è uno dei paesi al mondo con la più alta pressione fiscale (42,5%) l’autonominatosi “governo del cambiamento” dovrebbe pensare a fare la pace con chi le tasse le ha sempre pagate e magari fare la guerra a chi impunemente le evade. Il premier Conte è tornato invece a parlare di inasprimento delle pene detentive per chi commette reato, che sarebbe cosa buona e giusta, se prima però si abbassassero le soglie alzate da Renzi per finire sotto processo, se fossero previste la custodia cautelare e le intercettazioni, se la Guardia di Finanza potesse ampliare i soggetti dell’accertamento durante le verifiche al di là del soggetto o società esaminata, se i reati non finissero prescritti, perchè prima di finire in cella i grandi evasori devono essere portati in Tribunale.

Perché il vero cambiamento per l’Italia sarebbe smettere di prendere in giro e penalizzare i contribuenti onesti sempre più esasperati e fare la guerra ai ladri. Altro che pace.

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