7 Gennaio Gen 2019 0600 07 gennaio 2019

Sanremo, sette domande ai vertici Rai sul conflitto d’interessi di Claudio Baglioni

Può il direttore artistico di un Festival essere legato a doppio filo con case discografiche e impresari che decidono quali saranno gli artisti che parteciperanno? Ecco sette domande rivolte alla dirigenza Rai. Per un Sanremo, finalmente, trasparente

Claudio Baglioni
Foto dal profilo Facebook

Egregio dott. Salini, Amministratore Delegato della RAI, egregio dott. Foa, Presidente della RAI.

Parliamo del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, giunto alla sessantanovesima edizione. Da sempre la RAI stipula coi direttori artistici Claudio Baglioni contratti in cui è presente una clausola di trasparenza, doverosa trattandosi di servizio pubblico. Nello specifico, la formula del contratto recita:

Resta convenuto che ella non dovrà essere in rapporto giuridico con gli artisti, gli autori, le case discografiche, le società editoriali-musicali, le c.d. etichette indipendenti et similia che parteciperanno al Festival della Canzone Italiana. Le precisiamo pertanto a titolo esemplificativo che ella non potrà avere titolarità e/o proprietà, anche attraverso partecipazioni sociali o cointeressenze, nonché cariche sociali o incarichi di responsabilità nell’ambito delle case discografiche, delle società editoriali-musicali, delle c.d. etichette indipendenti et similia che parteciperanno al Festival della Canzone italiana. Laddove ella si dovesse trovare in qualsivoglia situazione d’incompatibilità di cui sopra, ce ne dovrà dare immediata comunicazione. Agli obblighi di cui alla presente clausola viene consensualmente attribuito carattere di essenzialità nel nostro interesse.

Bene.

Claudio Baglioni, direttore artistico della sessantonovesima edizione del Festival della Canzone Italiana, è sotto contratto discografico con Sony Music Italia. Della medesima major, direttamente o come distribuiti, sono stati scegli da Claudio Baglioni e dalla giuria da lui presieduta: Achille Lauro, Anna Tatangelo, Daniele Silvestri, Einar, Enrico Nigiotti, Francesco Renga, Il Volo, Simone Cristicchi, oltre che il superospite già annunciato Biagio Antonacci.
Claudio Baglioni, direttore artistico della sessantonovesima edizione del Festival della Canzone Italiana, è sotto contratto come management e booking con la Friends & Partners, società parte della multinazionale CTS Eventim, a sua volta socia di maggioranza di Vivo Concerti e Magellano Concerti.
Delle medesime agenzie sono stati scelti da Claudio Baglioni e dalla giuria da lui presieduta Francesco Renga, Nek, Il Volo, Paola Turci, Ultimo, Irama, Ex-Otago, oltre che i super ospiti già annunciati Laura Pausini, Biagio Antonacci e Luciano Ligabue.

A fronte di detta clausola e di quanto abbiamo scritto in un precedente articolo vi pongo le seguenti domande:

-Che fine ha fatto la salvaguardia di questo principio che dovrebbe essere un baluardo invalicabile per la tv pubblica?

-Nello stipulare il contratto con Claudio Baglioni è stata mantenuta detta clausola?

-Se sì, pensate sia stata rispettata?

-Siete sicuri che un artista legato da contratto a una casa discografica e a una agenzia di booking alle quali sono legati una buona porzione degli artisti da lui selezionati rappresenti la migliore garanzia di trasparenza?

-È vero che per conferire con il direttore artistico è stato necessario ed è tuttora necessario passare dal suo impresario, immancabile a qualsiasi riunione inerente il Festival?

-Potrebbero in futuro i dirigenti Rai essere chiamati a rispondere personalmente delle conseguenze di decisioni prese da incaricati in aperto conflitto d’interesse?

Ultima domanda, piuttosto centrale in un momento storico come questo, scosso dal vento di cambiamento:

-La RAI, televisione del servizio pubblico, sta dando al Paese un bell’esempio di trasparenza?

In attesa di vostre cortesi risposte porgo i miei saluti

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