7 Febbraio Feb 2019 0600 07 febbraio 2019

Il leader dei gilet gialli italiani: “Vogliamo uscire dall'Ue, un referendum per mandare Salvini a casa e commissioni popolari nei palazzi del potere”

Il 9 febbraio a Roma ci sarà la prima manifestazione dei gilet jaunes italiani promossa dall’attivista napoletano Antonio Del Piano che ha lanciato il programma in Rete: "Manifestiamo contro il governo e non vogliamo essere strumentalizzati dal M5S, il reddito di cittadinanza è una barzelletta"

Gilet Gialli_Linkiesta

Occupano da mesi le strade e le piazze di tutta la Francia per protestare contro Macron, la globalizzazione e tutto ciò che sa di establishment. Da mesi Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista cercano di dare a loro un appoggio politico e il 5 gennaio hanno incontrato alcuni suoi esponenti più estremisti. I gilet gialli francesi sono il movimento spontaneo più interessante degli ultimi anni e più d’uno in Italia ha cercato di imitarli. Il primo è stato Giancarlo Nardozzi, venditore ambulante di Torino, che ha creato la pagina Facebook “Coordinamento nazionale gilet gialli in Italia”. Poi c’è stato Salvatore Bussu, l’allevatore sardo che prima ha depositato all'ufficio brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico il logo "Gilet gialli" e dopo solo un mese ha già detto addio alla politica. Ora è il turno dell’attivista napoletano Antonio Del Piano, ex membro del club Forza Silvio, ex candidato sindaco di Napoli con la lista “Ricomincio da 10” e fan dei video del filosofo Diego Fusaro, come testimonia il suo canale Youtube. Del Piano è il promotore della prima vera manifestazione del movimento, prevista per il 9 febbraio a Roma, in piazza della Repubblica. Quanta gente parteciperà? Vedremo. Intanto nel manifesto politico che gira in Rete, il nuovo leader dei gilet gialli italiani promette più sovranismo, un referendum revocativo e commissioni popolari all’interno dei palazzi del potere.

Del Piano, si considera il leader dei gilet gialli italiani?
Ho creato il sito www.giletgialli.it che gestisco con altre dieci persone per distinguerci dagli altri movimenti nati finora in Italia. Ma a differenza loro io ho parlato con Eric Drouet, uno dei leader dei gilet jaunes che mi ha reso moderatore del gruppo Facebook ufficiale del movimento francese. Per entrare in quel gruppo, serve la mia autorizzazione. Etichette a parte, siamo persone comuni che si mettono un gilet giallo addosso. Da anni faccio l’attivista e mi occupo di combattere il sistema.

Partiamo dal sistema, ci dica la prima cosa che volete cambiare.
Vogliamo riconquistare la nostra sovranità, nazionalizzare le banche, le industrie, le autostrade, vogliamo abolire l’obbligo di fare i vaccini, una legge per limitare le agenzie interinali e chiediamo di dimezzare le accise su carburanti, gas e luce.

Vasto programma direbbe De Gaulle. Alcuni punti del vostro manifesto sono vicini a quelli del Movimento 5 stelle, come la nazionalizzazione delle autostrade. Di Maio e Di Battista hanno incontrato i gilet jaunes francesi, vi hanno contattato?
No, e non vogliamo essere strumentalizzati da alcun partito. Giustamente gilet jaunes hanno già mandato a quel Paese il Movimento 5 stelle. Noi siamo un movimento popolare indipendente e incompatibile con i grillini.

Non siete a favore della democrazia diretta?
Non vogliamo la democrazia diretta, ma la sovranità diretta e partecipativa.

Non è la stessa cosa?
No, vogliamo sostituire il termine “democrazia” con “sovranità” concretamente modificando la Costituzione italiana. Vogliamo introdurre due nuovi tipi di referendum: il propositivo e il revocativo, come chiedono i gilet jaunes.

Cioè?
La maggioranza dei cittadini può decidere di mandare a casa il ministro, parlamentare o sottosegretario che non rispetta quanto promesso ai cittadini. Bisogna cambiare l’etica di come si fa campagna elettorale in Italia.

Mi faccia il nome di un ministro.
Matteo Salvini, perché ha promesso in campagna elettorale di combattere il problema dell’immigrazione ma a parte la pagliacciata dei porti chiusi non sta facendo nulla. di concreto, anzi fa pure danni. Per esempio non ha stroncato fin dall’inizio il Global compact. Il referendum revocativo non sarà l’unico strumento di controllo che abbiamo in mente per controllare i politici.

Ne dica un altro.
Vogliamo istituire le commissioni popolari dentro i palazzi del potere. Nei Comuni, nelle Regioni, nei ministeri, ma anche dentro l’Inail e l’Inps ci devono essere dei cittadini che riportino al popolo il lavoro quotidiano dei politici, facendo anche opposizione e mettendo il veto a dei provvedimenti, se serve. Il popolo deve essere coinvolto nelle decisioni politiche del Paese.

E come sceglierete i componenti di queste commissioni popolari?
Bisogna studiarlo bene, ma potrebbero essere scelti a rotazione tra i cittadini delle località interessate. Dobbiamo ritornare allo spirito dei “Sedili” di Napoli, ovvero dei parlamentini del ‘500 e ‘600 in cui popolo si adunava e prendeva le decisioni per la città (in realtà 5 seggi erano destinati ai nobili e solo uno a un rappresentante del popolo, ndr). Ma non abbiamo ancora parlato del punto più importante del nostro manifesto.

Quale?
L'Italexit. Ci ricordiamo i manifesti di Salvini che durante la campagna elettorale prometteva di uscire dall’euro e dall’Unione europea. Un’altra promessa non mantenuta della Lega. Noi invece vogliamo farlo davvero.

Quindi volete ritornare alla Lira?
No, la Lira ormai è storia passata. L’Italia deve però riappropriarsi della sovranità monetaria con una Banca centrale che stampi una nuova moneta con un nuovo nome. Dobbiamo tornare a essere una potenza mondiale.

Facile proporlo, difficile farlo.
Intanto sparirebbe il debito pubblico e non saremmo più ostaggio di politiche bancarie internazionali.

Ma lo Stato non potrebbe più pagare pensioni, servizi e stipendi dei dipendenti pubblici se i nostri titoli di Stato valessero zero.
Il debito pubblico è una truffa colossale, è fasullo. E le banche centrali fingono di prestarci soldi che non esistono. Riguardo invece i Bot e Cct che hanno acquistato i privati bisognerebbe trovare una soluzione, ma l’Italia ha la forza di stabilire una nuova moneta, non è il Sud Africa, con tutto il rispetto.

L'Italia non è il Sud Africa, ma potrebbe diventare l’Argentina del 2001 che andò in default.
L’80% del debito pubblico lo dobbiamo alla Bce ma è fatto su una base truffaldina, quello lì non va pagato. Ma troveremo il modo.

Cosa ne pensa del reddito di cittadinanza?
Una barzelletta. Non si capisce come e quando partirà. Non sono razzista ma il reddito di cittadinanza dato a chi non è italiano e risiede qui da 10 anni non va bene. Non si sa se hanno lavorato, se hanno spacciato. Andava studiato in modo diverso, ma è stato fatto tutto di fretta, è solo un modo per prendere voti alle elezioni europee.

A proposito di elezioni europee, vi presenterete a maggio?
No, non vogliamo legittimare un’unione a cui non crediamo. Prima vogliamo capire quanti saremo e poi decidere se partecipare e come alle prossime elezioni amministrative, regionali o nazionali.

Ecco, quanti sarete alla manifestazione del 9 febbraio a Roma?
Non so se saremo dieci, cento, mille o un milione. Non ci interessa il numero. Non ci fermeremo. Faremo anche un evento a fine mese a Napoli che raggrupperà varie parti del Sud. Ma torneremo anche a Roma per fare un grande dibattito pubblico con economisti e professori. Senza partiti, sindacati e partiti, compreso il Movimento 5 stelle.

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