RImane solo la Tav
20 Febbraio Feb 2019 0600 20 febbraio 2019

Tutti i totem sono caduti: ormai il Movimento 5 Stelle non esiste più

Con il no all’autorizzazione a procedere per Salvini, il M5S ha perso definitivamente la sua verginità politica. Dallo streaming agli F35 sono caduti tutti i totem politici che hanno reso il Movimento diverso dagli altri partiti. E il reddito di cittadinanza rischia di partire tardi e male

Movimento 5 stelle Di Maio_Linkiesta

Il Movimento 5 stelle è appeso al Tav per evitare il suicidio politico. Il no all’alta velocità Torino Lione e il vincolo del doppio mandato (a rischio) sono gli ultimi due totem politici ancora intatti del Movimento. Su questi due temi Luigi Di Maio si giocherà il suo futuro. Perché il reddito di cittadinanza su cui i pentastellati hanno puntato tutte le loro fiches politiche rischia di partire tardi e male. E senza verginità politica, il Movimento è un partito come tutti gli altri. Dopo nove mesi di governo, il vero cambiamento sembra solo quello dei principi. Perché finora il M5S ha derogato a tutte le regole che si era autoimposto. Dalla diretta streaming per rendere trasparenti le decisioni politiche al divieto di alleanze con gli altri partiti, dalla restituzione di una parte dello stipendio dei parlamentari a «Fuori i partiti dalla Rai». Così come l’esame di diritto costituzionale per tutte le cariche elettive, il no all’acquisto degli F35 o la rotazione dei capigruppo in Parlamento. Il M5S si è rimangiato tutto. Queste e altre deroghe le ha riassunte bene il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, in un lungo post su Facebook. Solo un ex attivista e amante ferito avrebbe potuto redigere una lista così accurata.

Con il caso Diciotti è caduto l’ultimo birillo: l’immunità per i parlamentari. Quello è il punto di non ritorno. Usare l’arma della “Casta” tanto disprezzata per salvare l’alleato di governo, utilizzando come scudo gli attivisti della piattaforma Rousseau è un autogoal che nemmeno il peggior detrattore avrebbe potuto immaginare. E hanno fatto tutto da soli. Perché il Movimento 5 stelle era stato finora il migliore a comunicare in modo diretto con slogan efficaci e senza compromessi logici. Negli ultimi giorni i pentastellati si sono applicati con un certo imbarazzo nell’arte sofisticata di spiegare all’opinione pubblica dei cavilli giuridici, chiarendo che il Senato non voterà l’autorizzazione a procedere contro Salvini ma deciderà se il governo ha compiuto una scelta legittima nell’interesse nazionale. Può essere l'articolo 96 della Costituzione e non la classica immunita del art, 68. Va bene ma è una sottigliezza che la comunità dei 1500 lettori informati può capire e i 52mila che hanno votato nel Blog delle Stelle giustificare. Ma oltre 10 milioni di italiani hanno votato il Movimento 5 stelle anche per come semplificava e banalizzava certi temi. E a loro arriva solo l’eco dell’eco dell’eco di ciò di cui si dibatte ogni giorno sui giornali e nei talk show. E questo è il messaggio passato finora: dopo aver gridato per anni “onestà” i grillini hanno salvato Matteo Salvini dal processo per mantenere la poltrona.

Basta con 'sti cazzo di scontri, ora c'è da far ela politica vera ha detto Beppe Grillo. Ma come? Il Movimento che ha fatto della sua verginità politica un manifesto culturale, dopo sei anni nel Parlamento da aprire come una scatola di tonno e nove mesi del governo che doveva cambiare l’Italia ha scoperto che la politica è sangue e merda? Non è mai troppo tardi. Ma senza streaming, rendicontazioni, uno vale uno, cosa rende il M5Sdiverso dagli altri?

Si vede il disagio del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e di Luigi Di Maio nello spiegare in tv perché non sono più duri e puri. Si percepisce l'imbarazzo di alcuni irriducibili grillini come Mario Giarrusso che ha mimato ai colleghi del Partito democratico il gesto delle manette dopo il voto della Giunta per le immunità del Senato. Un gesto da giustizialista della prima ora fatto però dopo un voto che più garantista non si può. Quanto potrà andare avanti questa contraddizione?

La nuova linea politica l’ha riassunta ieri il garante del Movimento, Beppe Grillo, al teatro Brancaccio di Roma, dove va in scena il suo spettacolo: “Insomnia”: «Basta con 'sti cazzo di scontrini, ora c'è da fare la politica vera». Ma come? Il Movimento che ha fatto della sua verginità politica un manifesto culturale, dopo sei anni nel Parlamento da aprire come una scatola di tonno e nove mesi nel governo che doveva cambiare l’Italia ha scoperto che la politica è sangue e merda? Non è mai troppo tardi. Ma senza streaming, rendicontazioni, uno vale uno, cosa rende il Movimento 5 stelle diverso dagli altri? «La post ideologia poteva funzionare fin quando il M5S prometteva di rispettare valori “prepolitici”: l'onestà, la trasparenza, il ricambio della classe dirigente» spiega l’esperto di comunicazione politica Dino Amenduni. «Ma questi valori sono venuti meno e il Movimento si sta appiattendo su posizioni di destra. Diventa difficile per un elettore di sinistra votare ancora per loro. Credo ci sia un lento ritorno al bipolarismo destra sinistra. Le Regionali in Abruzzo e forse quelle in Sardegna saranno la spia di questo cambiamento».

Il dubbio è che il M5S sia ormai in mezzo al guado. Brutta copia della Lega se vanno a destra e sputtanati se tornano a sinistra. Il ritorno del figliol prodigo Alessandro Di Battista, l’anima del Movimento, che avrebbe dovuto recuperare i voti della base ha peggiorato i sondaggi, già in discesa.

E dire che i 5 stelle hanno passato mesi a caricare il loro bazooka politico: il reddito di cittadinanza, e ora rischiano di sparare a salve. Perché alcuni governatori hanno annunciato il ricorso contro le assunzioni dei navigator e rischiano di rallentare l’efficacia del provvedimento. «È l’unica variabile imprevedibile che potrebbe salvare o condannare il Movimento. Bisognerà capire se sarà attuato entro maggio, quanta gente effettivamente ne beneficerà e se gli esclusi si faranno sentire più degli inclusi», spiega Amenduni. «Facciamo attenzione a dare i 5 stelle morti politicamente. Soprattutto nel Centro Sud la classe dirigente locale grillina è ancora percepita come “nuova” e ha come rendita politica il forte sentimento di malessere dell’elettorato verso chi li ha amministrati in questi anni. Lì c’è ancora un capitale di verginità politica da poter usare, soprattutto dei politici locali meno esposti» spiega Amenduni.

Cosa può fare ora il Movimento? In politica nulla è certo e il colpo di coda del M5S potrebbe essere fare la guerra alle regioni che non lasceranno attuare il Rdc, polarizzando il dibattito e chiedendo voti alle europee per poterlo realizzare. La carta del «non ci hanno lasciato lavorare» funziona bene quando non c’è alternativa. Ma con la Lega in ascesa rischia di essere un appello vuoto, un contenuto buono solo per riempire le pagine di un libro sulle analisi della sconfitta. «Se tornerà il bipolarismo, dopo le europee la via di fuga potrebbe essere coprire quel buco a sinistra con una proposta più radicale. Passare da Di Maio culturalmente di destra, a Fico non si fa in una giornata. Più o meno è come passare da Cameron a Corbyn, non si fa in una giornata», commenta Amenduni.

Il dubbio è che il M5S sia ormai in mezzo al guado. Brutta copia della Lega se vanno a destra e sputtanati se tornano a sinistra. Il ritorno del figliol prodigo Alessandro Di Battista, l’anima del Movimento che avrebbe dovuto recuperare i voti degli elettori meno filoleghisti ha peggiorato i sondaggi, già in discesa. Senza contare che Di Battista, il 29 gennaio aveva detto che il M5S avrebbe dovuto votare sì all’autorizzazione a procedere per Salvini, ma dal 13 febbraio non pubblica più post su Facebook. L'imbarazzo è palese e l'ultimo disperato tentativo potrebbe essere quello di evitare in tutti i modi di aprire il cantiere della Tav, l'ultimo simbolo della purezza degli ideali grillini. L'ironia della sorte è che la Tav rappresenta il tema forte del partito più in ascesa di tutti: la Lega. E il suo leader Matteo Salvini non ha processi che potranno fermarlo, grazie al M5S.

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