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29 Marzo Mar 2019 0600 29 marzo 2019

Basta sussidi alle fonti fossili, usiamo quei 18 miliardi per rimettere a posto l’Italia

Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente: "Ogni anno il Governo fa esenzioni su tasse e accise, sconti su canoni e concessioni a chi estrae gas e petrolio. Ma le fonti rinnovabili sono competitive: sappiamo i danni alla salute e al clima che producono i fossili"

Estrazione Petrolio_Linkiesta
HAIDAR MOHAMMED ALI / AFP
HAIDAR MOHAMMED ALI / AFP

«È colpa dei vincoli e dei burocrati di Bruxelles se sono bloccati gli investimenti di cui il Paese ha bisogno!». Abbiamo sentito ripetere talmente tante volte questi slogan che ci siamo quasi convinti che il nostro Paese non abbia margini di manovra per cambiare la difficile situazione che stiamo attraversando, se non nella direzione di ulteriori tagli, e meno che mai li abbia per scegliere la strada della transizione verso un economia sostenibile da un punto di vista sia ambientale che sociale. Non è così, al contrario se si guarda con attenzione dentro il bilancio dello Stato si scoprono rendite e privilegi di cui godono proprio coloro che estraggono gas e petrolio, oppure le imprese che producono energia elettrica con vecchie centrali a carbone o a olio combustibile. Sia chiaro, queste regole erano motivate da ragioni sociali e economiche che avevano senso fino a qualche anno fa per garantire un energia a prezzi accessibili per tutti. Ma oggi che le fonti rinnovabili sono competitive, e che conosciamo i danni alla salute e al clima che provocano le fonti fossili, perché non cambiare?

La descrizione dei sussidi diretti e indiretti contro il clima è pubblicata in un dossier realizzato da Legambiente che mette in fila i 18 miliardi di euro all’anno tra esenzioni su tasse e accise, sconti su canoni e concessioni. Alcuni esempi sono davvero incredibili, come il fatto che sulle isole minori italiane baciate dal sole si regalino milioni di euro a vecchi impianti diesel. O che non si paghino tasse per estrazioni di petrolio e gas sotto certe soglie e che le royalties che Eni paga alle Regioni poi le possa dedurre dalle tasse. Ci ripetiamo, ai tempi di Enrico Mattei il sistema fiscale messo in piedi dal nostro Paese aveva un senso. Ma oggi? In questi anni anche i 5 Stelle si erano battuti contro questi sussidi, denunciando giustamente le scelte contraddittorie del Ministro Calenda, ma ora che sono al Governo sembra che non siano più una priorità.

Addirittura il Catalogo dei sussidi che il Ministero dell’Ambiente annualmente dovrebbe, per Legge, pubblicare proprio quest’anno è saltato e non se ne hanno notizie. Più grave è che nella proposta di Piano energia e clima presentata dal Ministro dello Sviluppo economico Di Maio il tema sia solo accennato e che ogni intervento sia rinviato a livello europeo. Davvero chiamare in causa Bruxelles è quanto di più ipocrita si possa fare, perché è completamente nelle mani del Governo italiano la decisione rispetto a scelte di fiscalità che riguardano le trivellazioni o i sussidi agli autotrasportatori, il miliardo e mezzo di Euro di sconti di cui beneficia il trasporto aereo, come i 5 miliardi che vale la differenza di tassazione tra la benzina e il diesel, con vantaggio proprio per il carburante più inquinante.

Per le rinnovabili non servirebbero neanche risorse, perché anche solo cancellando questi sussidi sarebbero competitive. La sfida piuttosto è politica, perché occorre accompagnare nei diversi settori una transizione che cambia abitudini e cancella privilegi.

La responsabilità di cambiare questa situazione spetta al Governo, che dovrà spiegare perché queste risorse oggi date alle fossili non possano essere spostate per rilanciare la sanità, la scuola, la manutenzione del territorio. Per le rinnovabili non servirebbero neanche risorse, perché anche solo cancellando questi sussidi sarebbero competitive. La sfida piuttosto è politica, perché occorre accompagnare nei diversi settori una transizione che cambia abitudini e cancella privilegi. Per cui agli autotrasportatori bisognerà spiegare che i sussidi non saranno più a pioggia per i pedaggi autostradali e per i carburanti ma per investimenti che consentano di ridurre i consumi e di accelerare una logistica che utilizzi al meglio trasporto su gomma, su ferro e su nave. Gli stessi obiettivi valgono per le centrali elettriche e per il trasporto aereo, per passare da un sistema di distribuzione di risorse senza criteri a uno che spinga gli investimenti in efficienza. Sono innovazioni di cui il nostro Paese ha uno straordinario bisogno anche per creare lavoro di qualità, con competenze che permettano di affrontare la concorrenza.

In un appassionato intervento al Congresso degli Stati Uniti pochi giorni fa, la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha denunciato la falsità e assurdità delle accuse lanciate contro la sua proposta di Green New Deal, che viene descritto come un provvedimento pensato per le elite. Lo vadano a dire, ha risposto, ai bambini che soffrono di asma nel Bronx per l’inquinamento dell’aria o agli abitanti di Flint, nel Michigan con malattie ai reni e al fegato per colpa di un acqua che non era potabile perché piena di piombo. Il primo passo per la rivoluzione verde di cui abbiamo bisogno comincia con il coraggio di dire basta a regole che garantiscono privilegi senza senso per qualcuno e di aprire ad un cambiamento capace di restituire una speranza nel futuro

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