Quando è troppo è troppo
20 Giugno Giu 2019 0600 20 giugno 2019

Mario Tozzi: “Le dichiarazioni di emergenza climatica? Fanno ridere. Politici, iniziate ad agire davvero”

Parla il geologo ed autore televisivo di molti programmi scientifici: “Finora si è fatto finta di niente di fronte al problema, ma siamo davanti ad una scelta obbligata”. E per mettere con le spalle al muro i governi che non rispettano le loro promesse “I giovani trovino alleati forti”

Mario Tozzi_Linkiesta
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Gli ultimi, in ordine sparso, sono stati Milano, Londra, Papa Francesco e il Canada. Ma malgrado ormai quella di dichiarare l’emergenza climatica sia diventata una pratica sempre più diffusa, viene da chiedersi quanto non sia soltanto una moda. A maggior ragione se poi ci sono istituzioni che, a fronte di grandi annunci, adottano comportamenti contraddittori. È il caso del Canada, che nemmeno 24 ore dopo aver fatto la sua dichiarazione ufficiale di impegno per il contrasto del cambiamento climatico ha deciso di finanziare un oleodotto stanziando 5 miliardi di dollari. A puntare il dito è stata Greta Thunberg su Facebook: siamo certi che la sua eco non passerà inosservata. Ma di esempi di questo tipo se ne conterebbero a decine, a volerli raccogliere tutti.

Se nonostante i gridi di allarme e le innumerevoli conferenze sul clima ad oggi le emissioni globali sono in crescita, infatti, almeno il dubbio che qualcosa non stia funzionando nel modo giusto viene. «Se dalle dichiarazioni di emergenza discendono dei provvedimenti concreti, allora sono credibili. Il problema è che troppo spesso i comportamenti delle istituzioni sono contraddittori», spiega a Linkiesta Mario Tozzi, il geologo, divulgatore scientifico e personaggio televisivo noto per programmi come Geo&Geo, Gaia e Atlantide. Tozzi, che ha partecipato in prima persona agli scioperi globali per il clima, compreso quello del 15 marzo, ammira gli sforzi compiuti finora dai giovani dei Fridays For Future. Ma se i governi predicano bene e razzolano male, l’impegno dei giovani sarà sufficiente? «Questi sono ragazzi che la maggior parte delle persone ha preso in giro, ma sono anche quelli che si sono letti i rapporti IPCC, che vanno in giro in bici e nello zaino si portano la borraccia. Già solo queste tre cose sono esempi di un comportamento coerente. All’inizio pensavo che potessero sfondare questo muro, il problema è che la questione è stata normalizzata».

«Tutti danno ragione agli scienziati, ma poi sui rimedi tutti scappano. E allora come la mettiamo?»

Mario Tozzi

A furia di applaudire per Greta Thunberg a tutte le conferenze a cui ha preso parte, forse i rappresentanti delle istituzioni si sono dimenticati di agire di conseguenza. «La scienza parla chiaro: se vogliamo ridurre impatto dell’uomo sul clima, dobbiamo azzerare progressivamente le emissioni che alterano il clima, cioè le attività produttive. La confusione nasce dal fatto che tutti danno ragione agli scienziati, ma poi sui rimedi tutti scappano. E allora come la mettiamo?», domanda Tozzi. E davvero non serve andare lontano: anche l’Italia è colpevole di gravi mancanze e di profonde contraddizioni quando si tratta di lotta ai cambiamenti climatici. «Noi stessi aderiamo al protocollo 20-20-20, quello che prevede di ridurre le emissioni climalteranti affidandoci alle energie rinnovabili per il 20%. Eppure abbiamo concesso permessi per nuove ricerche di petrolio e trivellazioni», dice l’esperto. «Vogliamo parlare di decarbonizzazione? Almeno interrompiamo le esplorazioni sul nostro territorio».

Nonostante l’umanità intera sia minacciata da innalzamenti di temperatura che presto renderanno impossibile la vita sul pianeta, però, le istituzioni sembrano rimanere sorde anche ai richiami più banali e dettati dal puro e semplice buon senso. Eppure non è la prima volta che il mondo si trova di fronte ad una sfida ambientale importante. A questo proposito, Tozzi cita il famoso caso del buco nell’ozono: «Quando si scoprì lacerazione nello strato di ozono dell’atmosfera e si rilevò che i raggi ultravioletti arrivavano fino a noi, si rilevò che erano aumentati i casi di tumori della pelle. Gli ambientalisti gridarono allarme, gli scienziati studiarono il fenomeno, arrivando a prendere il premio Nobel (Frank Sherwood Rowland, ndr) per questo, e insieme riuscirono a imporre il bando delle sostanze CFC a livello globale. Il mondo economico subì un contraccolpo, certo, ma intanto le lacerazioni si sono arrestate e in qualche caso si stanno anche ricomponendo. Questo ci dice che, se la volontà c’è, si può fare».

«Bisognerebbe saldare le proteste dei ragazzi con altre che possano avere più peso. Qui vedrei molto bene tutti i lavoratori che fanno lavori climalteranti incrociare le braccia dicendo "non lo faccio più"»

Mario Tozzi

Malgrado anche la storia ci insegni che le cose si possono cambiare, però, nemmeno questo ad oggi basta a motivare la politica ad agire. Perché di una questione politica si tratta: «Il mercato non lo risolve questo problema, altrimenti l’avrebbe già risolto», prosegue Tozzi. «Ci vorrebbe chi, come fece Obama e come non sta facendo Trump, si accollasse l’idea che il mondo nuovo sarà un mondo in cui il carbonio diminuirà progressivamente, e che proteggesse le aziende che fanno questa scelta senza contraccolpi enormi. Ma se non ci riesce il Papa e se non ci riescono i nostri stessi figli, chi lo può fare? L’adulto che si ritrova il ragazzino che gli punta il dito non ci sta, perché si sente in colpa, e fanno bene a sentirsi in colpa!».

Se persino a livello internazionale le istituzioni non sono in grado di autoregolamentarsi - «La conferenza di Parigi è un accordo su base volontaria che fa ridere, e in più nessuno controlla davvero. Qui ci vorrebbero accordi obbligatori su base internazionale», dice Tozzi - non resta che fare in modo che l’opinione pubblica abbia un peso tale da non poter essere più ignorata. «Bisognerebbe saldare le proteste dei ragazzi con altre che possano avere più peso. Io quando sono andato a manifestare ho chiesto scusa ai ragazzi per non essere scesi noi in piazza dieci anni prima, noi già le sapevamo queste cose. Qui vedrei molto bene tutti i lavoratori che fanno lavori climalteranti incrociare le braccia dicendo "non lo faccio più"», dice Tozzi.

E infine, non solo per salvare l'umanità, ma anche la nostra sanità mentale, smettiamola di dare credito a teorie complottiste che non fanno altro che allungare i tempi inutilmente: «La stampa qualche giorno fa ha riportato che le cinque principali compagnie petrolifere statunitensi in tre anni hanno speso 1 miliardo di dollari per fare controlobbying sulle legislazioni ambientali nei singoli paesi. Qualcuno ha davvero il coraggio di dire che il potere forte è Greta?».

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