L’intervista
25 Luglio Lug 2019 0600 25 luglio 2019

Gherardo Colombo: “La sanzione non basta. La corruzione va sconfitta con la cultura”

Parla l'ex magistrato di Mani pulite, tra giustizia, politica e separazione dei poteri: “Posso dire che la magistratura dà sempre fastidio all’esecutivo, ma adesso, perlomeno da una parte consistente dell’esecutivo, non viene tollerato più il controllo giurisdizionale”

Gherardo Colombo

Cambia la formazione, ma il carattere rimane. Quel pool di Mani pulite che, sabato scorso, ha dato l’addio all'ex procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli, scomparso a 89 anni, adesso ha come membro più anziano l’ex magistrato Gherardo Colombo. Quella visione lucida degli eventi che li ha accompagnati durante la storica inchiesta è ancora intatta, come del resto l’eredità che il collega lascia negli annali della magistratura. «La Costituzione garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Ma occorre che i magistrati vogliano essere indipendenti, e questo a volte non si verifica per una serie di motivi. Si vive meglio evitando di guardare nei cassetti del potere, per esempio».

Colombo scava nel passato, senza mai abbandonare la condizione attuale. La piaga della corruzione, oggi più di prima, condanna il Paese, mentre gli attriti con la politica rimangono una costante duratura. «Ci sarà sempre qualcuno che corrompe, qualcuno che uccide o che ruba. Ma la questione riguarda le dimensioni del fenomeno. In Italia la corruzione, oggi, è molto diffusa, a qualsiasi livello».

Gherardo Colombo, dopo 27 anni da Mani Pulite ci troviamo di fronte a nuovi casi emblematici di corruzione. Sarà mai possibile sradicare questo seme in Italia?

È tutta questione di quantità. Ci sarà sempre qualcuno che corrompe, qualcuno che uccide o che ruba. In Italia, tuttavia, il fenomeno della corruzione, ad oggi, è un fenomeno molto diffuso, a qualsiasi livello. Perché questa possa essere messa ai margini, credo che sia necessario fare qualcosa di diverso di quello che prevalentemente si fa.

Può fare un esempio?

Bisogna operare molto nel settore educativo. Le regole, le leggi, si osservano solo molto raramente, perché si temono le sanzioni. Non si osservano perché non si condividono. Abbiamo un numero di omicidi sostanzialmente basso rispetto a tanti altri Paesi, nonostante l’Italia non preveda la pena di morte e la giustizia funzioni in spesso modo piuttosto approssimativo. Fatta la proporzione con il numero degli abitanti, in Italia si uccide almeno sei volte in meno che negli Stati Uniti: questo perché per cultura gli italiani, nonostante la presenza della camorra e della mafia, nel complesso pensano che non sia bene farlo, e non, generalmente, per paura della sanzione.

Non esagera affatto. Sotto il fenomeno della corruzione, Mani Pulite non è servito a niente. Ovviamente ci ha permesso di scoprire tante cose, ma la cui utilità si è fermata lì

Gherardo Colombo

Ha usato spesso la formula “è una questione di cultura”. A fronte di quello che vediamo oggi, è un azzardo dire che Mani pulite non è servito a nulla?

Non esagera affatto. Quanto al ridurre in un angolo la corruzione, Mani Pulite non è servita a niente. E’ stato svelato il sistema della corruzione (e questo è un effetto positivo), ma contemporaneamente si può dire che quell’indagine è stata la dimostrazione scientifica che quando un fenomeno è così diffuso, così radicato e articolato come era la corruzione in Italia, il processo penale non è lo strumento adatto per affrontarla. Tanto che Mani Pulite è finita ma Tangentopoli no.

A margine degli ultimi casi di cronaca che coinvolgono la magistratura, crede che quest’ultima debba riaffermare la propria credibilità?

Credo che, in linea di massima, la magistratura sia destinata a non godere di grande stima, proprio per le caratteristiche della sua funzione, e specie in un Paese come il nostro in cui la trasgressività è particolarmente elevata. Il giudice penale condanna, nel civile la metà di coloro che arrivano davanti al giudice perde la causa. Il momento massimo di apprezzamento di giudici e pm è stato durante il terrorismo (che la magistratura ha contribuito decisamente a contrastare) e nei primi due anni di Mani Pulite (quando sembrava che tutti, ma proprio tutti non sopportassero la corruzione; ma via via che scoprivamo il coinvolgimento delle persone comuni, l’interesse e la simpatia progressivamente svanivano). Avrà notato che la morte di Borrelli è stata accompagnata da tante manifestazioni di ostilità. Io credo siano state la lontana conseguenza del rigetto che tante fasce della società hanno avuto allora nei confronti delle nostre indagini. Rigetto che si era verificato non soltanto da parte di coloro ne sono stati coinvolti, spesso espressione dei livelli elevati della società, ma anche da parte dei cittadini comuni che progressivamente temevano di esserne a loro volta attinti.

Posso dire che la magistratura dà sempre fastidio all’esecutivo, perché quest’ultimo è il discendente diretto del potere assoluto. Adesso siamo in un momento in cui, perlomeno da una parte consistente dell’esecutivo, non viene tollerato più il controllo giurisdizionale

Gherardo Colombo

Ai giorni nostri, quali sono i compiti e le responsabilità della politica nei confronti della giustizia? E tutt’ora viene garantita la sua autonomia?

La Costituzione garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Ma occorre che i magistrati vogliano essere indipendenti, e questo a volte non si verifica per una serie di motivi. Si vive meglio evitando di guardare nei cassetti del potere, per esempio. Durante Mani Pulite siamo stati destinatari di ispezioni ministeriali, procedimenti disciplinari, denunce penali (tutte cose poi conclusesi a nostro favore). Oggettivamente il messaggio è stato: chi si occupa di certe questioni avrà vita difficile, e non a tutti piace avere una vita difficile.

Visti i continui scontri tra giustizia e parti politiche, in che termini vengono considerate le toghe dall’attuale governo?

A me pare che su questo tema il governo non sia del tutto omogeneo. Non credo che da tutti si abbia la stessa considerazione. Come dato di fondo posso dire che la magistratura da sempre è mal sopportata all’esecutivo, perché quest’ultimo è il discendente diretto del potere assoluto, che non tollerava alcun controllo, tantomeno quello giurisdizionale.

Ma esistono magistrati che fanno politica?

Fino a non molto tempo fa era quasi normale che tanti capi degli uffici tendessero ad evitare di guardare nei cassetti del potere, facendo con ciò evidentemente politica e, per ironia della sorte, venendo catalogati regolarmente dagli esponenti politici come “non politicizzati”. Oggi può essere (mi auguro non accada mai e credo che i casi siano comunque limitatissimi) che per errore o in mala fede si tradisca la propria funzione favorendo (o danneggiando) questa o quella forza politica. Sottolineo che si tratterebbe di un tradimento della funzione, e ribadisco che sono convinto che questo succeda assai raramente.

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