Carotine editoriali
9 Settembre Set 2019 0601 09 settembre 2019

Non piagnucolate sui libri del passato: la vera età dell’oro è oggi

Le nuove uscite di Mimesis e Quodlibet, la nascita di Prehistorica, la rivoluzione di Bompiani e Adelphi: tra gli editori il vento sembra essere finalmente cambiato. A tutto vantaggio dei lettori

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Robin Van Lonkhuijsen / ANP / AFP

Non sopporto i frignoni e i profeti: i primi passano il giorno a lagnarsi sulla china di questo tempestoso tempo; gli altri scoccano insipide invettive. Entrambi ritengono, sbagliando, di vivere in un’era definitiva, deliziosamente apocalittica. Riguardo al comparto editoriale, i frignoni rimpiangono l’Eden che fu, sfogliando gli ancestrali cataloghi Longanesi, Garzanti, Vallecchi – ma si pubblicavano minchiate anche quel dì, e vendevano bene… –, i profeti incendierebbero tutte le librerie del Paese perché il ‘nuovo’, per natura, è peggiore dell’usato sicuro. Anch’io, di solito, lancio granate sui transatlantici editoriali: propendo per una editoria corsara e avventuriera, disprezzo il malaffare dei burocrati del libro, anche se, più che altro, dovrei dileggiare l’idiozia dei lettori. Gli editori big danno al lettore ciò che il lettore vuole: cumoli di hamburger più che zuppa di mammut o crema di unicorno; prediligono lo stracotto – costa meno, rende di più – al raffinato.

La realtà reale è che siamo, editorialmente, nel migliore dei mondi possibili: gli italiani non leggono ma nascono editori come funghi, per lo più porcini

La realtà reale, però, è che siamo, editorialmente, nel migliore dei mondi possibili: gli italiani non leggono ma nascono editori come funghi, per lo più porcini – l’ultimo, Prehistorica, ha un progetto ambizioso, che mi fa brillare i denti, “Vogliamo restituire alla Letteratura le sue lettere di nobiltà, dare voce ai grandi pensatori, perché tornino a guidare la società. Per questo difendiamo Libri coraggiosi, scomodi, che, nel proporre visioni alternative e dissonanti rispetto allo status quo, sfidano l’intelligenza dei lettori più preparati”; tra i primi testi pubblicati segnalo Sul riccio di Éric Chevillard.

Bisogna, come sempre, avere occhi per guardare e cuore per stupirsi, cioè scavare nel sottosuolo delle librerie, oltre la Babele delle pile dei libri “che vendono” – così dicono, ci convincono – tra gli scaffali più infimi – oppure, smanettare acquistando on line. Da fustigatore dell’ovvio, felice che l’estate sia tramontata, così, mi trasformo in glorificatore dell’anomalo, sono il cardinale del meraviglioso. Tra le iniziative recenti che galvanizzano l’editoria odierna, ad esempio, c’è la collana “La porta dei dèmoni” pensata da Flavio Santi per le Edizioni Unicopli, con l’intento di “parlare dell’oggi ai lettori di oggi, muovendoci nello spazio e, magari, anche tornando indietro nel tempo”, in funzione polemica ai maneggi editoriali (“è una collana editing free: nessuna parola del testo originale è stata ‘maltrattata’ da un editing troppo invasivo o troppo ‘autoriale’.

I testi ospitati corrispondono in toto alla volontà dei rispettivi autori, opportunamente sollecitati dal dèmone di un lavoro di confronto e ripetute letture”). Esito: libri belli – cito Tripoli di Roberto Vetrugno e Il varco di Igor De Marchi –, fieramente anticonformisti. Quanto a me, amo i draghi di legno e le tigri azzurre, le spade nella roccia del sogno, gli editori trasparenti, che ti stanno nella tasca della camicia: i librini di Via del Vento (hanno appena pubblicato un Thomas Wolfe, Il ritorno e altre prose e uno Stefan Zweig, Il commediante trasformato), gli inediti strepitosamente snob di De Piante Editore (prossimamente, un racconto ritrovato di Guido Morselli che è una perla oliata nel miele, con sentore di satira politica: l’ho letta in anteprima e ve ne dirò), le ‘copertine’ di MmeWebb, dama dell’editoria nascosta nella conca montana di Domodossola (prossimamente: una ‘placca’ con le poesie di Thierry Metz), i libri memorabili di Giometti & Antonello (prossimamente: Allergia di Massimo Ferretti, poeta fondamentale, amato da Pasolini, dissotterrato dall’oblio), e quelli straordinari de Il Ponte del Sale (il libro sesto dell’Eneide secondo Seamus Heaney acceca per eccesso di bellezza; tra le ultime pubblicazioni, Adlujé di Anna Maria Farabbi e Casa d’esilio e altre poesie ritrovate di Piero Draghi), e di Raffaelli Editore, che in un covo riminese procede a pubblicare libri astrusi per gli amministratori delegati all’incretinimento come l’Antologia della poesia boliviana d’oggi e l’Antologia della poesia honduregna (dopo aver pubblicato assoluti capolavori come Sylvia Plath tradotta da Nino Pedretti, Indiscrezioni di Ezra Pound, il Céline di Piero Sanavio, l’opera riesumata di Roberto Carifi).

Nell'editoria nulla si crea, (quasi) nulla si distrugge, tutto si trasforma

In questa cuccagna bibliomantica, bestiale incrocio tra Lucignolo e il Divin Marchese, mi godo Il processo (è lui, Kafka) e le Lettere d’amore di Gozzano+Guglielminetti appena sbocciati per Quodlibet, il Me-ti di Bertolt Brecht, gioco letterario confuciano rifritto alla comunista, stampato, ottimamente, da L’Orma, e Romanzo di Londra, l’ultimo tomazzo (son quasi mille pagine) di Milos Crnjanski, stupendo scrittore di Migrazioni (stampa Adelphi), edito da quei pazzi di Mimesis. Si sa, amo i piccoli editori campati in aria, sono cresciuto cavalcando un Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy, cabbalista dei caratteri mobili – anzi, nobili!

Quanto ai grandi, bisogna saper scegliere, innocenti come colombe e arguti come serpi. Bompiani, per dire, in pieno estro culturale, s’è data alla poesia: la collana “CapoVersi”, che esordisce tra qualche giorno, comincia con tre perle, Autoritratto entro uno specchio convesso di John Ashbery, Non è tempo di essere di Vladislav F. Chodasevic, L’ultimo spegne la luce di Nicanor Parra. Tre classici. Pubblicheranno poeti viventi? Mi metto preventivamente le mani nei capelli. Adelphi a tratti perde il filo della propria origine – è diventata un po’ il manuale dell’alchimista sotto casa, il massone sul sofà – ma non il vizio di fare bei libri: a fine settembre è prevista, per cura di Ottavio Fatica, la raccolta dei Marginalia di Edgar Allan Poe, “pagine in parte giornalistiche, in parte da diario segreto” che ci permettono di entrare “nell’officina del sommo maestro americano”.

Einaudi e Il Saggiatore, poi, puntano sull’asso di cuori (canonizzandomi nella gioia, per altro): i primi stampano Amras di Thomas Bernhard, i secondi Trans-Atlantico di Witold Gombrowicz. Il Saggiatore ci mette altro: ripubblica, in nuova traduzione, La pioggia gialla dello spagnolo Julio Llamazares, insistendo – con intelligenza – su scritture screziate, spesso crudeli ed elegiache, comunque oltre la trincea dell’ovvio. Il romanzo fu pubblicato la prima volta proprio da Einaudi, nel 1993, segno che nell’editoria nulla si crea, (quasi) nulla si distrugge, tutto si trasforma.

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