Trame nere
11 Settembre Set 2019 0600 11 settembre 2019

Delle Chiaie, l’uomo dei misteri: “Un sovversivo megalomane e teatrale”

Il docente Elia Rosati ricorda i tanti segreti che Stefano Delle Chiaie, esponente della destra radicale italiana, si è portato con sé nella tomba. Misteri legati alle stragi nere di Piazza Fontana e Bologna. Latitante fino al 1987, è morto a 83 anni

Delle Chiaie
Franco Arena/ Ansa

«Qual è la sua professione?». Risposta: «Sono un rivoluzionario al servizio dell'idea». Quella fascista, naturalmente. Con la morte di Stefano Delle Chiaie, scompare l’ultimo “grande vecchio” del neofascismo italiano, accusato di concorso in strage nell'attentato di Bologna del 1980, ma assolto poi per insufficienza di prove. «La teatralità e l’autocompiacenza erano il suo tratto distintivo», dice Elia Rosati, docente a contratto dell’Università degli Studi di Milano, esperto di destre e fascismo. Due tratti che emergono nell’intervista concessa a Enzo Biagi in una foresta colombiana durante la latitanza, nel 1983, prima di essere catturato nel 1987 a Caracas.

Il periodo all’estero fu una delle tante fasi nella vita della primula nera del terrorismo, vero e proprio spauracchio evocato in tutte le stragi e i disordini di matrice fascista che insanguinarono l’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta. «Delle Chiaie fu il simbolo di Avanguardia Nazionale e, insieme a Rauti, Graziani e Freda, uno dei dirigenti più importanti del mondo della destra extraparlamentare», spiega Rosati.

Il golpe Borghese? Un colpo di Stato ipotetico, ma se ci fosse stato realmente io ne avrei fatto parte

Noto sin dalla metà degli anni Sessanta nel mondo della destra eversiva romana, fu uno dei leader delle bande di picchiatori fascisti responsabili della morte dello studente socialista Paolo Rossi nel 1966, precipitato da una scalinata a seguito dei durissimi scontri davanti alla facoltà di Lettere, e nel 1968 tentò di inflitrarsi con le sue bande durante gli scontri di Valle Giulia. Il suo nome, però, era resta indissolubilmente legato alla strategia della tensione. «Fu protagonista nella stagione delle stragi nere del periodo, è vero, ma era abile anche nei depistamenti: non fu casuale il ritrovamento di manifesti maoisti nelle sedi di Avanguardia Nazionale nel 1966, servivano per far montare lo scontro tra rossi e neri».

Uno scontro che si acuì tra il 1969 e il 1970, gli anni di Piazza Fontana e il golpe Borghese. Anni in cui il pericolo fascista si fece sentire forte, anzi fortissimo. «Il 12 dicembre 1969 Delle Chiaie sparisce. Non c’è solo l’attentato a piazza Fontana per il quale gli fornirà l’alibi Mario Merlino, suo amico e sodale dentro Avanguardia Nazionale, ma anche le bombe nella Capitale, il suo territorio. Era impossibile che lui non ne sapesse niente».

Pochi mesi più tardi il pericolo eversivo torna a bussare alle porte di Roma: il fallito colpo di Stato spaventa l’Italia. Delle Chiaie si dichiara ufficialmente all’estero ma più parti lo vorrebbero parte attiva del golpe, addirittura come colui che doveva occupare il ministero degli Interni. Un’ipotesi probabilmente non così campata in aria, visto che qualche anno più tardi lo stesso Delle Chiaie definì il golpe Borghese «un colpo di Stato ipotetico, ma se ci fosse stato realmente io ne avrei fatto parte». Un detto-non detto tipico del personaggio. Il rapporto con Junio Valerio Borghese invece era verissimo e lasciava poco all’immaginazione, visto che «quando morì nel 1974, ai suoi funerali in molti fecero le condoglianze a Delle Chiaie, considerato il suo secondo».

Quando morì Borghese nel 1974, ai suoi funerali in molti fecero le condoglianze a Delle Chiaie, considerato il suo secondo

Gli anni Settanta e Ottanta li passa latitante in giro per il mondo, dalla Spagna franchista al Cile di Pinochet e all’Argentina guidata dai militari. «In tutti i posti dov’è stato il compito affidatogli dai regimi era solo uno: reprimere le voci dissidenti, soprattutto comunisti». Un tour per il mondo che lo porta a entrare in contatto con potenti e servizi segreti, così come nel nostro Paese. Infatti «erano risaputi i suoi rapporti con l’Ufficio affari riservati dei servizi segreti italiani, dedito ai depistaggi, con Licio Gelli e con l’Aginter Press, centrale di depistaggio internazionale della Strategia della tensione europea, presente a Lisbona». Un tratto che però non modificò la sua narrazione, visto che «si definiva un puro, uno diverso dagli altri eversivi che faceva accordi sottobanco».

Purezza e diversità, vere o presunte tali, rimasero la sua cifra stilistica anche da politico. Dall’ala giovanile del Movimento sociale italiano a Ordine Nuovo con Rauti fino ad Avanguardia Nazionale, Delle Chiaie cercò sempre di rappresentare il carattere più radicale e sovversivo della Destra. Anche negli anni Novanta, quando Rauti divenne segretario del Msi, divenuta nel 1994 Alleanza Nazionale grazie a Gianfranco Fini e alla svolta di Fiuggi, che la depurò di tutti gli accenti estremisti, Delle Chiaie decise di rimanere distante da questo mondo, scommettendo sulla diversità di una certa Destra. «Sperava che molti ex missini non accettassero la normalizzazione imposta da Fini e puntò sui suoi contatti. Non bastò perché ormai la sua stagione era finita: le nuove leve mal sopportavano le vecchie glorie passate».

La Lega Nazionale Popolare fu un flop, ma questo comunque non intaccò il credito che ancora vantava. “Comandante, Guidaci alla Rivoluzione!”, il grido del leghista Mario Borghezio rivolto a Delle Chiaie durante un incontro promosso dalla ricostituita Avanguardia Nazionale nel 2015. Cosa resterà di questi gruppi, più nostalgici che politicamente attivi, adesso che il leader non c’è più, è un mistero. «La morte di Delle Chiaie lascia irrisolti tanti interrogativi: solo lui avrebbe potuto spiegare la strategia della tensione europea, i collegamenti con gli apparati Nato in funzione anticomunista, i responsabili di stragi come piazza Fontana e Bologna». Segreti che non conosceremo mai: il protagonista di una delle pagine più buie della storia repubblicana italiana ha deciso di conservarli fino alla fine.

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