Evasione fiscale
4 Ottobre Ott 2019 0601 04 ottobre 2019

Chi sono gli italiani che dicono no al contante

La lotta per un fisco più equo è uno dei cavalli di battaglia del governo. Ma realizzarla attraverso la tassazione dei prelievi di contante è un’idea che incontra, ancora, parecchie diffidenze

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Photo by Chiara Daneluzzi on Unsplash

Come affermato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, lo Stato s’impegna a trovare le risorse necessarie per finanziare la prossima legge di Bilancio, anche, con il recupero dell'evasione.

La lotta all'evasione è uno dei leitmotiv dei vari governi, sebbene dal 2006 a oggi il recupero delle tasse evase – compresi i contributi previdenziali – sia quadruplicato, passando da 4,4 a 19,2 miliardi di euro, nel complesso l’Italia continua a mantenere il primo posto in Europa per fiscalità evasa, con 190,9 miliardi di euro, pari all’11,5 per cento del Prodotto interno lordo (Pil). Una stima questa, emersa dall’ultima statistica, The Tax reserach LLP, aggiornata al 2015, che affianca un altro significativo studio, The European Tax Gap che racconta come, nel nostro Paese, il rapporto tra gettito fiscale e tasse evase valga il 23,29 per cento delle entrate tributarie dello Stato.

E in effetti 191 miliardi di euro evasi sono una spesa non indifferente. A mettere in pratica la lotta all'evasione è l’agenzia delle entrate che, in base alla relazione sull’evasione fiscale e contributiva, allegata alla nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2018, è riuscita a recuperare 20,1 miliardi di euro, di cui 7,4 miliardi attraverso la riscossione coattiva solo nel 2017.

La proposta del governo di combattere l’evasione fiscale, tassando i prelievi del contante a favore degli strumenti di pagamento elettronici vede d’accordo un italiano su due. Anche se solo il 32 per cento ritiene che questa sia una misura sufficiente.

Sei italiani su dieci sono d'accordo ad agevolazioni, detrazioni o sconti sui pagamenti elettronici, un'iniziativa questa che convince più di una tassa sui prelievi del contante proposta dal governo

A rivelarlo è un’indagine, realizzata per Facile.it da mUp Research – in collaborazione con Norstat – che, interrogando un campione rappresentativo di circa 800 persone, tra i 18 e i 70 anni, ha scoperto come gli italiani siano restii ad abbandonare banconote e monete. Tra chi ammette di non essere pronto e chi, invece, sostiene di preferire il contante ai pagamenti elettronici più per abitudine che per fare il “furbetto”, c’è una parte di italiani, il 10%, che teme l’iniziativa del governo, preoccupata che in questo modo lo Stato possa tracciare facilmente tutte le spese.

Come accennavamo sull’evasione fiscale l’Italia si presenta un Paese diviso: solo poco più della metà degli intervistati, il 50,1 per cento contro il 49,9 per cento, ha detto sì all’abbandono del contante. Una percentuale piuttosto significativa, dietro cui si nascondono differenze anagrafiche e territoriali. I giovani infatti sono più propensi a utilizzare bancomat e carte di credito, mentre gli adulti, soprattutto tra la popolazione femminile, non riescono a dire basta al denaro “fisico”. Mentre nel Sud e nel Centro Italia a dire “no” all’abbandono del contante è il 49 per cento dei residenti, nelle regioni del Nord si arriva a superare il 50 per cento.

Comodità, abitudine, sicurezza, controllo sono le ragioni principali che spingono la maggioranza degli italiani a non gradire l’idea che si tassino i prelievi per agevolare l’uso dei pagamenti elettronici e digitali. Se è vero che l’Italia non è ancora riuscita a risolvere la questione dell’evasione fiscale, è altrettanto vero che nulla è stato proposto per “premiare” chi le tasse le ha sempre pagate, mentre lo Stato si dimostra convinto che la soluzione più efficace sia solo quella di colpire chi evade.

La conferma arriva proprio da questa indagine, secondo cui sei italiani su dieci si dicono favorevoli a sconti, agevolazioni o detrazioni sui pagamenti elettronici. Inziative che convincerebbero di più rispetto a una tassa sui prelievi. E, ancora una volta, sono i giovani, con il 72 per cento, a dimostrarsi in questo senso i più favorevoli. Raccoglie infine minore consenso, l’idea, a cui aveva pensato il governo in un primo momento, di sgravi fiscali nella dichiarazione dei redditi, risultando più apprezzata da coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni di età (54,2 per cento).

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