Dossier
Sanremo 2020
Uomini (e il resto scompare)
10 Febbraio Feb 2020 0600 10 febbraio 2020

Né trasgressive né in evidenza: a Sanremo le donne sono state davvero un passo indietro (per colpa loro)

Non per maschilismo: le scene clou del festival (provocazioni, vestiti, messaggi femministi, litigi) le hanno fatte tutte le star maschili. Loro, le ragazze, erano in divisa di ordinanza. Senza coraggio né spregiudicatezza

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Alla fine le ragazze e le signore sono rimaste davvero un passo indietro, e non per il sopruso del potere maschilista ma per scelta, timidezza, incapacità di uscire dai ruoli letterari fissati dalle quattro sorelle March di Piccole donne – la bellissima, la saggia, la fragile, la ribelle senza eccessi – evidentemente sopravvissuti all’Ottocento, almeno da noi. In questo Sanremo tutte le parti in commedia, quelle che contano, le hanno recitate gli uomini.

La zuffa dietro le quinte con espulsione è cosa da uomini (Morgan-Bugo). I vestiti più stupefacenti e discussi sono quelli di un uomo (Achille Lauro). Il volto accarezzato da Venere, l’Elena di Troia del festival, è Leo Gassman, un ragazzo. È un maschio a fingere di cascare dalle scale (Ghali) e un altro maschio (Al Bano) a rischiare di cadere davvero, offrendo alla platea qualche secondo di thrilling ospedaliero. Persino i baci dello scandalo sono tra uomini, Fiorello e Tiziano Ferro, Lauro e Boss Doms, e ogni altro bacio davanti ai loro impallidisce: non ce n’è per Myss Keta ed Elettra Lamborghini, non ce n’è per Mara Venier e i Pinguini: si baciano ma sono bacetti, innocue affettuosità tra signore.

Le donne del Sanremo dedicato alle donne fanno tappezzeria ed è un uomo, non il celebrato monologo in prima serata di Rula Jebreal, a indicare la direzione del potere e dell’indipendenza. Siate meravigliose, ci dice Achille Lauro, come la marchesa Luisa Casati, l’amante di D’Annunzio (peraltro autore occulto del titolo della canzone, Me Ne Frego, il motto ricamato in oro degli Arditi fiumani): anziché lagnarvi della convenzione, sfidatela e fatene polpette. Siate terribili e ciniche come Elisabetta I d’Inghilterra, la regina vergine e però piena di amanti che tenne in pugno il mondo per mezzo secolo tagliando le teste di chi la infastidiva.

Ciao ciao Myss Keta e ragazze di Porta Venezia, ciao ciao iconiche bellezze in tubino nero, fidanzate fisse o occasionali, presentatrici per caso o per mestiere. Alla fine, di Sanremo 2020 resterete nella memoria come le cugine indistinguibili sullo sfondo delle foto di famiglia: ma chi era quella? Francesca Novello o Georgina Rodriguez? Elodie o Cristiana Capotondi?

In due o tre l’occasione l’hanno avuta. Myss Keta, soprattutto, che arrivava a Sanremo come cantante-simbolo della cultura alternativa milanese, sul piedistallo del collettivo Motel Forlanini e del singolo-simbolo della favolosità locale, Milano Sushi&Coca. Qualcosa poteva inventarsi, e invece non si è inventata niente: nella categoria “trasgressioni” è stata letteralmente stesa dal coatto della Serpentara vestito Gucci (poi, sul sottotesto della sfida Milano-Roma si dovrebbe scrivere un articolo a parte).

Ma pure la Jebreal poteva farcela. Il suo monologo era una potenziale arma nucleare, sarebbe bastato cambiare un paio di frasi prima di andare in scena per trasformarlo in sciabolata a sorpresa, e invece il cambio-testo con putiferio, l’invettiva inaspettata, lo choc che ferma l’orchestra e fa impallidire Amadeus, l’ha portato a casa Morgan. Amen.

Sanremo specchio dell’Italia, e dunque delle italiane. Brave soldatine che vanno alla guerra con la divisa d’ordinanza – scollatura e tacchi pericolosi all’Ariston; competenze, studi, secchionaggine da ogni altra parte – grate dell’occasione e decise a non deludere. C’era una volta Loredana Bertè. C’erano una volta Anna Oxa, la Caselli e Nada, lampi di spregiudicatezza femminile trasformati in vantaggio competitivo sul palco e nella vita. Ma quel tipo di coraggio si è perso, o forse quel tipo di matte non riesce più a forzare il portone del Festival e del Paese.

Essere Amy, essere Beth, essere Meg oppure Jo, risulta più facile e naturale e ci si accontenta dei premi di consolazione mentre nel Sanremo dedicato alle donne, il Sanremo dei record, lo show, gli ascolti, il glam, lo fanno tutto gli uomini.

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