Sanità

Meningite, più di 400 euro per vaccinare un bambino

Il Piano nazionale prevede la gratuità della vaccinazione contro il meningococco B. Ma in attesa della messa in pratica, ogni regione fa a modo suo. In alcune viene erogato gratuitamente, in altre si arriva a pagare 149 a richiamo. Moltiplicato per tre

Vaccini

(Getty Images/Jeff J Mitchell)

21 Settembre Set 2016 1521 21 settembre 2016 21 Settembre 2016 - 15:21

La campagna della fotografa australiana Anne Geddes con l’hashtag #WinForMeningitis sta facendo il giro il mondo, con le foto di atlete e atleti che hanno contratto la meningite. Inclusa Bebe Vio, oro nel fioretto individuale ai giochi paralimpici di Rio, che per la meningite ha subito l’amputazione di tutti e quattro gli arti. Il messaggio è chiaro: “Vaccinate i vostri bambini”. Ma in Italia, dove ogni anno mille persone contraggono la malattia, vaccinarsi contro il meningococco è tutt’altro che semplice. E non è detto che si possa fare a spese del sistema sanitario nazionale. Anzi. In alcune regioni, come la Lombardia, per la vaccinazione contro il tipo B si possono spendere anche più di 400 euro. Con procedure astruse che scoraggiano i genitori a vaccinare.

Il nuovo Piano nazionale vaccini, approvato a inizio settembre, ha allargato la fascia di vaccini gratuiti, includendo anche l’anti-meningococco B per i nuovi nati. Per una spesa di 620 milioni di euro, a fronte dei 300 attuali. Ma una cosa è approvare un piano, un’altra è la realtà. E nella realtà ci vorranno mesi perché il nuovo piano diventi operativo. E nell’attesa, ogni regione continua a fare a modo suo.

Il meningococco ha sei diversi sierogruppi. In Italia e in Europa i più frequenti sono B e C. I vaccini disponibili sono tre: contro il tipo C, contro il tipo B e il vaccino tetravalente contro i tipi A, C, W135 e Y. La vaccinazione contro il tipo C è l’unica che rientra tra quelle raccomandate ed è gratuita. Si fa una singola dose dopo i 12 mesi. Ma il nuovo piano nazionale prevede anche la possibilità di anticipare la vaccinazione nei soggetti a rischio. Il tetravalente, raccomandato soprattutto per chi viaggia, è a pagamento in molte regioni.

Sul tipo B, invece, ognuno ha il proprio calendario vaccinale. E soprattutto i propri costi. C’è chi, come la Toscana, offre il vaccino gratuitamente; chi in un regime di co-pagamento (a metà tra Asl e famiglia) e chi lo fa pagare per intero a costo di mercato. Come la Lombardia.

Ci sono anche regioni in cui il vaccino va comprato a prezzo pieno, e poi bisogna pure cercarsi qualcuno che lo somministri. In Lombardia, i genitori che vogliono vaccinare i propri figli devono comprare il vaccino in farmacia: 149 euro da moltiplicare per tre. A questa somma bisogna poi aggiungere un centinaio di euro per il pediatra che si prende la responsabilità di somministrare il vaccino in un ambiente protetto

In Emilia Romagna, ad esempio, dopo l’approvazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza, il vaccino contro il ceppo B è già gratuito per i nuovi nati. Mentre per chi è già nato il vaccino viene pagato a metà tra regione e genitore. L’azienda sanitaria compra il vaccino e lo fa pagare ai pazienti a prezzo di costo. Il costo può variare di qualche euro in base alle gare svolte dalle singole regioni, e talvolta dalle Asl, per comprare il vaccino. Le basi d’asta di solito partono dal 50 per cento. E così nel Lazio, ad esempio, ha un prezzo di 80 euro. Nelle Marche, invece, il vaccino costa 74 euro, a cui bisogna aggiungere 12 euro per la prestazione sanitaria. Anche se, come raccontano molti genitori, il vaccino non sempre è disponibile. Quindi c’è da aspettare. Senza dimenticare che il vaccino richiede tre richiami sotto un anno di età. Per cui il costo è da moltiplicare per tre.

Ma ci sono anche regioni in cui il vaccino va comprato a prezzo pieno, e poi bisogna pure cercare qualcuno che lo somministri. I centri vaccinali non sempre hanno a disposizione le dosi, per cui bisogna andare in farmacia. In Lombardia, ad esempio, i genitori che vogliono vaccinare i propri figli devono andare in farmacia: 149 euro a fiala da moltiplicare per tre. A questa somma bisogna poi aggiungere un centinaio di euro per il pediatra che si prende la responsabilità di somministrare il vaccino in un ambiente protetto, cioè con tutta la strumentazione per far fronte a eventuali effetti collaterali. Stessa cosa accade in Umbria, dove il costo per ogni somministrazione è di 140 euro.

Le regioni che invece hanno cominciato a offrire gratuitamente i nuovi vaccini contro il ceppo B sono Basilicata, Liguria, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto e Friuli Venezia Giulia. In Puglia, ad esempio, il vaccino è gratuito per i bambini nati dopo il 2012. In Toscana è gratis per chi è nato dal 1 gennio 2014. E non tutte lo hanno già inserito nei calendari vaccinali, come ha fatto ad esempio il Veneto.

Ora i camici bianchi sono in attesa della messa in pratica del nuovo Piano vaccini, che punta a raggiungere una copertura vaccinale del 95% (per arrivare alla cosiddetta immunità di gregge). E in tanti si mettono già le mani ai capelli. Perché con vaccini che hanno bisogno di tre richiami, l’attività dei servizi sanitari raddoppia. Mentre il personale, già scarso, resterà lo stesso.

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