Il Partito Pirata, i grillini europei che domani rischiano di vincere le elezioni in Islanda

Sembrava essere diventato il partito antisistema di massa, una sorta di Movimento 5 Stelle internazionale. Poi il declino tra errori e cambio dei temi in agenda, tra crisi dell’euro e immigrazione. Adesso la grande occasione in Islanda

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dalla pagina Facebook di Birgitta Jónsdóttir

28 Ottobre Ott 2016 1111 28 ottobre 2016 28 Ottobre 2016 - 11:11

In Islanda il 29 ottobre 2016 ci saranno le elezioni per il rinnovo del parlamento e uno dei primi partiti sarà quello dei Pirati. I sondaggi fino a pochi mesi fa li riconoscevano come prima forza politica, con un picco ad aprile del 40% dei consensi che faceva presagire un futuro governo monocolore guidato dai Pirati. Il partito nato per la modifica del copyright, per la tutela di un internet libero e per la trasparenza ottiene comunque un risultato clamoroso, considerando che gli ultimi anni per il partito della vela sono stati un po' avari di risultati.

È nel 2013 che il Partito pirata Islandese riesce ad entrare in parlamento conquistando tre seggi. Un appoggio dovuto non solo alle loro idee di democrazia diretta e per proposte come la creazione di un reddito di esistenza o come l'abolizione del reato di blasfemia, ma anche per chiedere un ricambio politico, dopo la crisi economico-finanziaria attraversata con grande fatica dal popolo islandese.

Uno dei tre seggi dell'Althing è occupato da Birgitta Jónsdóttir. Ama definirsi poeta e attivista in Parlamento, è al secondo mandato di deputato. In precedenza ha lavorato con Wikileaks, l'organizzazione nota per essere stata guidata da Julian Assange, e ha contribuito alla nascita di International modern media initiative per la libertà di espressione. Attività che le hanno permesso di essere indicata tra le donne che stanno cambiando il mondo.

Il primo Partito pirata europeo ad accrescere velocemente i consensi fu quello svedese: nato nel 2006 riuscì a conquistare due seggi alle elezioni europee del 2009. Anche quello tedesco ha avuto un periodo brillante cominciato poco dopo. Tra il 2011 e il 2012 arrivarono i primi successi alle elezioni dei Länder, gli Stati regionali tedeschi. A Berlino, che oltre ad essere la capitale della Germania è anche una città-Stato, sfiorarono il nove per cento entrando per la prima volta in un parlamento regionale. L'anno successivo in Nord Reno-Westfalia, Saarland e Schleswig-Holstein i risultati furono rispettivamente il 7,8, il 7,4 e l'8,2 per cento.

Quando tutto sembrava andare a gonfie vele però sono cominciati i problemi: alcune gaffe legate al nazismo, litigi interni e la diatriba tra coloro che ritengono importanti le politiche sociali tanto care a sinistra e coloro che vorrebbero occuparsi principalmente dei temi per cui è nato il movimento pirata. L'elettorato, che aveva inizialmente premiato il Partito pirata per la sua spinta al rinnovamento e per la contestazione della classe politica, ha velocemente portato gli occhi su Alternative für Deutschland, un'altra formazione politica emergente che faceva leva su due argomenti diventati centrali nel post crisi economica: euroscetticismo e politiche anti-migratorie.

Tutto ciò ha fatto calare rapidamente i consensi per i Pirati. Alle elezioni dei Länder di Bassa Sassonia e Baviera del 2013 solo 2,1 e 2%, risultato confermato alle elezioni nazionali dello stesso anno e a quelle di Berlino del 2016 dove scendono all'1,7% rispetto all'8,9 della precedente tornata elettorale. Alle elezioni europee 2014 i Pirati ottengono un magro 1,4%, quanto basta stavolta per riuscire ad eleggere un deputato. Julia Reda, presidente del movimento giovanile dei Pirati e un passato da socialdemocratica, si è data da fare su alcuni dei temi cari al partito. Come ad esempio difendere Il cosiddetto "Freedom of Panorama", per fermare il divieto di pubblicare foto e video che riprendessero luoghi pubblici, la cui immagine è protetta da copyright, senza aver chiesto le autorizzazioni per farlo. Un effetto banale di questa legge: il blocco di tantissimi lavori di fotografi e videomaker, nonché gli immancabili selfie sui social network.

La richiesta della parlamentare pirata è stata anche di armonizzare le legislazioni nazionali sul tema, avvicinando l'Italia e il Belgio al più permissivo Regno Unito.

Un altro impegno è stato affrontato nel difendere piccoli progetti che sviluppano reti aperte per la comunicazione, alcuni dei quali permettono l'accesso a internet ai rifugiati. "In Germania, Freifunk ed altre iniziative hanno costruito reti wireless libere ed aperte – scrive sul suo sito Julia Reda – da più di un decennio. Simili iniziative esistono in tutta Europa, come Guifi.net in Spagna, Ninux in Italia o Funkfeuer in Austria. Nella situazione attuale, Freifunk ed altri si sono impegnati per un ulteriore obiettivo umanitario". L'idea passata un po' sottotraccia e portata avanti da una direttiva dell'Unione europea è di bloccare i software non certificati sui router wi-fi che, utilizzando internet, permettono senza scopi commerciali di usufruire di una parte di banda.

Costoro forniscono l’accesso a Internet ai rifugiati attraverso l’installazione di software personalizzato su dispositivi come router e punti di accesso WiFi. Per far questo sostituiscono il software (il cosiddetto firmware) originariamente installato dal produttore del dispositivo.

A proposito di copyright, in Repubblica Ceca si sono spesi molto per la modifica della legge, al punto da compiere azioni provocatorie come l'apertura di alcuni siti "pirata" che hanno spinto le forze dell'ordine a perseguire legalmente il partito. Un’azione di solidarietà verso un ragazzo accusato dall'Unione anti-pirateria perché aveva pubblicato sul suo sito un link che portava a materiale coperto da diritti d'autore. Così i Pirati hanno aperto i loro siti con link a tv e video, chiedendo di essere trattati come Youtube o Twitter in cui accadono cose simili e in modo da farne una battaglia politica oltre che giuridica.

Gli ultimi sondaggi pubblicati su Wikipedia danno i Pirati cechi tra il 2 e il 4 per cento, un discreto risultato che non permetterebbe però di avere una rappresentanza parlamentare. In realtà i Pirati sono rappresentati già dal 2012 nelle istituzioni: Libor Michálek’s, un whistle blower che ha lottato contro la corruzione e premiato successivamente anche per i diritti umani, decise di candidarsi come senatore per il partito della vela, riuscendo a farsi eleggere con il 74% dei voti al secondo turno.

Un piccolo scrigno di consensi sviluppatosi grazie ad alcune battaglie e a buoni risultati alle elezioni locali del 2014. Un incoraggiante 5,3 per cento a Praga e quattro seggi, nonché primo partito nella cittadina di Mariánské lázne con il 21 per cento e l'elezione del sindaco.

E in Italia? Abbiamo raggiunto alcuni esponenti del Partito della vela (Il consiglio è di leggere l'interessante intervista completa) che hanno risposto con responsabilità collettiva, nel senso di rispondere in quanto autorizzati dal partito, utilizzando un Pad: un software che permette di comunicare in tempo reale in forma scritta tra più persone. "In Italia effettivamente del Partito Pirata si è parlato poco, probabilmente perché il Movimento Cinque Stelle ha un po' egemonizzato la scena, tra l'altro promettendo di creare un soggetto politico in cui 'ognuno vale uno'. E in ciò ha fatto -e sta facendo- danni gravi, perché ormai una parte dell'opinione pubblica, quando sente parlare di utilizzo della Rete in politica, associa questo concetto al M5S e ai suoi 'plebisciti online'".

Negli ultimi anni il Partito pirata si è dedicato alla campagna Stop Ttip, il trattato nato per unificare le legislazioni di Stati Uniti e Unione Europea sulle questioni economico-produttive che sembra ormai arenato: i detrattori lo contestano perché, sostengono i Pirati, "prefigura un modello di società in cui spadroneggiano le grandi imprese transnazionali a scapito degli Stati e delle persone". C'è l'adesione del partito anche al Coordinamento della democrazia costituzionale, nato per osteggiare la riforma della Costituzione voluta dal Governo: "lo schema è quello di un premierato forte, in buona sintesi di un uomo solo al comando. Noi siamo per allargare le forme di partecipazione democratica, perché crediamo nel principio dell'intelligenza collettiva".

In Italia effettivamente del Partito Pirata si è parlato poco, probabilmente perché il Movimento Cinque Stelle ha un po' egemonizzato la scena, tra l'altro promettendo di creare un soggetto politico in cui 'ognuno vale uno'. E in ciò ha fatto -e sta facendo- danni gravi, perché ormai una parte dell'opinione pubblica, quando sente parlare di utilizzo della Rete in politica, associa questo concetto al M5S e ai suoi 'plebisciti online

Quando abbiamo chiesto loro del dibattito che si è innescato tra i Pirati a livello internazionale, tra chi vuole concentrarsi sui diritti digitali e di copyright e chi vuole dare risposte anche sui temi sociali e economici, gli italiani hanno spiegato che per loro questa dicotomia non ha senso di esistere. Un esempio: "parlare di copyleft oggi significa parlare di FabLab , di artigianato digitale, e in ultima analisi anche di modelli di business alternativi. In Italia abbiamo l'esempio forse più noto: Arduino. Al netto delle vicende legali sul marchio, Arduino è la dimostrazione di come si possa fare impresa - e realizzare profitti - con l'Open Source".

Il Partito pirata italiano si è presentato alle elezioni europee del 2014 con la lista L'Altra Europa con Tsipras. Alexis Tsipras nel frattempo è diventato primo ministro di una Grecia che sta cercando di uscire da uno dei periodi più duri della sua esistenza. Il suo ex braccio destro, Yanis Varoufakis, decise quindi di dedicarsi alla nascita di Diem25 , un movimento che vuole salvare il progetto politico di un'Europa unita e federale. Un progetto aperto al dialogo e che anche i Pirati guardano con attenzione: "L'Europa deve cambiare profondamente, e da questo punto di vista la proposta di Varoufakis è piaciuta a molti pirati, sia in Italia sia all'estero. Prima di tutto perché lui stesso ha citato Falkvinge (il fondatore dei Pirati svedesi, ndr) e i suoi "sciami" tra gli esempi virtuosi da seguire per un nuovo modo di fare politica. (...) Ma soprattutto il pregio pincipale di DiEM25 è proprio il fatto di essere un movimento paneuropeo".

Uno dei motivi per cui si è più discusso del Partito pirata è l'utilizzo del software Liquid Feedback, testato anche dal programma televisivo Servizio Pubblico e nato per discutere, votare e decidere collettivamente. Innanzitutto hanno tenuto a precisare che c'è una differenza sostanziale rispetto al concetto di democrazia diretta: "La democrazia diretta si differenzia da quella liquida proprio per il fatto che in quest'ultima l'utente può scegliere se esercitare direttamente il proprio voto o, invece, delegare qualcun altro". Ma non c'è il rischio che qualcuno possa scalare il partito accumulando deleghe di amici, parenti e complici? "Le deleghe però hanno regole ben precise: in primis, vengono date di volta in volta sulle mozioni specifiche: l'utente X non può delegare Y su tutto", inoltre precisano che "le deleghe riguardano solo gli utenti attivi, ossia quelli che eseguono il login su Liquid Feedback almeno una volta ogni 30 giorni. Inoltre, possono essere ritirate in qualunque momento".

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