Sbarchi record

Chiusura dei porti ai migranti, il commissario Avramopoulos: “Pronti a dare più soldi all’Italia”

Davanti alla minaccia da parte dell’Italia di chiudere i porti allo sbarco dei migranti da parte delle navi delle ong straniere, il Commissario si dice pronto ad aumentare il sostegno finanziario all’Italia. Ma da Bruxelles avvertono comunque che bisogna rispettare il diritto internazionale del mare

Avramopoulos

Dimitris Avramopoulos (EMMANUEL DUNAND/AFP)

29 Giugno Giu 2017 0855 29 giugno 2017 29 Giugno 2017 - 08:55

«L’Italia ha ragione, la situazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale è insostenibile». Dopo l’ipotesi avanzata dall’Italia di chiudere i porti alle navi straniere delle ong e che non fanno parte delle missioni europee, il Commissario europeo per le migrazioni Dimitris Avramopoulos, contattato da Linkiesta, si dice disposto ad «aumentare il sostegno» al nostro Paese. L’ultimatum è arrivato ieri da parte dell’ambasciatore italiano all’Ue Maurizio Massari, a seguito di un flusso di sbarchi annunciati senza precedenti: 12mila migranti in 48 ore, condotti nei porti italiani da 22 navi.

Ma, avvertono dalla Commissione Ue, al di fuori delle operazioni europee in quel tratto di mare, che non sono in discussione, le questioni relative agli sbarchi «sono disciplinate dal diritto internazionale». Le convenzioni Sar e Solas impongono di portare i naufraghi nel porto «sicuro» più vicino. E la Tunisia, non garantendo il diritto alla richiesta d’asilo, non sarebbe considerata sicura per i profughi. Algeria e Francia sono più lontane, mentre la Spagna sarebbe più vicina solo se i naufraghi vengono soccorsi davanti alle coste marocchine.

Da Bruxelles ritengono in ogni caso «corretto» che ogni modifica della politica di gestione degli sbarchi «venga prima discussa e comunicata in modo da dare alle organizzazioni non governative l’opportunità di prepararsi». E se il blocco dei porti italiani dovesse concretizzarsi, si dicono «pronti a dare informazioni e a fornire una guida sulle operazioni di sbarco».

La Commissione ha sempre sostenuto l’Italia nella gestione della crisi dei rifugiati e continuerà a farlo. Siamo pronti ad aumentare il nostro sostegno all’Italia, dando anche un sostegno finanziario considerevole se necessario

Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per le migrazioni

«Che la situazione lungo il Mediterraneo centrale sia insostenibile è chiaro a tutti i 28 leader Ue che la scorsa settimana si sono riuniti nel Consiglio europeo», ammette Avramopoulos. «La Commissione ha sempre sostenuto l’Italia nella gestione della crisi dei rifugiati e continuerà a farlo. Siamo pronti ad aumentare il nostro sostegno all’Italia, dando anche un sostegno finanziario considerevole se necessario». Se l’accordo sui ricollocamenti non viene rispettato dai Paesi europei, da Bruxelles cercano ancora di tamponare, promettendo altri soldi in arrivo in Italia per la gestione degli sbarchi. Quando proprio qualche settimana fa lo stesso commissario aveva annunciato lo stanziamento di 58,21 milioni di euro di fondi extra d’emergenza destinati all’Italia per l’accoglienza e la velocizzazione delle procedure legali che riguardano i migranti.

Ma oltre all’impegno economico, Avramopoulos torna a chiedere un impegno comune di tutti gli Stati membri nella gestione dei flussi migratori: «Ora tutti gli Stati membri dell’Ue devono intensificare, come si sono impegnati a fare, l‘importante lavoro con i partner in Libia e nei Paesi di origine e di transito in Africa per ridurre i flussi. Abbiamo bisogno di un forte investimento degli Stati membri innanzitutto a livello diplomatico nello sviluppo dei partenariati e, in secondo luogo, a livello finanziario per contribuire all’Eu-Africa Trust Fund. È arrivato i momento di consegnare questi fondi e lo faremo».

E aggiunge: «Tutti abbiamo l’obbligo umanitario di salvare vite umane. Certo, non possiamo lasciare una manciata di Paesi dell’Unione europea da soli ad affrontare questo problema. C’è bisogno della solidarietà di tutti gli Stati membri verso l’Italia. Il contesto giusto per discutere di questo è il Consiglio, a partire dal consiglio informale di giustizia e affari interni di Tallin che si terrà la prossima settimana».

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