Tutto pur di veder perdere Renzi (anche stare con Di Maio e Berlusconi)

A un anno dal referendum costituzionale, una cosa non è cambiata: l’insofferenza diffusa per i modi del leader del Partito Democratico. Un’antipatia che rischia di condizionare anche le scelte politiche. Perché ogni proposta di Renzi è vivisezionata, mentre Berlusconi può dire quel che vuole?

Renzi 2 Linkiesta

Matteo Renzi durante la campagna elettorale del referendum costituzionale del 4 dicembre del 2016, che si concluderà con una sonora sconfitta

ANDREAS SOLARO / AFP

4 Dicembre Dic 2017 0735 04 dicembre 2017 4 Dicembre 2017 - 07:35

Il primo a dirlo, neanche in maniera tanto sommessa, è stato Oscar Farinetti. Proprio alla Leopolda di un anno fa, quella che si svolse alla vigilia della sconfitta al referedum costituzionale, lanciò l’allarme, inascoltato: «A volte ho la sensazione che siamo diventati un po’ antipatici» Non pose un tema banale il fondatore di Eataly, anzi. Prima di altri, colse un elemento visibile già da qualche tempo: Renzi e il renzismo stavano perdendo non solo smalto, ma anche la sintonia con buona parte del paese. In molti in queste settimane, nel cuore dei palazzi romani, parlano apertamente di fine del renzismo rispetto alle prossime elezioni politiche. Un flop – eventuale – nel quale i fattori politici conteranno tanto quanto quelli antropologici, prepolitici. Si discuterà a lungo di come i modi e alcuni atteggiamenti dell’ex sindaco di Firenze siano stati in grado di affossare le sue indubbie qualità politiche.

Diciamolo chiaramente: raramente si è visto tanto livore verso una persona, spesso anche senza una ragione motivata. Un esempio clamoroso? Il motore della vittoria del No al Referendum costituzionale non sono stati Marco Travaglio, Massimo D’Alema o la difesa della Costituzione, ma la capacità straordinaria di Renzi di suscitare antipatia. Una “capacità” che nei primi tempi, nel periodo della “Rottamazione”, l’ex sindaco di Firenze, semplicemente non possedeva. L’aveva in nuce, ne aveva i sintomi, ma la malattia non si era ancora manifestata. Basta pensare a quanto accaduto appena un paio di giorni fa. L’ex Presidente del Consiglio arriva alla presentazione del libro di Fabio Volo, davanti ai fan dell’autore, e inizia a rivendicare alcuni “capolavori” politici portati a termine dal suo governo, tra le urla stizzite del pubblico presente, fino a far irritare Volo, che a quel punto, sentendo gli spettatori dalla sua parte, preferisce alzarsi dal tavolo, abbandonando la presentazione del proprio libro. Un capolavoro di autolesionismo con pochi precedenti nella storia della comunicazione.

Ancora oggi, tra amici, parenti strettissimi, conoscenti e addetti ai lavori, la cifra comune parlando dell’ex presidente del consiglio è l’antipatia. Raramente c’è una critica argomentata al lavoro del suo governo – che secondo chi scrive ha portato a termine una serie di importanti provvedimenti – ma più spesso si ascolta una critica astiosa nei confronti di un atteggiamento o di una risposta aggressiva ascoltata in tv dall’ex premier. Neanche Silvio Berlusconi è mai riuscito a compattare tutta la categoria giornalistica contro di se come ha fatto Renzi.

C’è chi, pur di affossare Renzi è disposto a dare il Paese in mano a chiunque. Si leggono analisti che gli fanno le pulci sulla singola parola, mentre altri leader politici sono liberi di sparare stupidaggini in piena libertà, senza che nessuno muova un sopracciglio. Le proposte assurde e senza alcuna parvenza di copertura economica di Silvio Berlusconi, per esempio, vengono bellamente ignorate, non esaminate.

Da tutto questo vero e proprio livore, nasce però una distorsione politica. C’è chi, pur di affossare Renzi è disposto a dare il Paese in mano a chiunque. Si leggono analisti che gli fanno le pulci sulla singola parola, mentre altri leader politici sono liberi di sparare stupidaggini in piena libertà, senza che nessuno muova un sopracciglio. Le proposte assurde e senza alcuna parvenza di copertura economica di Silvio Berlusconi, per esempio, vengono bellamente ignorate, non esaminate.

Certo Renzi ha sbagliato molto in questi anni. Non ha saputo e voluto creare una classe dirigente di livello, ha “tradito” la rivoluzione generazionale di cui sembrava essere l’alfiere, e ha combattuto in maniera limitata le rendite di posizione dei soliti noti di questo paese. Ma tutto ciò – almeno in Italia, visto i precedenti - non basta a spiegare l’avversione che si riscontra nei suoi confronti da parte di colleghi, addetti ai lavori, e semplici cittadini.

Non è un'assoluzione, per Renzi. Perché riuscire a scatenare tanta insofferenza in un numero così elevato di persone probabilmente vuol dire avere un modo di proporsi che non funziona. Un distacco con il “paese reale” che probabilmente da una parte cresce con il lungo soggiorno romano, ma che viene acuito anche dall’invereconda giravolta di molti commentatori e cronisti politici che, sentendo aria di sconfitta, dopo aver tessuto le lodi del “rottamatore” per anni, si sono affrettati a prenderne le distanze dopo la sconfitta del 4 dicembre, iniziando a raccontarne errori e difetti fino ad allora mai messi in evidenza.

Possibile che Renzi possa perdere le prossime elezioni politiche solo perché è antipatico o perché è cambiato il modo in cui viene raccontato? Probabilmente no, ma trascurare l’aspetto “umano”, empatico sarebbe un errore che al quariter generale dell’ex sindaco di Firenze proprio non dovrebbero fare.

Potrebbe interessarti anche