«Mi disgusta Battisti. Ma ancor di più mi disgustano Lula e Sarkozy»

«Mi disgusta Battisti. Ma ancor di più mi disgustano Lula e Sarkozy»

È ricercato, ha quattro ergastoli da scontare per quattro omicidi alle spalle. Eppure passa il Ferragosto nella spiaggia di Rio de Janeiro. È Cesare Battisti, ed è felice. Alla rivista brasiliana Piauì ha dichiarato la sua soddisfazione per la sua vita da uomo libero e gaudente: «Adoro Rio, le spiagge, le belle ragazze, la gente cordiale. Mi ricorda Napoli e Marsiglia, posti in cui mi è piaciuto stare», avrebbe detto. Uno schiaffo per l’Italia, da un uomo che non ama tenere il basso profilo e che secondo molti dovrebbe essere, più che in spiaggia, al bagno penale. Linkiesta ne ha parlato con Giuseppe Cruciani, giornalista e irriverente conduttore radiofonico per Radio 24. E che su di lui, nel 2010, ha scritto un libro: Gli amici del terrorista. Chi protegge Cesare Battisti?

Cesare Battisti prende il sole nelle spiagge di Rio, e ce lo fa sapere senza problemi. È una provocazione?
Eh, ho saputo, ho letto.. Ma no, non è una provocazione. Non è per fare il Nostradamus, ma io lo sapevo: è del tutto coerente con il personaggio di Battisti. Lui è così, è fatto così. L’uomo non ha mai avuto pentimento per le persone che ha ucciso (anche se sa benissimo di averle uccise), ha cancellato il fatto per strategia difensiva. E ora che può, fa la bella vita. E non è la prima volta.

A cosa si riferisce?
Nell’81 Battisti lascia Parigi una prima volta e va in Messico, ad Acapulco. Anche lì, come vede, in spiaggia. A lui piacciono, e lo dice pure. Ci rimane per almeno dieci anni, in cui fa il barista, senza avere nessun problema. Lui è così, va da spiaggia a spiaggia. Del resto cos’altro può fare ora? È libero, ha ancora diversi anni davanti e cerca di viverli nel modo che preferisce. Per certi versi è ammirevole.

Scherza?
Voglio dire questo: Battisti, almeno, non recita – mentendo – la parte di quello contrito nei confronti dello Stato. Lui ha eliminato il passato, se lo è tolto di dosso, e adesso fa quello che gli pare. Mare, belle donne, gente simpatica. Io ho letto le carte, potrei dire quasi di conoscerlo, ormai, Battisti, e posso dire che non c’è nulla di quello che fa che mi stupisca. Mi disgusta. Chiaro. Ma io trovo altro ancora più disgustoso.

E cosa?
Io trovo molto più disgustoso Lula, e la coppia Sarkozy-Bruni, che hanno preso la decisione politica e la responsabilità di difenderlo, di salvarlo e di metterlo al sicuro rispetto alla giustizia italiana.

L’Italia, a suo avviso, ha fatto troppo poco per catturare Battisti?
Eh, questa è una questione difficile. Di sicuro, l’Italia non ha voluto mettere in gioco i rapporti con il Brasile. 

Il Brasile, però, non ha esitato a mettere in gioco quelli con l’Italia.
Ma l’Italia non è un Paese importante, per il Brasile. Non importante come la Francia. Tra i due, la scelta era scontata. E poi Lula ha seguito l’ala più di sinistra del suo governo. L’Italia ha cercato di agire per via giuridica, non l’ha certo messa giù dura. Ma il problema è che in Brasile il potere giudiziario è inferiore a quello politico. E io l’ho sempre detto che questa linea era destinata a essere perdente, quando hai contro interessi politici e ideologici.

Ma come può essere l’ideologia a salvare Battisti?
Ecco, qui è importante. Battisti non era un criminale comune. Certo, noi pensiamo alle Br, a Prima Linea e ci sembra incredibile che anche Battisti possa fare parte della stessa categoria. Però il gruppo di Battisti un’ideologia ce l’aveva, anche se rozza, non articolata, insufficiente. E comunque era il nucleo fondamentale delle loro azioni: un’idea folle, assurda (per di più nemmeno raffinata) di andare contro commercianti, gioiellieri, esercenti, come rappresentanti del capitalismo. Insomma, l’ideologia ha contato, per salvarlo. E poi c’è un altro motivo.

Quale?
La traiettoria criminale di Battisti è stata tutta politica. In Francia non fanno grandi distinzioni tra Scalzone, Battisti o il professor Negri. Tutti rappresentanti di ideologie folli. Certo, il professor Negri (non a caso era un professore) proponeva un sistema intellettuale più elevato, ma i francesi non ci fanno gran caso a queste cose. E, soprattutto, Battisti fa un’altra cosa importante.

E sarebbe?
Diventa scrittore (di serie B, ovviamente), e produce romanzi noir, un genere che fa impazzire il mondo francese. Non saprei perché. Da qui, ai loro occhi, Battisti diventa un intellettuale e di lì un perseguitato politico. Una figura che attrae la simpatia della Vargas, e poi della Bruni-Sarkozy.

Lei ha detto che ha un sogno: che un giorno, un gruppo di truppe speciali vada in Brasile, rapisca Battisti e lo porti qui. Lo sogna ancora?
Quello di Battisti è un caso clamoroso e una storia vergognosa. Uno Stato serio, secondo me, lo farebbe. Anche attraverso operazioni che potrebbero avere conseguenze internazionali. Ma, parliamoci chiaro, sarebbero così gravi, queste conseguenze? In fondo è un pluriomicida con quattro ergastoli, che gira libero, va in spiaggia, fa la bella vita e nemmeno un rimorso di coscienza. È che l’Italia ora ha un governo debole.

Quindi la vicenda Battisti finirà così?
Sembrerebbe di sì. Battisti ha la protezione del Brasile. Non bastasse, quella della Francia. A meno che faccia un passo falso, ad esempio lasciarsi sfuggire qualcosa sui servizi segreti di Mitterrand. Ecco: se dicesse qualcosa di simile, rischierebbe. Altrimenti no, finisce così, come piace a lui: fregandosene del passato, a far la bella vita. Su una spiaggia di Rio.

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