A Buenos Aires a scuola si studia da trans

A Buenos Aires a scuola si studia da trans

BUENOS AIRES – È un edificio anonimo accanto alla stazione ferroviaria di avenida Lacroze, a Buenos Aires. Ma all’entrata, un cartello colorato testimonia la volontà di essere visibili e di farsi trovare. È il bachillerato popular (scuola superiore per adulti che hanno abbandonato precedentemente gli studi) Mocha Celis, rivolto in particolare a transessuali, transgender, travestiti, ma aperto a tutte le persone che, dopo i 16 anni, vogliono recuperare gli anni scolastici persi e ottenere un titolo di studio valido per l’iscrizione all’università. La frequenza è totalmente gratuita.

Succede in Argentina, primo Paese latinoamericano che ha riconosciuto il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, grazie a una legge approvata anche con i voti di parlamentari cattolici («Si trattava solo di porre fine a vecchie ingiustizie verso coppie che oggi sono garantite dalla legge in tutti i loro diritti e di garantire il pieno diritto al rispetto della scelta sessuale di ogni persona, non solo a livello informale, in penombra, ma nella piena luce pubblica», ha dichiarato a questo proposito la presidente del Senato Beatriz Rojkés de Alperovich). Succede  in un Paese che – poche settimane fa – ha approvato una nuova legge sull’identità di genere che consente di cambiare nome e indicazione del sesso, all’anagrafe e sui documenti, con una semplice procedura amministrativa, senza bisogno del decreto di un giudice. 

«L’idea di questo bachillerato è nata vari mesi fa», spiega David Cáceres Bergonzi, professore di matematica che, come tutti gli altri colleghi, collabora gratuitamente. «Abbiamo ottenuto l’approvazione del ministero dell’Educazione e siamo partiti con questo primo anno di corso. La scuola è intitolata a un’attivista per i diritti dei trans, uccisa dalla polizia, che era analfabeta. Ci siamo chiesti quali risultati avrebbe potuto raggiungere se avesse ricevuto un’educazione. Anche se il nostro progetto è indipendente dall’approvazione della legge sull’identità di genere, lavoriamo per darle contenuti, per far sì che i diritti siano reali e non solo sulla carta». 

L’insegnamento delle varie materie è orientato a tematiche trans. In biologia, per esempio, ci si concentra sul sistema ormonale, l’utilizzo di ormoni sintetici, l’ermafroditismo. «Viviamo in una cultura che tende a patologizzare tutto ciò che si discosta dalla cosiddetta normalità», dice David. «Nascere con due sessi, per esempio, non è una patologia. È una condizione rara, ma che in natura esiste». Oltre alle materie classiche (lingua e letteratura, storia e geografia, matematica…) si studia la storia del movimento trans, diritti umani, cooperativismo, arte ed espressione corporea.
«L’idea non è costruire un nuovo ghetto, ma offrire pari opportunità», continua David. «A tutti piacerebbe che la scuola secondaria fosse inclusiva e accogliente per tutti e che non ci fosse bisogno di creare una struttura rivolta specificamente a persone trans o travesti. Ma sappiamo che non è così. Il nostro sogno è che tra qualche anno di una scuola come la nostra  fosse più bisogno del nostro bachillerato. Nel frattempo offriamo la possibilità di studiare chi ha già vissuto una storia di abbandono scolastico – e non solo per questioni legate al genere sessuale – e rischierebbe di restare fuori da qualsiasi percorso educativo».

È la storia, ad esempio della trans Laura Barrionuevo, 28 anni, della provincia di Corrientes, che ha lasciato l’istituto tecnico al terzo anno «perché non mi permettevano di entrare con abiti femminili. Vengo da una famiglia di politici, molto in vista, ho infranto tutte le regole della mia famiglia, ma alla fine sono stata accettata. Ora sono pronta a conquistare il mondo». Arrivata a Buenos Aires per cercare lavoro, è stata indirizzata al Mocha Celis, dove sta recuperando gli anni scolastici perduti. «Questa scuola è una seconda casa, il ‘nostro’ posto. I professori sono attenti a noi, ai nostri progressi, ai nostri ritmi, ai nostri problemi. Con altre compagne stiamo formando una cooperativa per la produzione e la vendita di abiti. Sto anche frequentando un corso per tecnico di radiologia e spero che questo diventi il mio lavoro futuro».
Sono le cinque del pomeriggio, i ragazzi e le ragazze del Mocha Celis finiscono le lezioni ed escono a gruppetti, come accade nelle scuole di tutto il mondo. «Non ci riferiamo a loro come alumnos e alumnas», dice David. «Usiamo un termine generale e neutro: lxs alumnxs». Ognuno, in quella x, ci metta ciò che crede.