“Cara Germania, ecco perché hai bisogno dell’euro”

“Cara Germania, ecco perché hai bisogno dell’euro”

In tutta Europa sta avendo luogo un dibattito fondamentale sul futuro dell’euro. Molti cittadini sono preoccupati dalla direzione che l’Europa sta prendendo. Eppure le soluzioni presentate sembrano insoddisfacenti. Il motivo è che offrono una scelta duplice: o tornare al passato, o puntare alla creazione degli Stati Uniti d’Europa. La mia risposta alla questione è: per avere un euro stabile non abbiamo bisogno di scegliere tra due estremi.

La ragione del dibattito non è l’euro in quanto moneta. Gli obiettivi di una moneta unica restano importanti oggi così come lo erano quando la moneta unica è stata costituita: diffondere la stabilità dei prezzi e una crescita sostenibile per tutti i cittadini europei, trarre i benefici del più grande mercato unico del mondo e rendere irreversibile il processo storico di un’unificazione europea, e aumentare il peso dell’Europa in un mondo globalizzato, non solo economicamente ma anche politicamente.

Il dibattito sta avendo luogo perché l’area-euro non ha ancora raggiunto un pieno successo come sistema di governo. Fondamentalmente le monete dipendono dalle istituzioni che le sostengono. Quando l’euro era stato proposto per la prima volta, c’era chi diceva che si doveva partire da un lungo processo d’integrazione politica. Questo perché condividere una moneta avrebbe implicato un alto grado di articolazione decisionale. I paesi membri avrebbero avuto un “destino comune” [in tedesco nel testo, ndt] e avrebbero avuto bisogno di un forte e condiviso sostegno democratico.

Ma nel 1990 è stato scelto deliberatamente di non dare queste caratteristiche all’euro. L’euro è stato lanciato come una “moneta senza uno stato” per preservare la sovranità e la diversità dei paesi membri. Questo per quanto riguardava il cosiddetto “Maastricht setup”, che poneva le fondamenta istituzionali dell’euro. Ma come gli eventi recenti hanno mostrato, questa struttura istituzionale non ha fornito sufficienti equipaggiamenti all’area euro per assicurare buone politiche economiche e un’efficace gestione della crisi.

Per questa ragione, la strada che abbiamo davanti non può essere un ritorno al precedente status quo. La crisi ha messo chiaramente in luce le sfide di avere una singola politica monetaria, ma un coordinamento approssimativo nelle politiche fiscali, economiche e finanziarie. Come disse Jean Monnet, il coordinamento «è un metodo che promuove la discussione, ma non porta a una decisione». E bisogna prendere decisioni forti per gestire la seconda moneta più importante del mondo.

Per creare una prosperità sostenuta per tutti i paesi dell’area, e specialmente per la Germania, è auspicabile una nuova architettura per l’area-euro. La radice del successo tedesco è la sua profonda integrazione nelle economie europee e mondiali. Per continuare a prosperare, la Germania deve rimanere una colonna portante di una moneta forte, al centro di una zona in cui la moneta è stabile, in cui l’economia è dinamica e competitiva. Solo un’economia più forte e un’unione monetaria possono raggiungere questi obiettivi. 

Questa nuova architettura, tuttavia, non richiede in primo luogo un’unione politica. È chiaro che l’unione monetaria comporta un grado più elevato di decisioni condivise. Ma l’integrazione economica e quella politica possono svilupparsi in parallelo. Dov’è necessario, la sovranità in certi campi di politica economica può e deve essere messa in comune a una legittimazione democratica allargata.

Quanto dobbiamo spingerci oltre? Non abbiamo bisogno di una centralizzazione di tutte le politiche economiche. Possiamo invece rispondere pragmaticamente alla domanda chiedendoci a mente fredda quali sono i requisiti minimi per completare l’unione economica e monetaria. E facendolo, scopriremo che tutte le misure necessarie sono assolutamente alla nostra portata.

Per condurre le politiche fiscali, dobbiamo avere un’effettiva supervisione sui debiti nazionali. Le conseguenze di politiche fiscali maldestre in un’unione monetaria sono troppo gravi perché rimangano nelle mani dei singoli paesi. Per politiche economiche più ampie, abbiamo bisogno di garantire la competitività. I paesi devono poter generare crescita sostenibile e alta occupazione senza eccessivi squilibri. L’area euro non è uno stato-nazione dove i continui sussidi intra-regionali hanno un sufficiente consenso popolare. Quindi, non possiamo affrontare la situazione in cui alcune regioni hanno ampi deficit permanenti e altre no.

C’è bisogno di poteri centralizzati per le politiche finanziarie, per limitare l’eccessiva tendenza al rischio delle banche e affinché i supervisori abbiano poteri effettivi di controllo. Questo è il miglior modo di proteggere i contribuenti dell’area euro. C’è anche bisogno di una struttura che salvaguardi le finanze pubbliche dal salvataggio delle banche, così come accade in altre federazioni. Negli Stati Uniti, per esempio, una media di circa 90 banche, la maggior parte alquanto piccole, sono state salvate per anni dal 2008 e questo non ha avuto alcun impatto sulla solvibilità dello stato sovrano.

L’unione politica può, e deve, svilupparsi mano a mano con l’unione fiscale, economica e finanziaria. La condivisione dei poteri e delle responsabilità possono muoversi in parallelo. Non dovremmo dimenticare che 60 anni di integrazione europea hanno già creato un grado significativo di unione politica. Le decisioni sono prese dal Consiglio europeo con i ministri nazionali e da un Parlamento europeo eletto direttamente. La sfida è accrescere ulteriormente la legittimità di queste istituzioni, commisurandola con l’aumento delle loro responsabilità, cercando modi per stabilizzare i processi europei a livello nazionale.

Fondamenta politiche più solide dovrebbero consentire un patto su un principio di base: non è né sostenibile né legittimo, per i paesi, condurre politiche nazionali che possono causare un danno economico ad altri. Questo limite deve essere costruito nel modo in cui i paesi organizzano i loro modelli sociali ed economici. L’unico modello sostenibile è quello coerente con una moneta comune. I paesi devono vivere con i loro mezzi. È necessario rafforzare la competizione e i mercati del lavoro. Le banche devono attenersi ai più alti standard in termini regolatori e concentrarsi sul servire l’economia reale. Questa non è la fine, ma un rinnovamento del modello sociale europeo.

Dalla prospettiva della Bce, una forte unione economica è un complemento essenziale per una politica monetaria comune. Per fare ciò occorrerà un processo strutturato in una sequenza corretta. Tuttavia i cittadini potranno essere certi che questi tre elementi resteranno costanti. La Bce farà quel che è necessario per assicurare la stabilità dei prezzi. Resterà indipendente. E agirà sempre nei limiti del suo mandato.

Eppure è necessario comprendere che raggiungere il nostro obiettivo richiede, a volte, di andare oltre gli strumenti standard di politica monetaria. Quando i mercati sono frammentati o influenzati da paure irrazionali, i segnali della nostra politica monetaria non raggiungono uniformemente i cittadini di tutta l’area euro. Dobbiamo creare queste limitazioni per assicurare una singola politica monetaria e quindi la stabilità dei prezzi per tutti i cittadini dell’area euro. Questo potrebbe richiedere, a volte, misure eccezionali. Ma questa è la nostra responsabilità come banca centrale dell’area euro.

La Bce non è un’istituzione politica. Ma è obbligata nelle sue responsabilità come istituzione dell’Unione Europea. Così, non perdiamo mai di vista la nostra missione di garantire una moneta stabile e forte. Le banconote che noi distribuiamo portano la bandiera europea e sono un simbolo potente dell’identità europea.

Chi vuole tornare indietro al passato non capisce il significato dell’euro. Chi afferma che solo un pieno federalismo può essere sostenibile alza la barra troppo in alto. Quello di cui abbiamo bisogno è uno sforzo graduale e strutturato per completare l’Unione Monetaria Europea. Questo, alla fine, darà all’euro le fondamenta stabili di cui ha bisogno. Otterrà pienamente l’obiettivo finale per cui l’Unione e l’euro erano stati fondati: stabilità, prosperità e pace. Noi sappiamo che a questo aspirano le persone in Europa e in Germania.

(traduzione a cura di Alessio Mazzucco)