Dalle scarpe ultra leggere ai costumi high-tech, ecco il “doping tecnologico”

Dalle scarpe ultra leggere ai costumi high-tech, ecco il “doping tecnologico”

Come fare a distinguere quanto nelle prestazioni degli atleti che gareggeranno quest’anno a Londra è merito della fisiologia del corpo umano e quanto della tecnologia? Le performance sportive continuano a migliorare negli anni, non solo per merito dell’evoluzione, ma anche dell’innovazione tecnologica. Tanto da parlare di “doping tecnologico”, e chiedersi fino a che punto possiamo accettare l’aiuto di strumenti e tessuti Hitech. Esemplificativo il caso dei costumi indossati dai nuotatori a Pechino nel 2008, dove la maggior parte degli atleti che vincevano le gare olimpiche, indossavano costumi con copertura in laminato che coprivano tutto il corpo. La Federazione Internazionale del nuoto alla fine decise di vietarne l’utilizzo, ma non per questo la ricerca si è fermata. Così, secondo quanto riportato su Nòva de il Sole24ore, al “centro studi e sviluppo di Tyr” in collaborazione con Camille Lacourt, campione del mondo a Shangai è stato realizzato un nuovo tessuto che vedremo indosso ai nuotatori che indossano “Ap 12 Alchemy Project 2012” di Tyr. Il costume favorisce la compressione dei muscoli, aumenta la galleggiabilità, ritarda la formazione di acido lattico, ottimizza la posizione del corpo e riduce la resistenza in acqua.

Le piste da corsa su cui vediamo correre i campioni olimpici a Londra, sono ideate e distribuite dalla ditta italiana “Mondo”, già a partire dalle Olimpiadi di Barcellona del ’92. Diversamente da altre piste che combinano trazione e ammortizzamento in uno strato superiore di granuli di gomma, la pista Mondo separa queste funzioni, con un solido strato superiore che ottimizza la resistenza allo scivolamento e la trazione e uno inferiore che assorbe gli urti. Un corridore di oggi quindi andrebbe molto più veloce rispetto uno degli anni ’60 anche grazie alla sofisticata tecnologia che c’è dietro i manti sintetici, come spiega Giorgio Rondelli su Radio24. Di contro però queste piste violentano le articolazioni, i muscoli e le ossa. Per questo motivo gli atleti non riescono a correre ad alti livelli per oltre due anni i fila.

Cambiano anche le scarpe, che negli ultimi anni sono diventati sempre più leggere, con un peso non superiore ai 150 g. Diverse a seconda della distanze da percorrere e delle specialità: leggerissime e senza tacco protettivo per chi corre in velocità, per non appesantire la corsa; protettive per il mezzo fondo, perché la scarpa deve assorbire gli urti e proteggere il piede il più possibile. Quest’anno poi cambiano anche i blocchi di partenza che diventano più grandi. Sembrerebbe che la loro dimensione troppo piccola per il piede n° 48 di Usain Bolt, non gli permettesse di poggiare bene il piede, e fosse questo il motivo delle sue numerose false partenze.

C’è un po’ di scienza anche dietro la medaglia d’oro vinta dai nostri arcieri Nespoli, Galiazzo, Frangilli. Sia le frecce che l’arco infatti sono il risultato di un lavoro di progettazione e di ricerca operato dagli ingegneri della Ferrari e dai tecnici del Coni e della FITArco. Le frecce sono fondamentali in questa disciplina, devono essere omogenee e comportarsi tutte allo stesso modo, e per questo motivo sono costituite di un anima interna di alluminio rivestita di carbonio, che gli garantisce flessibilità e leggerezza. L’arciere poi deve scegliere fra una vasta gamma quella che ritiene più consona per lui, in base alla sue caratteristiche. Per ottenere il massimo risultato inoltre, è stata costruita una macchina apposita, in grado di valutare la consistenza e la traiettoria di ogni freccia. “Questo è solo un primo passo” spiega Sante Spinarelli, vicepresidente della FITArco, alla rivista scientifica  Moebius

La tecnologia aiuta anche i nostri canoisti. I ricercatori dell’Insean, Istituto di Ricerca nel settore dell’ingegneria navale e marittima del CNR, hanno fatto delle prove sul campo e scoperto che la pagaiata asincrona aiuta la canoa ad avanzare più velocemente, nelle gare a squadre. Durante la pagaiata infatti, la canoa affonda leggermente, aumentando la superficie di contatto con l’acqua e la resistenza. Con uno sfasamento di appena un decimo di secondo tra una atleta e l’altro, la canoa affonda meno e va più veloce.

Anche la federazione Italiana di vela si è affidata al lavoro dei ricercatori del Cnr, per migliorare le proprie prestazioni. Da mesi infatti i ricercatori lavorano per fornire alla squadra di vela modelli previsionali rigorosi di climatologia e meteorologia, che forniscono informazioni determinanti per l’andamento della gara, sul vento e le correnti marine, sul luogo dove si svolgerà la gara. I modelli previsionali sono aggiornati di ora in ora,e possono far cambiare idea al velista in corso di gara, e risultare determinanti per l’esito della gara. La Federazione Italiana di vela, ha deciso di servirsi dell’aiuto di queste tecnologie solo da quest’anno, mentre già a Pechino 2008 alcune squadre ne facevano uso.

Non solo tecnologia però. I campioni dei nuoto di oggi riescono a migliorare continuamente i tempi delle prestazioni, abbassando i record mondiali, grazie anche alla fisiologia. Il loro corpo infatti è molto diverso da come poteva essere anni fa. Come spiega Edie Miglio del Mox, centro del politecnico di Milano, che si occupa di modelli e calcoli su scafi e barche, a Radio24, il corpo umano è proprio come uno scafo. Sono quattro le forze in gioco una volta in acqua: galleggiamento, resistenza, trazione e peso dell’atleta. Il bilancio di queste forze permettono al nuotatore di andare avanti e rimanere sul pelo dell’acqua, mentre la forma del corpo influenza il modo con cui avanza. Una sezione più piccola per esempio oppone meno resistenza, e il corpo dei nuotatori nel corso degli anni ha assunto forme più sottili, per minimizzare la sezione che oppone resistenza all’acqua. Evoluzione molto importante per migliorare le prestazioni sportive. Anche la forma del tronco è molto importante, tant’è che negli anni ha assunto sempre più una forma allungata a “T” che consente una galleggiamento ottimale, simile negli uomini come nelle donne.

Anche il corpo dei podisti ha subito un evoluzione nel corso degli anni. Nell’arco di 3-4 olimpiadi i corpi sono cambiati tantissimo, diventando sempre meno tozzi e tarchiati. Usain Bolt per esempio è perfetto per la corsa, dove essere alti è un vantaggio, perché a parità di potenza muscolare si compiono meno falcate per arrivare al traguardo. Questo cambiamento spiega Pietro Enrico di Prampero professore di fisiologia all’università di Udine, dipende un po’ dall’alimentazione diversa, più varia perché c’è un livello socio economico più alto, che gli consente di mangiare meglio, un po’ dall’allenamento a cui sono sottoposti gli atleti, più intenso rispetto agli anni ’60, e anche supportato da strumenti tecnologici e integratori alimentari. Inoltre gli atleti sono selezionati su gruppo di popolazione molto più vasta e poi c’è sempre il discorso doping: gli ormoni modellano profondamente il corpo, e vengono modificati in tutti i modi pur di fare in modo che non lascino tracce. Il risultato è un corpo perfetto.

Infine se vi siete mai chiesti perché le tenniste donne urlano molto di più degli uomini durante le partite, un motivo c’è, ed è scientifico. Su Moebius, rivista di scienza, spiegano che il fenomeno è dovuto al diverso modo di respirare tra uomini e donne. I primi utilizzano il diaframma, mentre le seconde il torace. Così quando sono impegnate in un movimento che coinvolge la parte superiore del corpo, per un attimo irrigidiscono completamente la parte toracica del corpo, il che comporta un’interruzione della respirazione. Una volta stoccato il colpo, i muscoli si rilassano e l’atleta riprende a respirare, e questo provoca un piccolo “urletto”. Stessa cosa che succede anche nella scherma. Nei maschi che usano il diaframma per respirare questo non succede.
 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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