La continuità di interessi del ministro Passera

La continuità di interessi del ministro Passera

Mese dopo mese, si accumula la lista di dossier caldi sul tavolo di Corrado Passera. Dossier di cui il ministro dello Sviluppo economico si era già occupato, in qualche modo, come banchiere, da amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Ai casi Alitalia, Telecom, Ferrovie vs. Ntv, si è aggiunto da qualche settimana anche lo scottante caso dell’Ilva di Taranto, la società siderurgica al centro di un disastro ambientale.

Un disastro ambientale doloso, si legge nelle motivazioni del Tribunale del Riesame che ha confermato il sequestro degli impianti, «determinato nel corso degli anni, sino ad oggi, attraverso una costante reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti». La proprietà ha un nome: Emilio Riva, storico cliente di Intesa Sanpaolo. Già processato e condannato due volte, sempre per reati ambientali, Riva è stato un buon cliente di Intesa.

Quando nel 2008 c’è stato da congegnare il “salvataggio di sistema” di Alitalia, operazione su cui Passera si giocava la sua credibilità di banchiere di sistema, l’attuale ministro non ha fatto fatica a trovare un socio pronto a mettere sul tavolo 120 milioni di euro: era Riva. «Sappiamo bene che non ci guadagneremo», disse l’industriale dell’acciaio, ma un grande paese come l’Italia «non può fare a meno di avere una compagnia di bandiera». Nemmeno può fare a meno di avere una grande acciaieria. E infatti, coerentemente, Passera ha espresso da subito, non senza ragioni, la sua contrarietà a «decisioni irrimediabili come lo spegnimento», facendosi garante di un percorso di ritorno alla legalità che tenga insieme ambiente, salute, posti di lavoro e, ovviamente, il business dei Riva.

In questo come in altri casi, tirare in ballo il conflitto di interessi non è più di moda. Di sicuro non è della stessa natura di quello dell’ex premier Silvio Berlusconi. Passera, infatti, si è liberato in qualche modo del pacchetto di azioni Intesa e delle altre partecipazioni societarie. Forse nel suo caso varrebbe la pena di abbandonare le categorie del passato. Che si tratti di Alitalia o di Telecom, delle acciaierie Riva, dei treni Ntv di Montezemolo, di cui Intesa ha il 20%, o anche delle opere pubbliche affidate al viceministro Mario Ciaccia, che di questo si occupava peraltro in Banca Intesa, nel caso dell’ex banchiere di sistema elevato al rango di ministro della Repubblica più che conflitto c’è piena continuità di interessi da portare avanti. E non potrebbe essere altrimenti.

Se da ministro smentisse la linea del banchiere di sistema, infatti, Passera sconfesserebbe in un solo colpo sia la “natura sistemica” delle operazioni che ha curato nella sua precedente vita professionale, e della banca da cui proviene, sia i motivi “di merito” per cui si trova dove è oggi.

In attesa di una legittimazione politica che solo le urne possono dargli, il ministro Passera appare costretto a portare avanti le operazioni di sistema del banchiere Passera. Anche se questo può creare qualche nodo difficile da sciogliere, o persino può ritardare o rendere non ottimale le scelte di cui l’Italia ha bisogno. Il caso della banda larga insegna: alla fine, dopo tante chiacchiere, si sta andando a parare dove è più conveniente per Telecom Italia, già a suo tempo (e tuttora) oggetto di investimento di sistema da parte di Intesa Sanpaolo. 

Su scala più piccola, ma non per questo meno emblematica, è invece la vicenda NH Italia, controllata dell’omonimo gruppo alberghiero spagnolo, nella quale Intesa Sanpaolo detiene una partecipazione del 44 per cento. A suo tempo, il banchiere Passera fu lo sponsor dell’acquisizione, da parte di Nh Hoteles, del gruppo Jolly Hotel (ora Nh Italia). Come ministro dello Sviluppo economico, difficilmente Passera potrà ignorare che la catena alberghiera che ha contribuire a creare vuole licenziare in tronco 382 dipendenti italiani, senza alcuna disponibilità a ricorrere ad ammortizzatori sociali. 

In futuro gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Lasciando però senza risposta una domanda: se cioè gli interessi sistemici che vengono rappresentati, tanto nelle operazioni del banchiere quanto nelle scelte del ministro, coincidano fino in fondo con quelli del Paese.

Twitter: @lorenzodilena

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