Monti sì, Di Pietro no: ecco il teatrino delle feste di partito

Monti sì, Di Pietro no: ecco il teatrino delle feste di partito

Dalle ambientazioni marinare all’alta montagna. Passando per le più tradizionali località termali. Nord, Centro e Sud Italia. Tra un convegno e un dibattito di gruppo, puntuale come poche cose nella vita, anche quest’anno arriva la stagione delle feste di partito. Per qualcuno è il precampionato della politica. Per altri il triste segnale che l’estate sta per finire. I protagonisti del Palazzo, più concreti, la considerano una vetrina. Utile per presentare programmi, anticipare strategie, ma anche misurare il proprio peso specifico. Quest’anno l’influenza si calcola in base al numero dei ministri presenti agli incontri. Più che ospiti, i tecnici di Monti sono riconoscimenti da sfoggiare. In periodo di grandi coalizioni, chi riesce a invitarne di più ha maggior voce in capitolo. Gli altri – alla festa Idv non ci sarà neppure un rappresentante dell’esecutivo – rischiano di essere fuori dai giochi già a settembre.

Loro, i tecnici del Professore, si concedono. Partecipano volentieri alla festa di questo o quel movimento. Ansiosi, forse, di sfruttare gli ultimi mesi di notorietà. Specie per coloro che tra non più di un semestre dovranno dire addio a Palazzo Chigi. Solo Mario Monti non è disponibile. Per ora ha detto di no a tutti. Ha parlato al meeting di Comunione e Liberazione, poi basta. «Ma quello è un pellegrinaggio dovuto» raccontano quasi infastiditi all’Udc, dove fino all’ultimo si è cercato di strappare al premier una comparsata a Chianciano Terme. Monti è stato irremovibile. A scanso di ripensamenti dell’ultimora diserterà l’intera stagione.

Intanto tra Mirabello e Maratea va in scena il tradizionale teatrino. Nelle settimane a cavallo tra la fine delle ferie e il ritorno sui banchi parlamentari, la politica italiana diventa una telenovela. Inviti, scenate, tradimenti. Nel Carroccio fa discutere la scelta di Maroni, che ha resettato anni di storia leghista cancellando il rito veneziano dell’ampolla. Mentre tra i democrat è già polemica sulle feste che, per favorire Bersani alle primarie, avrebbero boicottato il sindaco di Firenze Matteo Renzi. E poi c’è l’amarezza di Di Pietro. A fine settembre il leader dell’Italia dei Valori consumerà da solo la celebrazione di Vasto. Località divenuta famosa per l’ormai celebre fotografia con Vendola e Bersani, oggi simbolo della solitudine dell’ex pm.

Si comincia sabato, a Reggio Emilia. La Festa democratica nazionale sarà una passerella per i dirigenti del Partito democratico. E non solo loro. La squadra dei ministri di governo si alternerà nei dibattiti praticamente al completo. Spazio, poi, ai prossimi alleati. Invitati speciali i leader di Sel Nichi Vendola e dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Ospiti non graditi Angelino Alfano – ufficialmente assente per incompatibilità di date – e Antonio Di Pietro. Nel mezzo ci sarà tempo anche per un concerto in memoria di Lucio Dalla e uno spettacolo di Roberto Benigni. Sarà Bersani a chiudere la manifestazione, con un lungo intervento il pomeriggio del 9 settembre. Proseguendo sulla via Emilia è partita oggi la Festa dell’Unità di Bologna. Appuntamento al centro di qualche polemica per la decisione degli organizzatori di non invitare il “rottamatore” Matteo Renzi (presente invece a Reggio). «Non vedo come si sarebbe potuto coinvolgere in uno dei nostri dibattiti», si è giustificato l’organizzatore.

E poi ci sono le manifestazioni di corrente. Difficile descrivere altrimenti l’incontro di “Rifare l’Italia” il gruppo interno al Pd nato attorno ai due esponenti della segreteria Matteo Orfini e Stefano Fassina. I giovani turchi democrat – al centro di una presunta battaglia generazionale con i dirigenti del partito – si sono dati appuntamento a Reggio Emilia per l’otto settembre. Partirà domenica, invece, VeDrò. La tre giorni trentina di incontri e dibattiti organizzata dal “think net” del vicesegretario Pd Enrico Letta. 


Feste all’insegna dell’austerità per gli eredi del Terzo Polo. Le manifestazioni di Futuro e Libertà e Udc si svolgeranno nel fine settimana del 7-9 settembre. A Mirabello, nel ferrarese, andrà in scena la 31esima edizione della storica festa tricolore. Una celebrazione in tono definitivamente minore. Per rispetto dalla città emiliana, duramente colpita dal sisma dello scorso maggio. Ma anche per l’inevitabile, e inarrestabile, calo di visibilità del movimento finiano. Per organizzare la festa a Chianciano, nel senese, i dirigenti dell’Udc hanno addirittura deciso di autofinanziarsi. Imponendo un balzello di mille euro a tutti i parlamentari e ai consiglieri regionali che interverranno. I lavori saranno aperti da Lorenzo Cesa e chiusi da Pier Ferdinando Casini. Atteso, oltre a Fini, un discreto numero di ministri del governo Monti. Sarà l’occasione giusta per sciogliere i due partiti e dar vita al nuovo contenitore dei moderati? «Non ancora – assicurano da via dei Due Macelli – ma certo sarà una tappa fondamentale in quella direzione».

Data diversa per il terzo partito centrista, l’Api. Abbandonato il paese reatino di Labro – scelto a suo tempo perché simbolicamente centro geografico d’Italia – il movimento Francesco Rutelli si darà appuntamento a Maratea, in Basilicata, il 13 settembre. Ospite d’eccezione il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, per una manifestazione tutta incentrata sulla “Green Economy”. Stesse date per la festa nazionale socialista a Perugia. Il partito di Riccardo Nencini ha condensato in pochi giorni una serie di incontri e iniziative con i protagonisti del nuovo centrosinistra. Da Casini a Vendola. Passando, ovviamente, per il candidato premier Pierluigi Bersani. Con loro i sindacalisti Susanna Camusso e Luigi Angeletti.

I simpatizzanti dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro dovranno attendere la fine del mese. La festa di Vasto, in Abruzzo, si aprirà il 21 settembre. Ancora mistero sulle presenze in programma. L’ex pm ha assicurato di aver spedito oltre trecento inviti. Compresa una lettera al segretario del Pd (a sentir lui avrebbe invitato anche Beppe Grillo). Probabilmente non tutti verranno. Sicuramente non ci saranno ministri del governo. Ma sarà difficile anche riproporre la fotografia che ha reso famosa la manifestazione. Il ritratto dell’alleanza Pd-Sel-Idv, finita in frantumi negli ultimi mesi.

Cancellata la ricorrenza di Pontida, il segretario leghista Roberto Maroni incontrerà i militanti nel tradizionale appuntamento della Berghem Fest di fine agosto. Spostata a ottobre, invece, la “Festa dei Popoli padani”. L’adunata su Riva degli Schiavoni a Venezia, dove per anni Umberto Bossi ha celebrato l’ampolla della “sacra acqua” raccolta alle fonti del Po. Più che un arrivederci, un addio. Le camicie verdi dovranno abituarsi: il nuovo corso maroniano sembra aver bandito tutte le ricorrenze più caratteristiche e grottesche del Carroccio.

E il Popolo della libertà? Pochi appuntamenti, anche questi in tono minore. Si parte con la Summer School di Frascati, il 9 settembre. Una Frattocchie berlusconiana per la formazione politica dei giovani pidiellini. Oltre ai due animatori dell’evento, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, è prevista la presenza dei ministri Paola Severino – ultimamente non proprio in ottimi rapporti con Gasparri – Vittorio Grilli e Francesco Profumo. Atteso anche il segretario Pdl Angelino Alfano. Berlusconi si concederà, invece, alla platea di Atreju. La festa dei giovani Pdl – quest’anno per la prima volta non più guidati da Giorgia Meloni – al via a Roma il 12 settembre. E chissà che non sia l’occasione giusta per annunciare la nuova discesa in campo del Cavaliere.