Quando i compagni dovettero fare un mutuo per pagare Grillo

Quando i compagni dovettero fare un mutuo per pagare Grillo

Trent’anni fa era tutto diverso, o quasi. C’erano ancora le feste dell’Unità, per esempio, e Beppe Grillo faceva ancora il comico. Anche se, sui compensi e i cachet, aveva già qualche problema. Lo scrive Filippo Facci su Libero (riprendendo una lettera apparsa sull’Unità nel 2007). Agli inizi agli inizi degli anni ’80 Beppe Grillo fu invitato a partecipare alla festa dell’Unità di Dicomano, in provincia di Firenze, con un compenso pattuito era di 35 milioni di lire.

Quella sera, però, ci fu una pioggia terribile: Grillo arrivò in ritardo, l’incasso fu molto basso e dei 35 milioni richiesti erano riusciti a raggranellarne solo 15. Che fare? «Cercammo una negoziazione», scrive Franco Innocenti, il giovane militante Pci di allora, nella sua lettera, «ma Grillo non volle sentire ragioni». Richiese tutto il compenso e provocò il crack nelle casse della sezione. Innocenti, che aveva 26 anni e una madre disabile al 100% era l’unico con uno stipendio fisso. Dovette, per il bene del partito, andare in banca e chiedere un prestito, con un mutuo ventennale. Ogni mese, per vent’anni, i compagni versavano le rate. La firma, però, era la sua.

Insomma, trent’anni fa era tutto diverso. Le Feste dell’Unità non ci sono più, ora si chiamano Feste Democratiche. Beppe Grillo è ancora in scena, ma adesso fa – a modo suo – politica. Non c’è più il Pci, ma c’è il Pd, e Franco Innocenti da tempo ha estinto il suo mutuo. «Ma quella storia, e anche la lettera, sono preistoria, per me», racconta a Linkiesta. E non vuole essere tirato in ballo: «Lasciatemi stare. Sono solo un cittadino, non voglio che si approfittino di me. Andare a frugare, in mancanza di argomenti politici, in queste cose, non mi piace per niente», si arrabbia.

E anche Franco Innocenti, del resto, non è più l’uomo di prima. Una volta era ponto a mettere la firma e contrarre un prestito ventennale di venti milioni, per salvare il suo partito (anzi, la sezione del suo partito nel suo paesino). Ora ha cambiato città e ha chiuso con la politica. «E scriva questo: che il Pd, non lo voto nemmeno più». 

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