L’analisiPortogallo, la vittoria a metà del centrodestra

Il premier uscente non avrà la maggioranza in Parlamento: possibile una grande coalizione con i socialisti. Cresce l’astensione

Domenica scorsa il Portogallo si è recato alle urne per il rinnovo del Parlamento. Come spesso accade nelle frettolose valutazioni post-voto, è passata senza troppe riflessioni l’immagine di un centrodestra (guidato dal premier uscente Pedro Passos Coelho) vincente, nonostante la Troika e il rigore imposto dall’Europa. Un dato, quindi, che sarebbe in controtendenza rispetto ai risultati greci, con la netta affermazione del fronte anti-austerità.

Ad analizzare meglio i dati definitivi, però, si scopre che la realtà è assai differente. È indiscutibile, infatti, che la coalizione “Portugal a Frente”, composta dai centristi del Partito socialdemocratico e dai popolari del Cds, sia arrivata prima nella competizione elettorale, ma il raffronto con i risultati delle precedenti consultazioni del 2011 indica una vera e propria “vittoria mutilata”.

Il raffronto con i risultati delle consultazioni del 2011 indica una vera e propria “vittoria mutilata” per il centrodestra

In termini di seggi, infatti, la maggioranza uscente scende da 129 a 104 deputati (- 25) e anche in termini di voti assoluti il calo è netto: 2.050.000 contro 2.800.000 del 2011. In termini percentuali, il centrodestra aveva ottenuto il 50,3% quattro anni fa, mentre adesso si è fermato 38,3%.

Al contrario, l’opposizione cresce, sebbene continui ad essere divisa.

I socialisti del Ps, salgono al 32,4% (28% nel 2011), con 85 seggi (più 12). La formazione della sinistra radicale, Bloco de Esquerda, invece, quasi raddoppia i consensi, passando dal 5,2% al 10,2% (da 288.000 a 549.000 voti) e ottiene 19 seggi contro gli 8 del passato.

Una terza formazione di sinistra verde-comunista, la Cdu – Coligao Democratica Unitaria, conferma i consensi del 2011: 444.000 (8,3%) rispetto a 440.000 (7,9%) e 17 seggi (+ 1).

In buona sostanza, nel nuovo parlamento di Lisbona, il centrodestra avrà 104 seggi su di un totale di 226, mentre l’opposizione di sinistra potrà contare su 121 rappresentanti. Un seggio, invece, è andato per la prima volta al partito animalista.

Il premier uscente Passos Coelho non potrà contare su di una maggioranza certa in parlamento

È del tutto evidente, quindi, che il premier uscente Passos Coelho non potrà contare su di una maggioranza certa in parlamento e ha di fronte due alternative: dar vita ad un governo di minoranza oppure puntare ad una grande coalizione con i socialisti.

In ultimo, vi è da osservare un ulteriore aumento dell’astensionismo, stabilendo il record di diserzione delle urne, in questo caso in linea con quanto accaduto di recente nelle elezioni greche. In Portogallo, infatti, ha votato il 56,9%, in leggero calo rispetto al 58,9% del 2011; un dato significativamente inferiore a quello del 2009 (60,5%) e del 2005 (65,0%) e lontano anni luce da quel 91,7% delle elezioni del 1975, all’indomani del ritorno alla democrazia dopo la rivoluzione dei garofani.

Una crescita del non voto che rappresenta un campanello d’allarme per la democrazia (non solo portoghese) con il progressivo allontamento non solo dall’impegno politico, ma anche dalla più semplice partecipazione al voto. Un segnale di disaffezione espresso da cittadini, che in tempi di rigore e austerità vedono spostarsi i luoghi della decisione sulla loro vita quotidiana e sul loro futuro dalle istituzioni democratiche a realtà sovra-nazionali totalmente slegate dal voto popolare.

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