Legge di StabilitàTetto ai contanti, ascoltiamo la Banca d’Italia: aumentarlo serve solo ai criminali

Secondo l’ultimo rapporto Uif-Bankitalia c’è un legame chiaro tra uso del contante e reati. Mentre l’incentivo ai consumi non è dimostrato. Perché il governo non ascolta questi giudizi?

Tra gli interventi inseriti nella legge di stabilità, certamente l’innalzamento del limite massimo di trasferimento del contante da 1.000 a 3.000 euro è tra quelli che hanno maggiormente diviso l’opinione pubblica, commentatori e gli stessi economisti.

Come spesso capita in Italia si sono subito organizzate due tifoserie: da una parte gli “colpevolisti” che hanno accusato il Governo di strizzare l’occhio agli evasori fiscali e di agevolare, di fatto, il lavoro di riciclaggio delle organizzazioni criminali, mentre sul fronte opposto, gli “ultras” della libertà individuale sono arrivati a emettere un giudizio di sostanziale irrilevanza del tetto all’uso dei contanti sia sul versante della lotta all’evasione fiscale sia su quella della guerra contro la criminalità economica.

Come ha ricordato Banca d’Italia nella sua audizione al Senato sulla legge di stabilità 2016 le direttive europee non impongono limiti definiti e lasciano ampia flessibilità agli stati membri, pur richiamando sistematicamente l’attenzione sui rischi connessi all’uso del contante. In alcuni Paesi non è previsto alcun limite e in altri, invece, vi sono soglie molto basse (da ultima la Francia l’ha portata a 1.000 euro per aiutare il contrasto al finanziamento del terrorismo).

L’ultimo rapporto annuale dell’Uif (Unità di Informazione Finanziaria) – Banca d’Italia, pubblicato nel maggio 2015, fuori dagli eccessi delle tifoserie appena ricordate, ci può aiutare a comprendere la reale portata del fenomeno e i rischi ad esso connessi.

“Il contante é in via di principio il mezzo di pagamento prescelto per alcune transazioni riferite all’economia informale e illegale. L’uso del contante caratterizza i fenomeni dell’usura, del traffico illecito dei rifiuti e armi, delle truffe”


Rapporto Uif- Banca d’Italia

«Il contante é in via di principio il mezzo di pagamento prescelto per alcune transazioni riferite all’economia informale e illegale, poiché impedisce la tracciabilità e garantisce l’anonimato degli scambi – scrive l’Uif -. L’Analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo sottolinea come l’uso del contante caratterizzi i fenomeni dell’usura, del traffico illecito dei rifiuti e armi, delle truffe. L’uso massivo del contante connota la maggior parte dei reati connessi allo sfruttamento sessuale, allo spaccio di sostanze stupefacenti ed è frequentemente associato a reati a scopo estorsivo e corruttivo e ad alcune fattispecie di reati tributari e fiscali».

Nello stesso rapporto, si segnala un dato che dovrebbe far riflettere: un’elevata eterogeneità territoriale dell’impiego del contante, che nel Centro-Nord rappresenta circa il 4% dell’operatività totale, mentre nelle province del Meridione si arriva a sfiorare il 14 per cento.

Un’analisi econometrica sulle anomalie del contanti in 6.810 comuni italiani- sempre riportata dal rapporto Uif – indica,infatti, con chiarezza un legame positivo con le variabili di criminalità organizzata: maggiore è il numero di reati pro capite, più elevata è l’incidenza dei versamenti in contanti osservata nei singoli comuni. In particolare nei reati più legati al controllo del territorio (estorsioni, rapine, furti) la distribuzione sulla dimensione nazione dei comuni riflette la presenza delle organizzazioni criminali, maggiormente diffusi nel Meridione.

Sul fronte dell’incentivo ai consumi, invece, Banca d’Italia ha sostenuto che “l’esistenza di effetti macroeconomici della soglia (sui consumi) non ė sorretta da chiara evidenza empirica”.

L’Uif-Banca d’Italia indica con chiarezza un legame positivo con le variabili di criminalità organizzata, mentre l’incentivo ai consumi non è chiaro

Per parte sua il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha preso posizione contro l’aumento della soglia: «Credo che la norma precedente (l’abbassamento a 999 euro del 2011, ndr) avesse un valore soprattutto simbolico, quindi questa norma è sbagliatissima soprattutto in questa logica, di sistema: la lotta all’evasione ha bisogno di scelte chiare e continue, non di sali e scendi».

Il Procuratore generale antimafia, Franco Roberti è stato, se possibile, ancor più netto: «È assolutamente necessario che il governo cambi la norma sull’utilizzo dei contanti. L’innalzamento dai mille ai tremila euro è nei fatti un vero e proprio regalo agli evasori fiscali quando, al contrario, sarebbe necessario ridurre la soglia a cinquecento euro per contrastare efficacemente l’evasione. La semplice diffusione della moneta elettronica, con una adeguata educazione finanziaria si stima potrebbe portare nelle casse dello stato tra i 15 e i 20 miliardi di euro in più di maggiori entrate».

Perché di fronte a queste autorevoli prese di posizione e di analisi di soggetti indipendenti come l’Uif, il Governo si ostina nel voler difendere l’elevazione della soglia del contante a 3.000 euro?

A questo punto, sorge spontanea una domanda: perché di fronte a queste autorevoli prese di posizione e di analisi di soggetti indipendenti come l’Uif, il Governo si ostina nel voler difendere l’elevazione della soglia del contante a 3.000 euro? Perché questa difesa di ufficio di uno dei cavalli di battaglia del centro-destra da parte di un esecutivo di centro-sinistra, per di più considerando che questo intervento è quotato zero nelle tabelle della legge di stabilità ?

Lasciamo la risposta ai lettori, a cui abbiamo provato a fornire qualche elemento in più per un giudizio sereno e fuori dalle rigidità concettuali tipiche delle tifoserie.

* senatore del Partito Democratico

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