Lo stato d’emergenza che trasforma Strasburgo in un deserto

Il provvedimento di sicurezza, esteso su tutto il territorio francese, mostra i suoi effetti anche fuori da Parigi. E si capisce come certi stili di vita non siano naturale, ma il frutto di una lunga conquista

Più che la paura, potè lo stato d’emergenza. Il 14 novembre, dopo gli attentati a Parigi, il presidente Hollande aveva dichiarato, per tre mesi l’etat d’urgence su tutto il territorio della Francia. Le conseguenze? Più controlli, posti di blocco, coprifuoco. E, soprattutto, strade deserte.

Come mostra questo progetto fotografico di Mathieu Piranda, architetto di Strasburgo, non c’è più nessuno che va in giro per strada. Perfino in occasione dell’apertura del tradizionale Mercato di Natale a Strasburgo, una manifestazione vecchia di 445 anni, le vie erano vuote: impedito fermarsi, circolazione bloccata tra le 10 e le 20, controlli su tutti i punti di accesso.

Le immagini di una città spettrale parlano da sole. “Testimoniano il dietro le quinte di questo avvenimento molto popolare”, spiega il fotografo-architetto, “e mostrano come tutto sia diverso dai cliché soliti: cioè vie affollate e piene di decorazioni”. Invece, tutto è spoglio, vuoto e deserto. La serie fotografica si chiama “Desert Urbain”, e non ha bisogno di traduzioni.






“Queste strade, vie, incroci, parcheggi, dove la circolazione delle auto la faceva da padrone si sono svuotate della loro materia prima. Non restano che delle vaste distese di asfalto, silenziose, che fan vedere la città sotto una luce diversa. Spazi urbani privi del ritmo del traffico, restituiscono il piacere di essere pedoni. Con edifici da riguardare”. E “spazi nuovi, da riguadagnare”.




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