Perché alle Olimpiadi di Tokyo le medaglie saranno riciclate

Gli atleti che vinceranno ai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2020 dovranno stare attenti quando, un po’ per gioco un po’ per usanza, si troveranno a morderle

Tanto conta la gloria. Sarà questo che dovranno pensare gli atleti dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo, nel 2020, quando si troveranno ad addentare le medaglie messe in palio dal comitato olimpico, sì, quelle nuove, fatte di materiale riciclato. Sono cambiati i tempi.

Ora è di moda essere eco-friendly, almeno in Giappone, visto che il comitato olimpico e paralimpico nazionale ha deciso che le 5000 medaglie in palio per gli sportivi, in questa edizione, saranno create dalla fusione delle componenti di telefoni cellulari usati. Non tutte, come è ovvio: ma solo le piccole parti in oro, argento e bronzo. Verrano estratte, smistate, selezionate e poi rifuse.

La raccolta degli smartphone vecchi è già cominciata in tutto il Paese: fuori dagli uffici pubblici, dalla posta e da altri luoghi sono stati predisposti i contenitori in cui abbandonare i telefoni che non funzionano più. L’idea del ministero dell’Ambiente è stata molto applaudita perché rende partecipi tutti i giapponesi e, al tempo stesso, rientra in un piano più ampio di conversione ecologica. Il Paese punta a ridurre le proprie emissioni del 30% entro il 2020 (ce la farà?) e di impiegare l’Intelligenza Artificiale per ridurre gli sprechi. Il problema è serio e così devono essere le soluzioni.

Al momento, però, i tempi stringono: per ora sono già stati raccolti circa 80mila apparecchi, ma occorre arrivare ad almeno otto tonnellate di materiale puro. Ci riusciranno?

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