Il tabù Bettino“Hammamet”, il film che parla di Craxi senza mai nominarlo (ma senza il nome, non c’è la Storia)

La ricostruzione degli ultimi giorni del leader socialista, fatta dal regista Gianni Amelio, avrebbe potuto essere un tributo o magari la definitiva demolizione, ma non è né l’uno né l’altra. Sono passati vent’anni, eppure non sono bastati

Prima della vicenda, prima della storia, prima dell’attore, prima del personaggio c’è il cinema. E al cinema di Gianni Amelio tocca accostarsi in maniera quasi fideistica per sopportarne lo stile desueto e defatigante, apprezzandone le scelte stilistiche che spesso risultano asintattiche e sgrammaticate, oltre che illogiche.
Prima lunga sequenza di Hammamet: è l’ultimo congresso ante Tangentopoli, il presidente si intrattiene a colloquio con tal Vincenzo per parecchi minuti mentre la corte dei miracoli lo attende. Scambio prolisso e verboso, il presidente era inavvicinabile e comunque sintetico. Il dialogo non regge. Si comincia male. Sequenza finale, o quasi: il presidente ormai defunto ritrova il vecchio padre che lo stava aspettando. In paradiso, all’inferno? No, sul Duomo di Milano, dove cammina a piedi nudi (come il Moro/Herlitzka di Marco Bellocchio) avvolto in una sciarpa rossa come Federico Fellini. Si finisce peggio.

In mezzo c’è Hammamet ma non c’è Bettino Craxi. O meglio c’è un uomo che gli somiglia come una goccia d’acqua (anche Virginia Raffaele assomiglia a Ornella Vanoni quando la imita) ma che non porta il suo nome e non si capisce se per imbarazzo, pudore, distanza o perché non è stato concesso. Dicono: Pierfrancesco Favino giganteggia, ma giganteggia la maschera, non l’attore ed è una moda recente questa di trasformarsi nell’altro da sé: Servillo/Andreotti/Berlusconi, Oldman/Churchill, Crowe/Ailes, ancora Favino/Buscetta. Se non sei l’altro, non ne porti il nome allora diventa una parodia. Pensavo a L’imitatore di voci di Thomas Bernhard che a furia di scimmiottare le voci degli altri perde la sua.

Senza il nome non c’è una storia e allora tocca inventarsela raccogliendo indizi sparsi qua e là dalle cronache e dal sentito dire, mettendoci dentro il figliolo psicopatico del povero Vincenzo morto suicida che entra nel film come in Apocalypse Now (a proposito, Marlon Brando/Kurz), funge da antagonista e poi ne sparisce per un bel tratto quasi dimenticato per ricomparire sguardo fisso da folle su una sedia a rotelle. Per la legge della compensazione arriva ad Hammamet l’amante anonima Claudia Gerini per un’ultima scopata a ricordo delle notti quando il Presidente incarnava il Potere e poteva avere tutto… Dai su, mancava giusto Sandra Milo.

Avrebbe potuto essere un tributo o magari la definitiva demolizione, ma il nome di Bettino Craxi – nome mai pronunciato nel film – resta un tabù, troppo grande, troppo difficile, troppo ingombrante. Sono passati vent’anni eppure non sono bastati.

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