Panico a BruxellesCoronavirus, l’Ue nel caos: l’Europarlamento fa dietrofront sul rinvio per gli stagisti italiani

Dopo lo scivolone sullo spostamento dei tirocini da marzo a ottobre per i ragazzi provenienti dalle regioni del Nord Italia interessate dai contagi, il caso si è risolto solo ieri sera con il tweet del presidente Sassoli in cui spiega che i tirocinanti seguiranno le stesse regole dei funzionari

Alla fine, all’ora di cena, è arrivato il tweet del presidente del Parlamento europeo David Sassoli a dare la buona notizia e a comunicare il dietrofront: «Tutti gli stagisti dei tirocini Robert Schuman previsti dall’1 marzo prenderanno servizio attenendosi alle stesse disposizioni previste per il personale del Parlamento europeo. Benvenuti!». Così i trenta ragazzi italiani, che si erano visti rimandare lo stage di sei mesi perché residenti o per esser semplicemente passati da una delle regioni del Nord Italia interessate dal coronavirus, hanno finalmente tirato un sospiro di sollievo. Dopo una giornata di ansie e proteste per aver ricevuto dall’ufficio stage dell’Europarlamento una email in cui si diceva, nero su bianco, che l’inizio del tirocinio per loro sarebbe slittato al prossimo turno di ottobre.

 https://twitter.com/EP_President/status/1232747031321612288?ref_src=twsrc%5Etfw 

Uno scivolone, che ha mandato in confusione gli uffici del Parlamento europeo per più di 24 ore, attirandosi anche le critiche di diversi parlamentari italiani. Perché mentre eurodeputati e funzionari italiani di ritorno da Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto sono stati solo invitati dall’ufficio personale a lavorare da casa per 14 giorni, per gli stagisti italiani che sono anche solo passati per qualche ora da quelle regioni erano di fatto scattati sei mesi di quarantena. Con l’inizio dello stage slittato da marzo a ottobre. Facendo così esplodere la polemica tra chi aveva già comprato biglietti, affittato appartamenti, versato caparre o anche rinunciato ad altre offerte di lavoro (considerato che i tirocini Schuman prevedono un pagamento di oltre 1.300 euro mensili).

«Sono tornata in Piemonte nel mio paese natale sabato scorso per un funerale e sono ritornata a Bruxelles, dove vivo da metà gennaio, domenica sera. Per loro questo è sufficiente per escludermi dal tirocinio», raccontava una di loro. «È una discriminazione. Se applichi questa misura per chi viene dal Piemonte, dove ci sono tre casi, allora devi farlo anche per la Germania che ha gli stessi numeri di contagiati», spiegavano.

La misura, come si legge nelle email inviate il 25 febbraio, era partita per tutti coloro che avevano dichiarato nella application per lo stage di essere residenti in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. «Il Parlamento europeo è pienamente consapevole del disagio, per cui è stato deciso di garantirti uno stage nelle prossima campagna (ottobre 2020-febbraio 2020)», concludeva l’email. Gli italiani residenti in altre regioni hanno invece ricevuto dall’Europarlamento una email in cui si chiedeva di avvisare l’istituzione nel caso in cui nelle scorse settimane avessero visitato una delle quattro regioni italiane segnalate, oltre a Cina, Singapore o Corea del Sud. «Visti i recenti sviluppi riguardanti il coronavirus Covid-19, chiediamo a chi ha viaggiato nelle seguenti aree (tra cui Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, ndr) negli ultimi 14 giorni di comunicarlo entro le 17 di giovedì (27 febbraio, ndr)». In caso di risposta affermativa, la conclusione è stata: «Siamo spiacenti di informarla che il Parlamento europeo non è in grado di far partire il suo tirocinio previsto per il 1 marzo».

C’è chi ora ha rinunciato al volo per Bruxelles, chi è partito lo stesso, e chi si trovava già lì in attesa di iniziare quando è arrivata l’email di proroga. Fino al caso limite di chi, per volare a Bruxelles, era partito da Bologna e si era visto rinviare il tirocinio solo per esser passato dall’aeroporto. «Sono stato onesto, forse troppo», ci aveva raccontato uno di loro. «Vivo in Germania, nelle scorse settimane sono atterrato a Bologna e per questo il mio stage è stato rinviato».

In tutto, i ragazzi interessati erano una trentina. Nelle scorse ore, è scattata la corsa a cercare documenti che attestassero la permanenza di poche ore nelle regioni “rosse”. Poi hanno scritto agli indirizzi di tutte le istituzioni europee chiedendo di ripensare la misura. E il caso è stato sollevato sui social anche dal deputato di PiùEuropa Alessandro Fusacchia, che in un video ha chiesto al presidente dell’Europarlamento David Sassoli di fare un passo indietro. «Abbiamo alzato il livello dell’attenzione per assicurarci che qualcuno se ne faccia carico», ha spiegato Fusacchia. E alla fine il dietrofront è arrivato. I ragazzi osserveranno quindi una quarantena di 14 giorni. Superato questo periodo, in assenza di sintomi simili a quelli del coronavirus, cominceranno la loro esperienza all’interno dell’Europarlamento.

Il rinvio di sei mesi, in effetti, avrebbe interessato solo i tirocini Schuman del Parlamento europeo. Agli stagisti italiani del programma Blue Book della Commissione europea, è già stata richiesta invece una quarantena di 14 giorni solo se si è passati in uno dei comuni della zona rossa. E lo stesso è stato fatto per i prossimi stagisti della Corte di giustizia europea che partiranno il 1 marzo, prevedendo anche misure come il telelavoro.

Misure simili per gli staff italiani di Parlamento e Consiglio europeo, ai quali è stata inviata una email in cui vengono invitati a lavorare da casa per due settimane. Misura valida solo per chi sta rientrando da una delle quattro regioni del Nord Italia segnalate. Mentre molti italiani che vivono già a Bruxelles o Strasburgo continuano a lavorare regolarmente. Convegni e visite di esperti e giornalisti italiani all’Europarlamento, invece, sono stati rimandati a data da destinarsi. Invece la Commissione ha invitato all’auto quarantena solo chi proviene da uno degli undici comuni della zona rossa tra Lombardia e Veneto.

Anche gli eurodeputati e i loro assistenti ieri hanno ricevuto comunicazione dai questori del Parlamento. Coloro che nelle ultime due settimane hanno visitato Cina, Singapore, Corea del Sud o Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto (senza specificare i comuni della zona rossa) – si legge – sono invitati, se stanno bene e non hanno avuto contatti con persone infette, a lavorare da casa senza recarsi negli uffici del Parlamento. Se entro 14 giorni dal rientro, non si manifestano sintomi, si consiglia poi di consultare il medico per ottenere il via libera a tornare in ufficio. La prossima plenaria del 9 marzo, di certo, sarà meno affollata.

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