Partite Iva e autonomiCome e quando richiedere l’indennità da 600 euro

Il bonus si potrà richiedere sul sito dell’Inps dalla prossima settimana. Prima però bisognerà dotarsi del codice Pin. Ecco chi ne ha diritto e chi no

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Dalla prossima settimana, probabilmente dal 31 marzo in poi, lavoratori autonomi, professionisti, co.co.co., stagionali del turismo e addetti del settore agricolo potranno richiedere l’indennità da 600 euro prevista nel decreto “Cura Italia”.

Come presentare la domanda. L’Inps, ha assicurato il presidente Pasquale Tridico sul Sole 24 Ore, pubblicherà sul sito web il modulo per presentare la domanda online, a cui seguirà l’accredito della somma sul conto corrente. Prima, però, bisognerà dotarsi di un codice Pin. Chi non ce l’ha, potrà richiederlo sul sito dell’Inps. Come? Ci si collega sul sito dell’Inps, si clicca su “entra in myinps” e poi su “richiedi e gestisci il tuo Pin”. La normale procedura, ancora in vigore, prevede che la prima parte del codice venga inviata sul cellulare e la seconda parte per posta all’indirizzo indicato. Per velocizzare i tempi, ora, Tridico ha assicurato che si riceverà il codice completo sul cellulare, saltando i tempi della spedizione postale.

Il pagamento, poi, avverrà direttamente sul conto corrente del beneficiario tramite il codice Iban indicato nel modulo.

Non ci sarà un click day, come già l’Inps ha specificato, ma una finestra temporale, con un giorno di inizio, dentro la quale si potranno presentare le domande di prestazioni.

Chi ha diritto al bonus. Non tutti i lavoratori autonomi hanno diritto all’indennità da 600 euro.

All’articolo 27 del decreto “Cura Italia” si specifica che l’indennizzo verrà riconosciuto ai titolari di partita Iva e ai lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (attivi al 23 febbraio) iscritti alla gestione separata dell’Inps.

La somma sarà anche erogata agli autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, Assicurazione generale obbligatoria (art.28), ai dipendenti stagionali del settore del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il proprio rapporto di lavoro dal 1 gennaio 2019 al 17 marzo 2020 (art.29), agli operai agricoli a tempo determinato che nel 2019 abbiano effettuato almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo (art.30), ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri versati nel 2019 con un reddito non superiore ai 50mila euro (art.38). Non bisognerà essere già titolari di una pensione. L’indennità non sarà conteggiata nella formazione del reddito, quindi non ci si pagheranno sopra le tasse.

Chi non ha diritto al bonus. Professionisti e lavoratori autonomi “ordinisti” iscritti ad altre casse di previdenza – come gli ingegneri e gli architetti iscritti all’Inarcassa, i giornalisti iscritti all’Inpgi o gli avvocati iscritti alla Cassa forense – non potranno ricevere l’indennità da 600 euro. Il decreto “Cura Italia” per loro ha previsto il Fondo per il reddito di ultima istanza con una dotazione di 300 milioni (art. 44). Modalità e importo dell’intervento saranno definiti con un decreto del ministero del Lavoro, che già ha chiesto alle Casse i dati degli iscritti suddivisi per fasce di redditi, così da fare una valutazione della platea dei potenziali aventi diritto all’intervento economico. Ma è tutt’ora in corso la trattativa tra AdePP (associazione che rappresenta tutte le Casse dei professionisti) e governo su due punti: ampliare la somma messa a disposizione nel Fondo a sostegno del reddito dei professionisti e riconoscerla esentasse, così da ottenere almeno lo stesso trattamento riservato agli altri lavoratori autonomi; consentire alle Casse di utilizzare parte dei rendimenti degli investimenti per adottare ulteriori misure a sostegno dei professionisti danneggiati nella loro capacità produttiva, in deroga ai limiti normativi e statutari vigenti, rispettando comunque il vincolo della riserva legale prevista per le pensioni.

Allo stesso Fondo per il reddito di ultima istanza dovrebbero accedere i lavoratori domestici – colf, baby sitter e badant – che sono stati esclusi dalla estensione della cassa in deroga. Anche qui è in corso il dialogo tra il governo e le associazioni datoriali. Intanto, l’Inps ha chiarito in una circolare che colf, badanti e baby sitter non hanno diritto ad accedere a congedi parentali straordinari o al bonus da 600 euro per l’assistenza dei figli minori di 12 anni.

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