ParadossiI sovranisti che vogliono gli eurobond sono europeisti a loro insaputa

Cedere quote di fiscalità è il rovesciamento della ideologia nazionalista. Dalla Magna Carta in poi il fisco è simbolo di sovranità, ma non diciamolo ai nostri eroi che tanto amano il nostro Paese da volerlo solo, isolato e fiero di non chiedere aiuto a nessuno

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Europeisti a loro insaputa, sovranisti e pentastellati sono scatenati nell’inneggiare agli eurobond pur di demonizzare il Meccanismo europeo di stabilità, feticcio ideologico anch’esso forse non ben compreso, e diciamo “forse” per essere gentili. Verrebbe voglia di incoraggiarli, perché mai nessuno è stato tanto netto nel chiedere questo strumento che è davvero la quintessenza del vero europeismo (mettere a rischio comune un pezzo della propria sovranità, scusate se è poco).

La preoccupazione però è un’altra: che vadano a sfracellarsi per eccesso di entusiasmo e chiudano definitivamente l’incauto Conte – e con lui il Paese – nel vicolo cieco in cui si è cacciato. «Se non ce li danno, faremo da soli», questo il proclama del Presidente del Consiglio, tutto preso a maltrattare l’opposizione ma con il metodo “più uno”, cioè sono più critico di te, non mi faccio scavalcare.

Fare da soli è impossibile, oltre che insensato. Un po’ come rinunciare al Mes e andarsi a cercare sul mercato 36 miliardi di prestiti non a costo quasi zero, ma come da spread, almeno 400 milioni all’anno. Un beau geste di orgoglio sovranista da pagar caro anche con il mancato accesso a strumenti vari di finanziamento che l’Europa brutta e cattiva ha comunque predisposto, fino a plafond (il limite massimo di un finanziamento o di un credito, ndr) tendenziali che già superano i 1000 miliardi.

Ma quando mai abbiamo avuto, o avremo, 36 miliardi a bassissimo costo per intervenire a favore della Sanità? Altro che mascherine e tamponi, qui ci sono risorse per ribaltare il sistema sanitario e dare dignità a un comparto chiave nell’intero Paese, a cominciare dal Sud. Forse l’improvvisa popolarità degli eurobond in casa nostra va sfruttata almeno sul piano culturale, per dare un’indicazione a chi ancora non ha capito quanto sia indispensabile l’Europa.

Sul piano pratico, purtroppo, non ci attendiamo granché dal vertice della prossima settimana, ed è per questo che per carità di Patria ci auguriamo che Conte si rimangi i proclami, come in realtà sta già facendo, a guardar bene.

Gli spiegheranno probabilmente e speriamo cortesemente che gli eurobond che ha in mente lui già ci sono, e si chiamano Mes, e sarà già una conquista (di Angela Merkel o di Emmanuel Macron) se riusciremo a far partire un primo, timido tentativo di bond europeo garantito dal bilancio della Commissione. Piccola cosa, perché con l’1 per cento del Pil non si regge granchè, ma sarà già un passo avanti.

Di fronte a una crisi multilaterale, sostanzialmente equanime, non colpa dei soliti falsificatori di bilanci greci e dei dissipatori di favori elettorali italiani, abbiamo l’ingenuità di sperare che inizi un nuovo percorso. Lungo, intendiamoci (il pacco Mes è già confezionato, quello degli eurobond deve passare da 27 Parlamenti…), e complicato, ma finalmente storico.

Come tutti i prestiti, gli eurobond hanno bisogno di una copertura retrostante, e gli Stati hanno solo tasse da offrire in cambio (noi anche il Colosseo, ma insomma…). E cedere quote di fiscalità è proprio il rovesciamento delle sovranità nazionali, quasi la loro negazione. Dai tempi della Magna Carta si parla di fisco come simbolo della sovranità.

Fosse vero, insomma. Ma non diciamolo ai nostri eroi che tanto amano il nostro Paese da volerlo solo ed isolato, e fiero di non chiedere aiuto a nessuno. Neppure Orban è tanto nazionalista da rinunciare ai finanziamenti di Bruxelles. Non diciamogli comunque che stanno dando una mano al disperato bisogno di europeismo di cui abbiamo bisogno.  Lenin riconosceva che anche gli idioti sono utili.

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