Capro espiatorioI religiosi che accusano la comunità Lgbt di essere la causa della pandemia

Alcuni prelati, predicatori, rabbini, imam sono tornati a indicare l’omosessualità come ragione dell’attuale castigo divino. Un’interpretazione letteralista del racconto biblico della distruzione di Sodoma

Jure MAKOVEC / AFP

Mentre aumenta la conta dei contagi da Covid-19 in tutto il mondo, s’intensificano progressivamente le dichiarazioni di esponenti di varie religioni (soprattutto delle tre principali monoteiste: cristianesimo, ebraismo, islam), che ravvisano nell’attuale pandemia un segno della “collera di Dio” e un suo “castigo” per le colpe dell’uomo. Valutazione, in realtà, antica, che si è imposta ciclicamente in concomitanza di epidemie, carestie e guerre (la famosa triade delle litanie maggiori pestis, fames, bellum) ma anche di calamità come terremoti e alluvioni. Nel bisogno di concretizzare una tale visione del Dio irato per le colpe umane e offrire un capro espiatorio, su cui scaricare la paura comune, sono state individuate di volta in volta gruppi unitari di persone percepiti come altri o perché categorizzati tra etnie, religioni, mestieri considerati di per sé ignominiosi o perché identificati con determinati comportamenti e atti. Il tutto nell’ottica della colpevolizzazione della vittima.

Non meraviglia dunque che prelati, predicatori, rabbini, imam siano tornati a indicare l’omosessualità e le istanze rivendicative delle persone Lgbti come causa dell’attuale castigo divino, cioè il Covid-19, forti di un’interpretazione letteralista e tradizionale del racconto biblico della distruzione di Sodoma o di quello consimile coranico della pioggia di pietre sulla città di Lūṭ (Lot).

Non sembra essere dunque cambiato molto dai tempi dell’imperatore Giustiniano, che nelle Novellae Constitutiones parlava di «diaboliche e sconvenienti turpitudini», a causa delle quali «avvengono carestie, terremoti e pestilenze», o di papa Pio V che nella Cum primum tuonava contro l’esecrabile vizio libidinoso contro natura, tra le «colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze».

In area cattolica il primo a segnalarsi, sia pur con circonlocuzioni, è stato il cardinale tradizionalista antibergogliano Raymond Leo Burke, che, il 21 marzo, ha indicato «l’attacco pervasivo all’integrità della sessualità umana, alla nostra identità di uomo o donna, con la pretesa di definire per noi stessi, spesso impiegando mezzi violenti, un’identità sessuale diversa da quella che ci è stata data da Dio» tra i «peccati attuali» che, con quello originale, sono causa di «grandi mali come la pestilenza».

Il tema della tutela dell’identità di genere quale aberrazione umana in riferimento a bambini e bambine transgender è stato riaffrontato, il giorno dopo, dal vescovo messicano di Cuernavaca Ramón Castro Castro che, durante l’omelia domenicale, ha detto: «Un bambino vuole essere una bambina e una bambina vuole essere un bambino. Certamente Dio dice: “Ehi, dove stanno andando i bambini? Un attimo, un attimo. Io sono il loro padre, li amo, sono misericordioso e stanno precipitando in un abisso”. E sta gridando e ci dice di prenderci cura dei bambini». Ha quindi aggiunto: «La pandemia di Covid-19 è un grido di Dio all’umanità di fronte al disordine sociale, all’aborto, alla violenza, alla corruzione, all’eutanasia e all’omosessualità»

E se il primo marzo a Breslavia il salesiano polacco Leonard Wilczyński aveva tuonato durante la messa domenicale contro «i cinesi sporchi che mangiano pipistrelli e feti morti» per poi definire il coronavirus una punizione divina per l’omosessualità e l’aborto, il 30 è stata la volta dell’ex nunzio apostolico negli Usa Carlo Maria Viganò, autore del famigerato dossier contro la presunta lobby gay vaticana e fiero oppositore di Bergoglio. In un’intervista a The Remnant il presule ha parlato della pandemia come flagello divino per punire i peccati dei singoli, tra cui «l’orrore del cosiddetto matrimonio omosessuale, la celebrazione della sodomia e delle peggiori perversioni, la pornografia», e i peccati delle nazioni, che «impongono ai sudditi di accettare leggi contrarie alla morale naturale e alla fede cattolica, quali il riconoscimento di diritti all’aborto, all’eutanasia e alla sodomia».

E proprio negli Stati Uniti si sono registrati i primi e più violenti attacchi contro le persone Lgbti da parte di esponenti del protestantesimo evangelicale. Oltre quattro settimane fa Steven Andrew, pastore dell’Usa Christian Church, ha proclamato marzo «il mese del pentimento per il peccato Lgbt» e, rilevando come «l’amore di Dio mostri che è urgente pentirsi, perché la Bibbia insegna che gli omosessuali perdono la propria anima e Dio distrugge le società Lgbt», ha aggiunto che solo ricacciando una «tale ignominia noi salveremo le nostre vite e la nazione e ci proteggeremo dal coronavirus».

Ma nel Paese, che è invece diventato nelle settimane succesive il primo al mondo per numero contagi, si va dal telepredicatore Earl Walker Jackson, fondatore di Exodus Faith Ministries, che ha definito il «movimento omosessuale l’omovirus per la famiglia», al vescovo della Church of God Perry Stone, che ai fedeli della sua comunità di Cleveland nel Tennessee ha detto di aver «udito sensibilmente le parole di una voce maschile che parlava e credo che fosse lo Spirito Santo» e di aver appreso che il «coronanvirus è un castigo di Dio per l’aborto e il matrimonio gay». 

Per non parlare dell’influente Ralph Drollinger, fondatore di Capitol Ministries e guida del gruppo di studio sulla Bibbia della Casa Bianca, cui partecipano ogni mercoledì, fra gli altri, il segretario di Stato Mike Pompeo, la segretaria dell’Istruzione Betsy DeVos, il segretario della Casa e dello Sviluppo urbano Ben Carson e il segretario della Salute Alex Azar. Carson e Azar, in particolare, sono membri della White House coronavirus Task Force. Nel comunicato Is God Judging America Today?, pubblicato il 21 marzo, Drollinger ha definito la crisi sanitaria nazionale un atto del giudizio divino e, condannando tanto i fautori della «religione dell’ambientalismo» quanto coloro che hanno la «propensione verso il lesbismo e l’omosessualità», ha aggiunto che essi «si sono infiltrati in posizioni alte nel nostro governo, nel nostro sistema educativo, nei nostri media e nel nostro settore dell’intrattenimento» e «sono in gran parte responsabili della conseguente ira di Dio sulla nostra nazione».

Le prese di posizione degli evangelicali statunitensi si ritrovano in altre parti del mondo come, ad esempio, in Sudafrica, dove il controverso pastore Oscar Bougardt ha scritto su Facebook il 26 marzo: «Secondo me questa pestilenza chiamata Covid-19 è l’ira di Dio su questo mondo malvagio. I nostri governi sono malvagi, disturbano l’ordine di Dio consentendo e legalizzando i matrimoni dello stesso sesso e l’omosessualità».

Non va meglio in area ortodossa, dove il patriarca Filarete di Kiev, capo della Chiesa ortodossa ucraina, ha definito «i matrimoni omosessuali causa del coronavirus». Mentre Teodoro II, 118° papa della Chiesa ortodossa copta e patriarca d’Alessandria, ha posto un parallelismo tra l’aumento della diffusione pandemica e  «l’aumento di comportamenti moralmente sporchi come l’ateismo, l’omosessualità e i matrimoni tra persone dello stesso sesso».

Si è invece scagliato contro i Pride, in punizione dei quali si è diffuso il Covid-19, il rabbino sefardita israeliano Meir Mazuz, che ha dichiarato al quotidiano Israel Hayom: «La marcia dell’orgoglio è una parata contro la natura e, quando qualcuno va contro la natura, colui che ha creato la natura si vendica di lui».

In area islamica si sono soprattutto segnalati Amin Bonsu e Muqtadā al-Ṣadr. Il primo, che è presidente della Ghana Muslim Mission, la più importante organizzazione sunnita del Ghana, ha diramato il 25 marzo un comunicato in cinque punti in occasione della Giornata nazionale di preghiera e digiuno, indetta dal presidente Nana Akufo-Addo per domandare a «Dio di proteggere la nostra nazione e salvarci da questa pandemia».

Nel quarto punto viene affermato: «È importante per noi riconoscere i nostri peccati contro il mondo, in particolare gli atti più abominevoli come omosessualità, lesbismo, transgenderismo, distruzione di bacini idrici e foreste». Non senza sottendere un rapporto di causa-effetto tra osservanza complessiva delle cinque misure e fine della pandemia come rilevato nella conclusione: «Credo che queste misure ci porteranno misericordie di Allah e aiuti nella lotta contro la pandemia in Ghana e nel resto del mondo».

Muqtadā al-Ṣadr, invece, autorità spirituale dello sciismo iracheno, leader del Movimento Sadrista e guida dell’Esercito del Mahdi, ha lanciato il 28 marzo un tweet, intitolato Messaggi dal cielo, in cui definisce «castigo divino» la pandemia da Covid-19, rovesciatosi sull’umanità soprattutto a causa della «legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso». 

Ha poi aggiunto che la crisi sanitaria mondiale «può essere un atto di penitenza per la colpa commessa e per questo invito tutti i governi a eliminare questa legge immediatamente e senza alcuna esitazione».

Contro tali dichiarazioni di leader religiose si è scagliata Kate Dodson, vicepresidente per la Strategia sanitaria globale presso la United Nations Foundation, che ha dichiarato: «Idee dannose come questa perpetuano solo lo stigma. Durante questo periodo di intensa paura per il nuovo virus, è ancora più importante separare i fatti dalla finzione e rifiutare tutte le forme di stigmatizzazione».

Vincenzo Lagioia, che insegna Storia, società e famiglia all’Università di Bologna, ha ricordato a Linkiesta come «una Prammatica regia (Regno di Napoli) di fine XVI° secolo recitasse: “L’abominevole e nefando vitio sodomitico contro natura è uno dei principali delitti provocanti Nostro Signore Dio ad ira, per lo quale succedono sopra la terra fame, guerre, pestilenze, terremoti, e le Città con gli habitatori giusti et ingiusti egualmente vengono a perire”. Esistono abitatori giusti e ingiusti quindi. I sodomiti come i musulmani o gli ebrei, in epoca moderna e non solo, diventano categorie di peccato, di eresia e di crimine e, quindi, meritevoli di ira divina. Inchiodati alla loro detestabile pratica, condannati per il loro credo, rinchiusi in confinate zone cittadine per le loro origini.

Le carte processuali di epoca moderna riproducono narrazioni pesanti e afflittive sui soggetti e sulla loro intima coscienza. Oggi, dopo i percorsi illuminati della civiltà, pensavamo di esserne usciti, di aver arginato i poteri dei disciplinatori, laici e religiosi. Invece, quasi con la stessa virulenza del contagio, continuano a riprodurre linguaggi e azioni che inginocchiano l’individuo e lo avviliscono. I sodomiti, quelli di Dante, quelli dei processi, i provocatori di Dio, sembravano essere scomparsi. I ministri del sacro e alcuni accoliti secolari nei giorni del Covid-19 hanno avuto il demerito di riportarci a quei giorni oscuri della storia. Avrebbero potuto scrivere una pagina nuova, hanno perso l’opportunità oggi come allora».

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