Internet più equoL’Australia obbligherà Google e Facebook a pagare i media nazionali per utilizzare i contenuti

I giornali dovranno ricevere una parte delle entrate pubblicitarie che le piattaforme ricavano con i contenuti prodotti dagli editori

Facebook e Google saranno costretti a condividere le entrate pubblicitarie con le società di media australiane. È stato l’annuncio del ministro del Tesoro australiano, Josh Frydenberg, che ha spiegato inoltre come il governo abbia ordinato all’ente che si occupa della vigilanza sulla concorrenza del paese – ACCC – di produrre entro luglio un codice di condotta che obblighi piattaforme come Google e Facebook a pagare gli editori per i contenuti che prendono dai siti di notizie.

Il tesoriere Josh Frydenberg ha detto che la mossa arriva dopo che i colloqui con Facebook e Alphabet (a cui fa capo Google) non sono riusciti a produrre un codice volontario per moderare la stretta che le grandi piattaforme hanno sul mondo pubblicitario.

«Comprendiamo la sfida che dobbiamo affrontare, questa è una grande montagna da scalare», ha detto Frydenberg ai giornalisti. «Queste sono grandi aziende con cui abbiamo a che fare, ma c’è anche molto in gioco, quindi siamo pronti per questa lotta».

Frydenberg ha affermato anche che il codice obbligatorio includerà la condivisione dei dati, la classificazione e la visualizzazione dei contenuti delle notizie e la condivisione delle entrate generate dalle notizie.

Il mercato pubblicitario online dell’Australia vale circa 9 miliardi di dollari all’anno ed è cresciuto di oltre otto volte dal 2005. Per ogni cento dollari spesi in pubblicità online in Australia, esclusi gli annunci, quasi un terzo va a Google e Facebook.

La mossa del governo australiano arriva a margine delle prime avvisaglie dovute al coronavirus. La pandemia sta colpendo duramente il business dei media in Australia,  al punto che la scorsa settimana il governo federale ha presentato un pacchetto di supporto per le imprese dei media locali, tra cui spunta la rinuncia per 12 mesi alle tasse sulla licenza per le emittenti televisive e radiofoniche commerciali e un programma di raccolta di notizie da 50 milioni di dollari di interesse pubblico.

Paul Fletcher, ministro australiano per la Comunicazione, ha sottolineato l’urgenza di una regolamentazione in un momento simile: «A causa del Covid-19 i media stanno affrontando una pressione finanziaria che ha portato a una forte flessione delle entrate pubblicitarie in tutto il settore. Le piattaforme digitali devono fare di più per migliorare la trasparenza delle loro operazioni nei confronti dei media, poiché hanno un impatto significativo sulla capacità dei media di costruire e mantenere un pubblico e di ottenere risorse dai contenuti che producono».

Il codice al quale l’Accc stava già lavorando, naufragato per volere delle due big,  prevedeva la remunerazione dei siti di news su base volontaria, e che Google e Facebook si accordassero con gli editori su quanto pagare per i contenuti presi dai siti di news.

Un lavoro frutto di un’inchiesta del 2019 della ACCC sul ruolo svolto da piattaforme e social network in Australia, che aveva rilevato come Google e Facebook ottenessero la maggior parte dei profitti dalla pubblicità online, nonostante molti dei contenuti che pubblicavano provenissero da siti di notizie.

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