Segnali di ripresaSorpresa, gli italiani sono tornati a prenotare su Airbnb

Il clima è più dolce, le giornate si allungano, c’è sempre il sole: nessuno ha davvero rinunciato all’idea di andare in vacanza, e i dati dei siti per affittare case per l’estate lo confermano. Per ora ci si concentra su ville isolate, ma a breve tutto il settore potrebbe vedere il ritorno dei clienti, soprattutto se le località turistiche metteranno un tetto agli arrivi

Lionel BONAVENTURE / AFP

Qualcosa si muove sul fronte del home sharing. A dirlo è la piattaforma per gli affitti brevi Airbnb, che registra un trend in crescita di ricerche e visite sul sito per cercare un appartamento per l’estate. Dopo Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Svezia e Svizzera, che secondo l’amministratore delegato di Airbnb, Brian Chesky, hanno aumento le prenotazioni, anche l’Italia mostra timidi ma importanti segnali di ripresa.

«L’epidemia ha avuto un impatto dirompente sul turismo. Dopo un periodo molto difficile però, nelle ultime settimane iniziamo finalmente a vedere i primi segnali di ripresa: si avvicina l’estate e gli Italiani hanno comunque il desiderio di iniziare a pensare alle vacanze» spiega Giacomo Trovato, country manager di Airbnb per l’Italia.

«Anche se in termini di prenotazioni non registriamo ancora un netto miglioramento, stiamo assistendo a un notevole incremento delle ricerche sulla nostra piattaforma. Le ricerche online sono per molti un primo assaggio di vacanza». I primi dati mostrano come al momento l’80 per cento delle ricerche degli italiani si concentra sul breve e medio periodo, in particolare da metà giugno a fine agosto.

«Siamo tutti consapevoli che questa sarà un’estate caratterizzata dall’incertezza ed è per questo che stiamo lavorando per mettere i nostri ospiti nella condizione di poter comunque pianificare con tranquillità la propria vacanza: il 70 per cento dei nostri host offre la possibilità di un rimborso completo anche se la cancellazione avviene a pochissimi giorni dalla partenza» aggiunge Trovato.

Quanto all’identikit dei viaggiatori, è già possibile definire chi ha mostrato i maggiori interessi per una vacanza, anche breve che sia. Nel 30 per cento dei casi si tratta di coppie. Leggermente superiore è invece la percentuale di ricerche per 3 o 4 ospiti, verosimilmente famiglie.

Senza contare chi usa la piattaforma per motivi di lavoro. «Dall’inizio della Fase due abbiamo registrato un numero crescente di prenotazioni per una persona che avvengono nella stessa città di residenza, a testimonianza del fatto che sono in molti a ricorrere alla piattaforma per motivi di lavoro o, nel caso di personale sanitario, per autoisolarsi dalla propria famiglia» afferma il country manager di Airbnb.

Per quel che riguarda le mete più ricercate in questi primi giorni della Fase due, la tendenza è quella che si osserva di solito in questo periodo dell’anno. Anche se l’intesse per le grandi città, se pur con qualche ritardo, rimane comunque vivo.

«Stiamo parlando di prenotazioni per il futuro, assolutamente non per quest’estate, almeno per le grandi città» chiosa Gianni Facchini, presidente di Host+Host, il network nazionale delle associazioni che si occupano di home sharing in Italia. «Parlando con gli host e con coloro che gestiscono le piattaforme di viaggi, è emerso che negli ultimi giorni c’è stato un lieve aumento delle prenotazioni, ma principalmente per il periodo che va da fine settembre a metà ottobre».

Mentre, come era possibile prevedere, le ricerche per i prossimi mesi si concentrano su Toscana, Sicilia e Trentino Alto Adige. Zone sia di mare sia di montagna accomunate da un fattore: il tipo di struttura richiesta dai viaggiatori.

«È interessante evidenziare alcuni trend sulla tipologia di struttura scelta e sui servizi richiesti dai viaggiatori: le ville indipendenti sono in assoluto le più ricercate e la piscina ha superato il wi-fi nella classifica dei servizi più richiesti. Ci aspetta un’estate sicuramente meno itinerante delle precedenti, dove l’aspetto sociale sarà riservato principalmente alla propria famiglia o a gruppi ristretti. La casa diventa in un certo senso la vera destinazione del viaggio» continua Trovato.

Nonostante lo choc che ha scosso la società, costretta a licenziare il 25 per cento dei suoi dipendenti (1.900 persone su 7.500), Airbnb sta cercando nuove vie per mantenere attivo il network in Italia.

Il nostro Paese rappresenta il terzo mercato al mondo dopo Usa e Francia per numero di annunci (circa 400mila nel 2019) e nel 2018 almeno 9 milioni di persone hanno scelto la piattaforma per soggiornare in Italia (23 milioni se si conta il triennio 2016-2018). Un giro di affari che nel 2016, ultimi dati disponibili, ha portato il guadagno complessivo degli host italiani a 621 milioni di euro.

«Per supportare gli host che stanno vivendo un momento di difficoltà abbiamo istituito due fondi: il primo, di 250 milioni di dollari, è stato pensato per dare un contributo economico ai padroni di casa che hanno dovuto sostenere le spese di rimborso dovute ai viaggiatori che hanno cancellato un viaggio a causa dell’epidemia; il secondo è un fondo di soccorso di 10 milioni di dollari dedicato a superhost (afffituari esperti che offrono soggiorni eccellenti) e host di Esperienze in difficoltà nel pagare affitti e mutui» dice Trovato.

Un pacchetto di sostegni che si unisce alle linee guida anticipate agli host, i quali di conseguenza stanno cercando di adeguarsi. «La necessità di avere un buco di 24 ore tra un arrivo e una partenza è tra i presupposti, oltre all’igienizzazione degli spazi, che deve seguire un host. Da parte nostra c’è la piena apertura, anzi abbiamo costituito un comitato per discutere su quelle che devono essere le misure di sicurezza da attuare per riprendere al più presto l’attività» conclude il presidente di Host+Host.

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