La fallacia del pensiero sovranistaCosì la destra tedesca ha svelato il bluff dell’antieuropeismo italiano

L’ansia per la decisione della Corte di Karlsruhe sugli acquisti della Bce, che ci tengono a galla sui mercati, è solo l’ultima dimostrazione di quanto sia contraddittorio il tentativo di fare i nazionalisti con i soldi degli altri

Afp

L’ansia per la decisione della Corte costituzionale tedesca – sollecitata dai sovranisti locali a pronunciarsi sulla compatibilità del Quantitative easing della Bce, di cui siamo tra i principali beneficiari, con l’ordinamento nazionale – è solo l’ultima dimostrazione di quanto sia disperato, e contraddittorio, il tentativo dei populisti italiani di fare i sovranisti con i soldi degli altri.

«Solo a Fratelli d’Italia sembra inaccettabile che le sorti dell’Italia e dell’intera Europa siano decise in totale autonomia dalla Germania attraverso la sua Corte Costituzionale?», si domanda ad esempio Giorgia Meloni. Ma dovrebbe domandarlo ai sovranisti tedeschi che hanno presentato il ricorso, in nome del primato della Costituzione tedesca sulle scelte dei burocrati di Bruxelles e dei banchieri di Francoforte, fino a ieri assai poco gradite a Fratelli d’Italia e alla Lega. Almeno a parole.

Come dimenticare del resto il tonitruante discorso in cui Matteo Salvini, il 22 aprile, aveva scandito: «Né con Pechino, né con Berlino, ma con gli italiani. Emissioni di Btp “Orgoglio italiano”, garantiti da Bce». Che è un po’ come il figlio che per orgoglio decide di andare a vivere da solo, ma pretende che la mamma gli paghi l’affitto.

O l’indignazione di Roberto Calderoli, che lunedì scorso se l’era presa con la Germania, cui sarebbe andato ben il 52 per cento di tutti gli aiuti sbloccati dall’Ue, con immancabile evocazione del Terzo Reich. Complice, va detto, anche un titolo piuttosto equivoco del Sole 24 ore («Alla Germania 1.000 miliardi di aiuti Ue su 1.900»).

Mentre la novità era semplicemente l’allentamento dei vincoli europei agli aiuti di stato, cioè esattamente quello che i sovranisti di tutti i paesi, compresa l’Italia, hanno sempre predicato. Con l’ovvia conseguenza che gli Stati con più soldi a disposizione, come la Germania, spendono di più (riassumendo: la Germania non ha «preso» un bel nulla, ha semplicemente potuto spendere i soldi che aveva già).

Il che pone naturalmente un problema gigantesco, per i paesi che hanno meno margini di manovra, come l’Italia, e che rischiano dunque di venire stritolati da una concorrenza resa ancora più forte da una simile disparità. Ma si tratta, per l’appunto, del problema opposto a quello da sempre denunciato dai sovranisti.

In altre parole, il nostro problema non è l’Europa che pretende di mettere il naso nei nostri bilanci, come in tanti insistono a dire, ma semmai l’Europa che non ci consente di mettere un po’ di più il naso nei bilanci degli altri paesi membri. Per dirla ancora più semplice: siamo noi che abbiamo bisogno di loro.

E continuare a raccontare il contrario all’opinione pubblica, rappresentando un’Italia seduta su una montagna di miliardi cui solo la prepotenza tedesca e olandese impedirebbe di spenderli, non è solo falso, è pericoloso. Perché a forza di sentirselo ripetere – non solo da Lega e Fratelli d’Italia – gli italiani finiranno per crederci, e per trarne le ovvie conseguenze, sposando le folli teorie dei sostenitori dell’Italexit.

Sempre che a una simile conclusione non si giunga ancora prima, e indipendentemente dalle nostre decisioni, come autonomo e non disinteressato omaggio dei diversi sovranismi europei, o quanto meno come effetto indiretto delle loro decisioni.

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