NewsletterLo spiegone semplice per sapere cosa accadrà questa settimana in Europa

La decisione della corte federale tedesca, l’Eurogruppo, il vertice sui Balcani, l’incontro tra i ministri per rendere le app sui contagi simili tra loro, la previsione di Gentiloni sull’economia dell’eurozona e i migliori articoli europei usciti in settimana

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Bundesverfassungsgericht. No, non siete capitati nella newsletter settimanale di “tedesca”. E no, non è un refuso. Questa parola vuol dire Corte costituzionale in tedesco ed è la notizia del giorno. Perché oggi la Consulta della Repubblica Federale di Germania ha stabilito (7 voti a favore, 1 contrario) che l’acquisto massiccio di titoli di Stato voluto da Draghi dal 2015 al 2018 (il quantitative easing) è legale ma la Banca centrale europea ha usato questo potere in modo sproporzionato andando al di là di quanto prevedono i trattati.

E a noi che ci frega di quello che decidono a Karlsruhe? Molto, perché la Corte costituzionale tedesca ha stabilito che il piano Bce non è stato un aiuto diretto di Stato, ma dà un ultimatum di tre mesi all’Eurotower per avere una dimostrazione comprensibile e comprovata che i 2600 miliardi spesi per comprare i titoli di Stato siano stati necessari. Tradotto: la Bce deve chiarire che non sta facendo politica economica, andando oltre i suoi poteri. Se non ci sarà risposta la Bundesbank, la banca centrale tedesca, si ritirerà dal piano di acquisti.

Non stiamo capendo. Facciamola ancora più semplice. La corte tedesca mette dei paletti alla Bce e ne discute la sua indipendenza. Fin quando fa politica monetaria va bene, se fa politica economica no. Ma chi decide il confine? Questo è un bel problema perché la decisione avrà degli effetti pesanti indirettamente anche sul piano di 750 miliardi che la Bce ha lanciato  a marzo per acquistare i titoli di Stato dei Paesi Ue: il Pandemic Emergency Purchase Programme. Per capirci il piano che permette all’Italia di poter vendere i suoi titoli di Stato senza essere strozzati dal mercato in questa crisi.

Ma scusa, stamattina i media italiani titolavano sì al Qe senza paletti. Ma i giornali tedeschi no. Con questa decisione la Corte chiede al governo tedesco di rivedere il meccanismo di acquisti di titoli di Stato della Bce. Siccome il Pepp da 750 miliardi è un incrocio tra il Quantitative easing e un acquisto illimitato di titoli (Omt per i nerd economici), questo implica che la Bce dovrà fare un bazooka più piccolo. Insomma la Corte costituzionale ha parlato alla nuora Qe perché la suocera Pepp intendesse.

Cosa succede ora. La Germania è il Paese membro più ricco dell’Eurozona e la sua banca centrale è quella che ha più denaro nella Bce. Quindi questa decisione avrà un seguito. Il Consiglio direttivo dell’Eurotower (un tavolone dove partecipano tutti i presidenti delle banche centrali con la super presidente Christine Lagarde) dovà dimostrare in modo comprensibile e comprovato comprovato che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal piano del Qe siano stati proprozionati coi suoi poteri.

Cosa cambia per l’Italia. Per ora poco ma nelle prossime settimane bisognerà trovare una soluzione per non arrivare a uno scontro con la corte tedesca. Parliamo di uno scontro ambiguo tra due enti indipendenti. Sicuramente bisognerà almeno rivedere lo sforamento del capital key che ha fatto la Bce. Ma non è certo.

Che vuol dire capital key. Un’altra parolaccia economica. Si tratta della quota massima di debito di uno Stato che può comprare ogni mese la Bce in base alla quota di capitale (soldi, soldi, soldi cit.) che ogni Paese ha versato nella Bce. Un limite che in teoria l’Eurotower non potrebbe superare. Prima del coronavirus per ogni 100 milioni di euro in titoli di Stati, la Bce comprava 27 milioni di euro in Bund tedeschi, 19 milioni in Oat francesi e 14 milioni in Btp italiani e così via. Mentre solo a marzo la Bce ha comprato 12 miliardi di titoli di Stato italiani e solo 2 miliardi in Bund.

L’altro evento del giorno. In queste ore i 27 ministri della telecomunicazione europei stanno cercando di capire come rendere interoperabili in tutta Europa le app per tracciare la diffusione dei contagiati da covid-19. Un problema che già si è posto perché i sistemi operativi che stanno creando Francia e Germania sono al momento incompatibili.

Cosa vuol dire interoperabili. Vuol dire consentire alle app progettate dagli Stati Ue di poter continuare a tracciare i contatti anche se i cittadini attraversano il confine per vacanza (“questo io non creto”, almeno per molto tempo) o lavoro. Se tutte le app sono simili tra loro  sarà più facile permettere gli spostamenti.

Ma Gentiloni che fine ha fatto? Rivedremo il Commissario all’Economia mercoledì 6 maggio alle 11 quando presenterà le nuove previsioni economiche della Commissione europea sull’eurozona. Spolier: non saranno buone notizie.

Altri eventi in settimana? Sì, sempre mercoledì 6 maggio ci sarà un vertice tra i leader europei e i Balcani occidentali per rafforzare la loro cooperazione e capire come affrontare la pandemia. L’evento lo ha voluto fortemente il premier croato Andrej Plenković, che guarda caso è il presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea. Tra i suoi poteri ha anche quello di scegliere degli incontri come questo per portare avanti dei dossier. Questo summit è un modo per celebrare lo storico vertice di Zagabria nel 2000 in cui l’Ue disse a Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Macedonia e Jugoslavia (sì non si erano ancora divise in Serbia e Montenegro) che sarebbero stati potenziali candidati all’ingresso nell’Ue. Dopo 20 anni è entrata solo la Croazia.

Perché l’incontro è importante. Perché è un messaggio politico mandato dalla Croazia agli altri Paesi dei Balcani che non fanno parte dell’Unione europea: non siete soli, non andate nelle braccia di Russia e Cina e soprattutto pazientate perché un giorno la vostra domanda di ammissione all’Ue sarà accolta. Per essere più convincenti l’Ue darà 3 miliardi ai Paesi balcanici per affrontare la pandemia.

Funzionerà? Non è detto. Per esempio la Serbia da anni gioca in bilico tra Bruxelles, Pechino, Mosca e Washington. La sua politica estera si può riassumere nel tentativo di essere allo stesso tempo parente dell’Unione europea, amica degli Stati Uniti, sorella della Cina e figlia della Russia.

Il video della settimana riprende il premier olandese Mark Rutte mentre visita un impianto di trattamento dei rifiuti a L’Aia. Un lavoratore dello stabilimento gli grida da lontano: «Per favore, non dare i soldi agli italiani e agli spagnoli». Invece di glissare, a Rutte scatta l’istinto del politico di quartiere e risponde «No, no, no. Me ne ricorderò».

A parte l’offesa, perché ci interessa? Perché venerdì ci sarà una riunione informale dell’Eurogruppo, l’organo che riunisce i ministri delle Finanze dei Paesi che hanno la moneta unica. Lì si cercherà un accordo di base per stabilire come funzionerà il recovery fund. in attesa del piano che dovrà presentare la Commissione europea. Il problema è che si discuterà anche del Meccanismo europeo di stabilità. Sì, ancora lui.

Ma quando arriva il Mes? Se ci sarà un accordo sui dettagli si potrà rendere subito operativa la linea di credito senza condizioni per le spese sanitarie. Tradotto, potenzialmente 36 miliardi per l’Italia. Ma la frase di Rutte non fa presagire nulla di buono, proprio quando in Italia sono finite le polemiche sul Mes tipo Spectre di James Bond.

Non iniziamo con gli olandesi che sono brutti e cattivi. Macché, anzi. Abbiamo pure aperto oggi la home page di Europea con un articolo in cui spieghiamo come copiare il modello olandese delle bici in città per sopravvivere alla fase 2. Non siamo noi, è il ministro della finanze olandese (qui per capire chi è. Sì, ha studiato a Roma) che ha scritto al suo Parlamento una lettera con cinque punti che intende rispettare all’Eurogruppo.

Cosa c’è scritto in cinque punti. Li ha riassunti l’Huffington Post. Vi diciamo i tre più importanti. Primo, la linea di credito dovrà essere disponibile solo per la durata della crisi. (E vai a capire quanto duerà davvero). Secondo, il Paese che sottoscrive il prestito dovrà firmare un «memorandum in cui si impegna a utilizzare la linea di credito per sostegno al finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, guarigione e i costi relativi alla prevenzione a seguito della crisi Covid-19».Tradotto spese sanitarie. Ma il confine è labile. Terzo, Hoekstra chiede che le procedure per la concessione di finanziamenti da parte del Mes siano adeguatamente monitorate.

Ma scusa l’Eurogruppo non ha già deciso che il Mes non deve avere condizionalità? Sì e anche il Consiglio europeo, ma il diavolo si nasconde nei dettagli e fin quando il Mes non preparerà il contratto nero su bianco per ogni stato non avremo certezza. Però chiariamo una cosa: è la dichiarazione di intenti del ministro olandese, non la Bibbia. Non si può tornare indietro rispetto a quanto già deciso. Quindi se gli altri ministri faranno fronte comune un Mes più stringente non passerà. Vi terremo aggiornati.

Il podcast della settimana. Durante il lockdown, l’utilità della moneta comune europea è stata nuovamente messa in discussione da diversi partiti di estrema destra. La puntata numero 5 della serie podcast, Explique-moi l’Europe (“Spiegami l’Europa”), fa chiarezza su alcune domande basilari legate all’Euro: perché è stato creato? Quali sono i criteri per far parte dell’Eurozona? E soprattutto: qual è il suo futuro?

Commissione europea

La foto della settimana. È il mosaico delle facce dei leader politici, vertici delle organizzazioni sanitarie e associazioni benefiche che hanno partecipato al Coronavirus Global Response, la maratona di raccolta fondi della Commissione europea per trovare  diagnosi, trattamenti e vaccini per curare il Covid-19. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen come una conduttrice di Telethon per 2 ore e 59 minuti ha presentato i leader e le personalità più importanti che hanno mandato un breve messaggio.

Com’è andata. Molto bene. L’obiettivo minimo era raccogliere 7,5 miliardi di euro. In poche ore ne hanno raccolti 7,4 miliardi. Cento milioni di euro li possiamo abbonare. Anche perché 4 miliardi sono arrivati da Unione europea e Stati membri.

Quanto ha messo l’Italia. In tutto 140 milioni ma spalmati in più anni e a più organizzazioni. I più importanti sono i dieci milioni di euro alla Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) per accelerare la ricerca per un vaccino. Poi altri dieci milioni di euro all’Organizzazione mondiale della sanità, per sostenere i Paesi più vulnerabili nella risposta al Covid-19, mezzo milione di euro al Fondo globale per il meccanismo di risposta al Covid-19 e 120 milioni di euro nei prossimi 5 anni all’alleanza Gavi per l’immunizzazione globale dal Covid. Almeno questo è quello che ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Dicci qual è la fregatura. No, dai non siate malfidati. E va bene: il problema è che molti di questi fondi erano già stati stanziati. Poi pesano le assenze di Stati Uniti e Cina. Anche perché il vero motivo di questa maratona per il vaccino è evitare che Washington, Pechino o altri Paesi cerchino da soli la cura e la trovino per primi, impedendo agli altri Stati del mondo di accedervi subito. Ma aspettate, intanto è stato mandato un messaggio politico e altri doneranno. (Qui per dare il proprio contributo).

Continentale. Su Publico su come la pandemia dà una forte spinta al nazionalismo. Dai discorsi dei politici agli appelli alla popolazione, fino agli spot pubblicitari. È successo altre volte nella storia, per esempio nel caso dell’influenza spagnola.

Su El Pais come la grafica e il visual journalism stanno cambiando la comunicazione. Un nuovo modello narrativo per spiegare a tutti in modo immediato il coronavirus.

Su Le Monde come i macronisti e la sinistra usano una stessa parola, “coronabond”, per indicare due idee molto diverse. Ovvero come usare quei soldi e chi si dovrebbe indebitare.

Su Le Figaro come nel nostro mondo la salute abbia preso il posto dell’etica poiché la buona vita equivale alla vita sana. La pandemia non fa altro che rafforzare l’egemonia della medicina nel nostro status mentale.

Sul Süddeutsche Zeitung sul perché ci si preoccupa più del parrucchiere che del musicista. Un ruolo importante per le nostre società. Invece gli stessi artisti sminuiscono il loro ruolo producendo contenuti gratuiti su Internet. Questo rafforza l’impressione che il loro lavoro sia un hobby e li relega a uno status di mendicante, che si pensava superato.

Sul Faz la storia del biochimico Rolf Hilgenfeld che ha studiato i coronavirus per decenni, preso in giro dai colleghi, lo intimavano a dedicarsi a ricerche più importanti. Ora la sua attività di ricerca potrebbe essere la base per la creazione di un farmaco contro il covid-19.

Sul De Telegraaf il discorso del Rre Willem Alexander per il Giorno della Memoria ai caduti e della Liberazione. Il 4 maggio è un giorno molto importante per gli olandesi.

Insulare. Sul Guardian due articoli interessanti. Il primo sui passaporti sanitari per poter tornare a lavorare e vivere in sicurezza, ma come prima. Il governo sta pensando a una combinazione di test sul covid e riconoscimento facciale. Il secondo articolo ci serve per tirare un sospiro di sollievo. Anche nel Regno Unito hanno problemi con il fantomatico comitato tecnico scientifico che decide al posto della politica. I nomi dei 23 membri del Scientific Advisory Group for Emergencies (Sage) sono rimasti segreti, fino a che il Guardian non li ha svelati. Un ragionamento su come i modelli scientifici sono stime, non oracoli. Gli scienziati possono dire ai politici le condizioni in cui è probabile che i loro modelli funzionino, ma non sono responsabili della creazione di tali condizioni.

Ah, abbiamo lanciato una nuova rubrica. Si chiama “Scrittori d’Europa” (sì il nome non è originale, ma rende l’idea). Ogni settimana segnaliamo i più originali scrittori di successo in Europa, ma poco conosciuti in Italia. Abbiamo iniziato con Annet Schaap, l’illustratrice olandese che parla ai bambini come fossero adulti.

Calendario. L’agenda degli eventi della settimana seguente a livello europeo. Ci sono tutti, ma proprio tutti.

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