Il gioco di AngelaEcco perché la Germania dovrebbe augurarsi di ricevere la procedura d’infrazione

La Commissione europea darebbe al governo tedesco la giustificazione per introdurre una proposta di riforma della Costituzione tedesca che garantisca nero su bianco e in modo inequivocabile il primato del diritto comunitario in tutti i campi. Ed evitare nuove sentenze problematiche

Afp

È passata una settimana dalla sentenza della Corte costituzionale tedesca sull’acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea e tutti quelli che avrebbero dovuto parlare in pubblico per minimizzare il caso hanno provato a farlo, senza successo. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha detto che le «le misure straordinarie messe in atto dalla Banca centrale europea sono state necessarie a supportare l’economia della zona euro». 

La presidente della Bce Christine Lagarde ha chiarito che «la sua è un’istituzione indipendente che risponde al Parlamento europeo e continuerà in modo «imperterrito» a fare tutto il necessario per adempiere al suo mandato. «I giudici nazionali sono obbligati a garantire la piena efficacia del diritto dell’Unione», ha spiegato in una nota stampa la Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Dopo cinque giorni è intervenuta anche Ursula von der Leyen: «Le sentenze della Corte di giustizia europea sono vincolanti per tutti i tribunali nazionali. L’ultima parola sul diritto dell’Unione europea è sempre pronunciata in Lussemburgo. Da nessun altra parte».

Ma se tutti quelli che dovevano parlare hanno parlato chiarendo che il diritto comunitario è superiore a quello nazionale perché la presidente della Commissione europea dopo cinque giorni, un’infinità nei tempi della politica, minaccia di attivare una procedura d’infrazione contro la Germania? 

Forse perché il problema è politico più che giuridico. Il filosofo Montesquieu lo ha spiegato nel 1748 con un concetto semplice nel suo “Lo spirito delle leggi”: esistono tre poteri distinti tra loro: esecutivo, legislativo e giudiziario. E nessuno può sopraffare l’altro, in una democrazia. Ma insieme tramite un sistema di pesi e contrappesi, possono bilanciarsi. 

Quindi nel breve periodo il governo della Cancelliera Merkel (potere esecutivo) non può far nulla per costringere la Corte di Karlsruhe ad agire come vorrebbe Bruxelles. E se la Banca centrale europea entro tre mesi non chiarirà di aver agito in modo proporzionato rispetto ai trattati, la Corte intimerà alla Bundesbank di vendere i titoli acquistati nell’ambito del programma di quantitative easing

Il problema non è la sopravvivenza del quantitative easing. La Banca centrale europea da anni ha prodotto centinaia di documenti in cui giustifica la necessità dell’intervento e da pochi giorni, come ha notato su twitter il giornalista di Bloomberg, Lorcan Roche Kelly, aggiunge la parola «proporzionato» nelle ultime affermazioni. 

Lunedì anche la Angela Merkel ha ammesso che quella della Corte tedesca è «una questione spinosa ma recuperabile» in videoconferenza a un evento del suo partito, la Cdu. Per la Cancelliera potrebbe bastare un chiarimento da parte della Banca centrale europea per far tornare tutto nella normalità delle cose. 

Non solo: «Dal punto di vista dell’ordinamento europeo non c’è proprio da discutere. L’articolo 130 del Trattato sul funzionamento dell’Unione chiarisce espressamente che “né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o da organismi dell’Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo”. 

Anche se fosse sollecitata dal governo tedesco, la Banca centrale così come il sistema delle banche centrali che ha la responsabilità politica deve operare in piena autonomia dal punto di vista dell’ordinamento europeo», spiega Fabio Raspadori, professore di Diritto dell’Unione europea presso il Dipartimento di Scienze Politiche di Perugia. «Una soluzione potrebbe essere un’ordinanza della Corte di Karlsruhe in cui chiede una ulteriore pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea. Una volta ottenuta potrebbe ritenersi soddisfatta».

Una soluzione giuridica si potrebbe anche trovare. Ma sul tavolo rimangono due veri rischi incalcolabili. Primo, che la corte tedesca in qualsiasi altro momento possa mettere in dubbio l’imparzialità della Bce e la correttezza della Corte di Giustizia europea, visto che ha definito «incomprensibile» la sentenza del 2018 con cui la corte Ue aveva definito legale il quantitative easing. E nessuno può impedire di farlo di nuovo. 

Se non ci sarà un atto eclatante “di sottomissione” alle norme europee da parte di Karlsruhe, il rischio è che altre corti nazionali, inizino a contestare apertamente l’autorità dell’Unione europea. «Ricordo che due settimane fa la Corte costituzionale polacca ha pubblicato una sentenza importante in cui dice che l’Ue non ha il potere di valutare lo status dei giudici in Polonia», ha detto il vice ministro della Giustizia polacco Sebastian Kaleta 

«Allora, il portavoce della Commissione e una parte dei commissari hanno avuto l’ardire di affermare che il diritto comunitario è sovraordinato al diritto polacco e alla costituzione polacca. Sono curioso di vedere se la Commissione Ue commenterà allo stesso modo la sentenza della Corte costituzionale tedesca». 

Per questo non è così improbabile che la Commissione europea possa attivare davvero  la procedura d’infrazione contro la Germania. Tecnicamente possibile perché uno Stato membro può rendersi  responsabile anche per una  condotta dell’autorità giudiziaria. Anche se tecnicamente il Tribunale costituzionale non è qualificabile come autorità giudiziaria. 

Non sarebbe la prima volta. Ad aprile la Commissione europea avviò una procedura di infrazione contro la Polonia accusata di non garantire l’indipendenza e imparzialità dei giudici della Corte Suprema. Anche la Francia ha subito una procedura d’infrazione per la violazione del diritto comunitario da parte del Conseil d’Etat, il Consiglio di Stato. 

Certo per terminare una procedura d’infrazione ci vogliono anni e alla fine a pagare la multa sarebbe il governo tedesco e non certo la Corte costituzionale. Ma manderebbe un forte messaggio politico e Bruxelles darebbe al governo tedesco la giustificazione per introdurre una proposta di riforma della Costituzione tedesca che garantisca nero su bianco e in modo inequivocabile il primato del diritto comunitario e delle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Come insegna Montesquieu un potere non può agire da solo per limitare l’altro.